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Storie di successo
Miracolo della pasta molisana: assunzioni raddoppiate. "Merito anche di una terra senza smog"
La Molisana è ormai il quinto pastificio italiano, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Per il gruppo guidato dalla famiglia Ferro il 2016 è stato un anno eccezionale: +31% di fatturato, utili dieci volte superiori rispetto al 2015, esportazioni aumentate del 30%, nuove assunzioni: da 91 dipendenti ai 220 del 2016, quasi tutti molisani. Tra pochi mesi il pastificio sbarcherà anche in Argentina e rafforzerà la presenza sul mercato asiatico. E il merito della qualità, dicono in azienda, è anche la salubrità dell’ambiente molisano.


Campobasso. E’ una sorta di miracolo economico in questi tempi di crisi e fallimenti. Lo stato di ottima salute di cui gode La Molisana è un’eccezione nella regione che ‘non esiste’, nella quale - a parte i colossi industriali italiani o esteri del metalmeccanico o del chimico - c’è poco spazio per lo sviluppo. Invece in un tempo brevissimo – soli sei anni - la famiglia Ferro è riuscita non solo a rimettere in piedi l’azienda fiore all’occhiello dell’industria della pasta, ma a imporsi sui mercati esteri assumendo al tempo stesso nuovo personale.
Un unicum nel panorama molisano dove è più facile raccontare di licenziamenti e chiusure. Di certo, un’importante chance per i giovani molisani, il cui destino troppo spesso appare segnato. Un dato che emerge durante la conferenza stampa organizzata oggi nell’azienda di contrada Colle delle Api. «Il fattore umano fondamentale: eravamo 91 all’inizio di questo percorso, nel 2016 l’occupazione è salita a 220 unità», rimarca Flavio Ferro. Il personale, poi, è quasi tutto molisano (a parte un 2-3% dei quadri) e giovane: l’età media aziendale si aggira sui 36-38 anni.

Un altro segreto sono i prodotti innovativi e di qualità. Prerogative che si possono avere solo in un’area poco industrializzata e priva dunque di smog. «Pensate se lo stabilimento era a Milano e bisognava essiccare il grano per la pasta con le polveri sottili», la riflessione dell’amministratore delegato Giuseppe Ferro che non nasconde l’orgoglio per la sua ‘creatura’.
«Rispetto all’anno precedente nel 2016 abbiamo registrato +31% di fatturato, gli utili sono dieci volte quelli dell’anno precedente e il fatturato consolidato si è attestato sui 125 milioni. Numeri che registriamo dopo un anno eccezionale per il gruppo», scandisce Giuseppe Ferro. «Vogliamo continuare a crescere diventando sempre più internazionali e innovativi dal punto di vista tecnologico e commerciale. Inoltre, vogliamo far comprendere al consumatore che per un prodotto di qualità occorrono materie prime di alta qualità e noi in Molise ce le abbiamo: l’acqua con caratteristiche oligominerali, l’aria pura di Campobasso per essiccare il grano. Pensate se lo stabilimento era a Milano e bisogna effettuare questo processo con le polveri sottili. Infine, l’ultima materia prima è il nostro grano: grazie al contratto di filiera, quest’anno avremo 8mila tonnellate di grano di altissima qualità. Il marchio sta diventando sempre più sinonimo di qualità».
Lo stabilimento di via Ferro è stato ampliato, reso più moderno e robotizzato: 11 milioni le somme investite nel corso del 2016. E’ il quinto pastificio italiano dopo Barilla, Divella, De Cecco e Garofalo. Dal punto di vista geografico, è il secondo pastificio d’Italia per altitudine, il primo del Sud Italia.
Ad attestare la crescita del gruppo anche l’aumento delle esportazioni: l’anno scorso sono state raggiunte le 30mila tonnellate esportate in tutto il mondo. «Una crescita mai registrata – scandisce Giuseppe Sacco – a differenza della contrazione che hanno registrato tutti gli altri pastifici italiani».
Canada, Giappone, Stati Uniti sono i Paesi in cui si esporta di più. E poi anche Russia e Brasile sono diventati mercati di riferimento. Il cuore resta il Molise, Campobasso: «Abbiamo spedito 100mila tonnellate di pasta dallo stabilimento, sei anni fa lo spedito era di 17mila tonnellate, di cui circa il 70% non era a marchio e il 30% era a marchio.
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Proporzioni che nel 2016 si sono invertite».

Il legame con il territorio si esplicita pure nel logo che ha subìto un restyling. Rossella Ferro esplicita in particolare l’identità di marca che La Molisana ha voluto raccontare sin nel pacchetto: mugnai da quattro generazioni, il grano decorticato a pietra, l’acqua oligominerale della sorgete Riofreddo e l’aria di montagna. Un prodotto che dal 19 aprile si può acquistare anche nel temporary store aperto nella stazione centrale di Milano. Il punto vendita è stato allestito da un architetto campobassano, Emanuele Calandrella, a dimostrazione del legame con il territorio. A ottobre e novembre il temporary store sarà aperto alla stazione Termini di Roma. «Abbiamo investito sulla comunicazione e raccolto una bella sfida che sta avendo successo: anche il temporary store parla della nostra identità di marca», mette in evidenza Rossella Ferro.

Ultima innovazione è la semola per pizza, un prodotto bilanciato dal punto di vista nutrizionale, con un basso indice glicemico e più digeribile avendo bisogno di un tempo più lungo di lievitazione. «Una vera e propria rivoluzione per il comparto pizza in un mercato in cui il 90% del prodotto è realizzato con farina di grano tenero. Noi la chiamiamo un’alternativa di tradizione», incalza la responsabile del marketing.
E il futuro? La scommessa è continuare a crescere. Nella seconda metà del 2017 La Molisana sbarcherà in Argentina. Inoltre, sarà rafforzata la presenza in Estremo Oriente: «Abbiamo assunto personale che sarà in grado di seguire in maniera più capillare il mercato asiatico».

(Pubblicato il 03/05/2017)

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