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Il canto dei ‘maggiaioli’ e il pagliaio danzante: così si inneggia alla primavera
Tra le più sentite feste popolari della primavera molisana, ‘Il maggio della Defenza’ merita un posto di rilievo. Non solo per le sensazioni che riesce a evocare il pagliaio danzante, fatto di giunchi fiori e primizie, ma anche per la tenacia che i lucitesi hanno avuto nel riportarla all’attenzione di tutti. Ecco il video dell’edizione di ieri, al ritmo del vecchio canto popolare che inneggia alla primavera.


di Maurizio Cavaliere

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Lucito. “E jecche a Majje mije dde le defenze” cantano tutti a Lucito dove, il primo maggio, non si inneggia al lavoro, ma alla primavera, al sole, al raccolto, all’amore per le radici.Ieri pomeriggio abbiamo ammirato il ‘maggio lucitese’che ha le sembianze di un pagliaio di giunchi, fiori e primizie di primavera, alto oltre tre metri per 85 chili di peso, portato in giro per il paese da un giovane dalle spalle robuste, quest’anno è toccato a Fabrizio Petrillo.

Suonatori e cantori si sono riuniti nel centro storico. Da qui è partita la sfilata di buon auspicio per tutti i lucitesi, in particolare per le famiglie che lungo il percorso hanno offerto cibo buono, dolci e vino rosso. Al suono della ‘canzona popolare’che anima la danza leggera del pagliaio, la tradizione si è rinnovata nella sua versione ormai ventennale. Era il 1997, quando da un’intuizione dello storico locale Antonio Marasca, su imbeccata del compianto Preside Vittorio De Rubertis e con la partecipazione degli Zigzaghini del grande Nicolino Di Donato, venne fuori la prima edizione del rinnovato “Maggio della Defenza”vecchia festa popolare probabilmente di inizio ‘800 riaffiorata nel segno del tramando e di luoghi come la Defenza, antico territorio feudale che si trova a valle, vicino al Biferno.

L’effetto è sorprendente, perché giovani e meno giovani sentono ancora vibrare le note del passato. Loro, i maggiaioli, accolgono i doni che la gente offre per ringraziare ‘i musici’ dell’omaggio canoro.
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Nel canto di parla di fronde, di erbe, fiori, fave selvatiche, orzo, grano. E poi c’è il rametto di quercia che campeggia nello stemma del paese. Sullo sfondo di canti e danze, il brindisi alla primavera e ai rigogliosi frutti che ci regala.
Con Antonio Marasca e con il presidente dell’associazione Altair, Fabio D’Attilio, abbiamo parlato di tutto questo, ma anche della ‘scupina’, singolare strumento musicale ricavato da una piccola canna, e del ‘Museo del maggio’aperto dal 2014 a palazzo D’Attilio nella piazzetta del borgo. Una tradizione da vivere per intero, come mostriamo nel video che segue: protagonisti il pagliaio, ‘i maggiaioli’e la gente, tra cui anche altri cantori, accorsi come ogni anno.

(Pubblicato il 02/05/2017)

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