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Il giro del mondo in 11 mesi e senza soldi. Come? "Lavorando, senza fare i turisti. Per fortuna"
Dall’Europa al Sud Africa, passando per Australia, Nuova Zelanda, Canada, Stati Uniti e Sud America: un viaggio di undici mesi per conoscere il mondo quello di Angelo Napolitano, termolese 32enne, in compagnia della sua fidanzata Carla. "Abbiamo fatto i domestici nelle famiglie, abbiamo lavorato il sale, il vino e abbiamo conosciuto tanta gente che ora consideriamo come nostri amici. Viaggiate, apre la mente: tutto sembra diverso ma alla fine le dinamiche sociali sono le stesse ovunque".


di Elena Berchicci

Termoli. Il loro viaggio è «tante cose» come racconta Angelo Napolitano tentando di condensare in pochissime parole 11 mesi intorno al mondo. Perché pensare di raccontare in breve un viaggio nei cinque continenti, i chilometri macinati a piedi, in autobus, in autostop e in aereo, i lavori svolti ovunque sarebbe impossibile.
Non basterebbe un libro per descrivere i Paesi, i paesaggi, i popoli, le abitudini, la gente incontrata, le difficoltà, le meraviglie agli occhi e tutto ciò che nasce da un’esperienza del genere. Eppure Angelo Napolitano, 32enne termolese ha provato a raccontarlo ieri 3 maggio agli studenti della facoltà di scienze turistiche di Termoli, dove anche lui ha studiato, in una interessante chiacchierata fatta di domande e curiosità a cui il termolese non si è sottratto, con racconti dei mesi trascorsi lontano da casa e foto e video a raccontare una realtà vissuta assieme alla sua ragazza Carla.

Nessun viaggio di quelli turistici, con soggiorni a bordo piscina e nei villaggi, ma un’esperienza da veri cittadini del mondo e anche da lavoratori, visto che per mantenersi hanno fatto i lavori più disparati, e anche sconosciuti. «Abbiamo lavorato il sale in Cile, abbiamo fatto il vino in Australia e lavorato nelle famiglie come domestici in America». Una specie di Pechino Express, per chi conosce il programma televisivo di Rai Due che mette coppie di viaggiatori davanti ad un lungo percorso da affrontare senza soldi e chiedendo ospitalità. «Non mi piace molto il programma, ma in effetti il nostro viaggio è stato simile, visto che abbiamo fatto l’autostop, lavorato e dormito nelle case dove lavoravamo e dove ci hanno ospitato. E loro quando fai un ottimo lavoro te lo dicono, qui invece questo manca».

Una storia nuova e diversa per il Molise delle piccole cose che parte dal coraggio di due ragazzi fidanzati, Angelo Napolitano e Carla, lui termolese lei di Vasto, che hanno scelto di mollare per un po’ vita quotidiana e lavoro e gettarsi a capofitto nel giro del mondo. Prima tappa il Sudafrica, poi l’Australia, la Nuova Zelanda e Singapore nei primi 6 mesi di viaggio, da ottobre 2015 a marzo 2016 e poi il Canada, gli Stati Uniti, il Cile e l’Europa da ottobre 2016 a marzo 2017. Le difficoltà maggiori? «Abituarsi ai ritmi e alle abitudini degli altri e degli altri Paesi, scopri anche tanti aspetti del quotidiano che non avresti mai immaginato, come ad esempio a San Francisco dove noti che le persone non hanno vita sociale».

Zaino in spalla con le cose più essenziali. «Mi porto la torcia perchè leggo ovunque, una bottiglia di acqua di quelle rigide da riempire così risparmiamo anche le bottiglie di plastica, alcuni abiti e poi soprattutto faccio particolare attenzione allo spazio per quello che riporterò dal viaggio».
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Percorsi scelti in base alle passioni. «Il surf perchè sono un appassionato e sono riuscito a farlo nei luoghi più belli, il vino perché mi piace tanto e poi la rilevanza naturalistica».


E gli aspetti più belli? «Tantissimi, non ridai mai abbastanza rispetto a quanto hai ricevuto dal viaggio. E’ una esperienza che ti apre la mente, incontri tante culture, tutte diverse ma poi tutte uguali perché alla fine ti rendi conto che le dinamiche sociali sono sempre quelle. E poi incontri persone che diventano amici ed è un aspetto che mi porto dietro dal viaggio, poter dire di avere degli amici in tutto il mondo». E al classico stereotipo degli italiani che si riconoscono ovunque, risponde «Sono partito italiano e sono tornato più orgoglioso di esserlo e anche di essere termolese, essere italiani ci ha agevolati perché siamo sinonimo di buona cucina, solarità e buona compagnia. Anche con la lingua ho superato le difficoltà facilmente, dove non arriva l’inglese, arriva il termolese».

Per adesso lui e Carla sono rientrati a casa e si sono rimessi al lavoro, tornando alle vecchie abitudini ma con una mente nuova. Prossimi viaggi? «Sicuramente, vorrei visitare il Giappone».

(Pubblicato il 04/05/2017)

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