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Il requiem degli istituti musicali
Pochi soldi e precariato: i prof "occupano" il Conservatorio. Che adesso rischia la chiusura
I docenti del Conservatorio di Campobasso hanno contestato le ultime riforme che avranno gravi ripercussioni sul sistema dell’Alta formazione artistica e musicale. Nel caos normativo e con risorse risicate a disposizione, sono a rischio i posti di lavoro con un effetto domino drammatico: con meno corsi e insegnanti, diminuirebbero anche gli studenti. Sarebbe la fine per lo storico istituto di musica, ospitato in uno stabile fatiscente di proprietà della Provincia di Campobasso.


Campobasso. Cambiano i governi, ma la famosa frase pronunciata dal ministro Giulio Tremonti ‘con la cultura non si mangia’ resta attuale. Altrimenti non si spiegherebbe perché i Conservatori di musica italiani siano sull’orlo del baratro: fondi drasticamente ridotti nel tempo, mancato trasferimento dallo Stato agli enti locali di 5 milioni e mezzo, precariato dei docenti, caos normativo e riforme incompiute hanno affossato un settore fondamentale per il Paese del Nabucco e della Turandot. Un comparto in ‘rosso’ a livello finanziario, ma in attivo dal punto di vista degli iscritti: 87mila studenti in tutto il Paese,il 12% sono stranieri. La metà arriva dalla Cina per studiare musica in Italia. 650 gli allievi dell’istituto del capoluogo molisano.

Le ultime mazzate per i Conservatori, già penalizzati dalla riforma incompiuta con cui nel 1999 sono stati inglobati nell’Afam (l’Alta formazione artistica e musicale), sono stati il disegno di legge 322 di riordino del sistema (che ha introdotto gli istituti pareggiati e istituito i Politecnici) e il decreto 107, un’appendice della Buona Scuola.

Il ‘Perogolesi’ di Ancona ha chiuso, sono in sofferenza gli istituti musicali di Taranto, Catania e Reggio Emilia. Anche lo storico ‘Perosi’ di Campobasso è in apnea da tempo pur essendo l’unico conservatorio della regione. Per la legge dei grandi numeri avrebbe dovuto già chiudere. Il ‘Perosi’ resiste, o meglio prova a farlo: rischiano di affondarlo definitivamente le novità legislative, che si aggiungono al precariato dei docenti (alcuni hanno presentato ricorso) e alla struttura fatiscente in cui studenti e insegnati sono costretti a fare lezione. Per l’antico immobile di via Principe di Piemonte, considerato a rischio già dagli anni Ottanta, sarebbe necessario un investimento di 400mila euro per l’adeguamento sismico. Soldi che ovviamente la Provincia di Campobasso, proprietaria dello stabile, non possiede.


Per iniziare a fare ‘rumore’ oggi, 8 maggio, i professori hanno deciso di occupare simbolicamente il Conservatorio di Campobasso. In trincea alcuni nomi eccellenti, come i maestri Michele Gennarelli, Giovanni Caruso e Barbara Magnani.
«Il decreto 107 ha investito in pieno il comparto Afam perché - ha spiegato Giovanni Caruso - viene tolta la competenza dei corsi pre accademici al Conservatorio ridimensionandoli. Togliere questo pezzo di formazione vuole dire che coinvolgere in pieno il personale docente» e dunque provocherà «una sofferenza a livello locale dell’offerta formativa e perdita di posti di lavoro perché ci saranno meno ore da coprire». I docenti ‘senza cattedra’, già costretti ad affrontare il precariato a ‘tempo indeterminato’ saranno costretti a lasciare il ‘Perosi’ per trovare un impiego in altre istituzioni musicali. L’ulteriore ridimensionamento avrebbe un effetto domino devastante: meno corsi, meno docenti e meno studenti.

Alla politica i professori avanzano due richieste ben precise: «Chiediamo una discussione seria con gli addetti ai lavori e con i sindacati per una correzione della bozza attuale del decreto legge 322 sul riordino del sistema, ma prima bisogna risolvere il precariato prima che queste soluzioni vengano trovate. Altrimenti – incalza Caruso - rischiamo, nell’arco di due o tre anni, di coprire più del 50% (o addirittura il 60%) come docenti precari del settore senza alcuna tutela e senza dunque la possibilità di un riconoscimento del posto di lavoro.
Noi vogliamo difendere con i denti quello che abbiamo
».

Preoccupazioni condivise anche dal direttore del Conservatorio di Campobasso Lelio di Tullio: «Non c’è una filiera in grado di mantenere il sistema e non possiamo contare solo sui 30 studenti che ci potrà dare al massimo in un anno il Liceo Musicale che poi prevede solo otto strumenti, ma in un Conservatorio non si studiano solo otto strumenti». Oltre al sistema sbagliato, il taglio dei fondi è paradossale: «Per tutto il sistema dell’Afam si spende come l’Università di Bologna. Il sistema italiano – ha aggiunto amareggiato - ha una grande ricchezza, con tutte queste istituzioni che sono sparse sul territorio e hanno un valore intrinseco, perché ora devono essere chiuse?».
Il senatore del Pd Roberto Ruta, presente alla simbolica manifestazione di protesta del ‘Perosi’, si è impegnato a organizzare un incontro con il presidente della Commissione cultura di Palazzo Madama Andrea Marcucci, oltre a contattare il presidente della Provincia Antonio Battista per dare la possibilità al ‘Perosi’ di utilizzare l’auditorium della Città nella città di corso Bucci, chiuso da anni. Inoltre, si proporrà una mediazione anche con il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, che sarà a Campobasso l’11 maggio.
Nel frattempo la rivolta dei prof si sposterà a Roma, dove il 18 maggio si svolgerà una manifestazione unitaria. Una lotta dura per evitare il requiem dei Conservatori italiani.

(Pubblicato il 08/05/2017)

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