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Carrese a metà, uno spettacolo: Giovani tentano il sorpasso, Giovanotti primi al fotofinish
Dieci minuti di corsa con il pathos, da autentico spettacolo: arrivano primi i giallorossi, vincitori della scorsa edizione, incalzati da vicinissimo dai biancocelesti che sfiorano il sorpasso. Terzi i Giovanisismi, in un clima da nervi tesi ma senza eccessi, improntato al rispetto delle nuove regole. Un edizione particolare, che si è svolta su metà tracciato, partita con un’ora di ritardo e dopo l’appello del parroco don Nicola all’unità per “evitare che chi vuole distruggere la nostra tradizione possa vincere”.


San Martino in Pensilis. Rancori, ansie e malumori sono placati, oggi 30 aprile, a San Martino in Pensilis. La Corsa dei buoi, sebbene dimezzata per la prima volta nella storia della secolare tradizione, si è svolta in un clima di entusiasmo e ammirazione per la sfida che da sempre vede al centro l’uomo e l’animale, sullo sfondo della fede religiosa e in onore di San Leo, il patrono. Con un bel po’ di ritardo rispetto ai tempi abituali, quasi un’ora, e varie insofferenze di cittadini e visitatori rimasti in paese che non capivano cosa fosse accaduto.
Alla fine, superato l’ultimo ostacolo, il sindaco Massimo Caravatta, al quale spetta questo privilegio come da tradizione, ha dato il via.
Alle 18 e 20 ai nastri di partenza i tre carri in gara, in ordine di vittoria: primi i Giovanotti, secondi i Giovani e terzi i Giovanissimi, che lo scorso anno non hanno partecipato per carenza di documentazione.

I tre carri, distanziati di 25 metri l’uno dall’altro, sono stati presi di peso, girati e in un secondo sono balzati in avanti, accompagnati dai cavalli e dai cavalieri. Uno scatto unanime, quindi via verso il percorso di 4 chilometri, che dalla Sfilatur arriva al tratturo. Così, nell’attea che si faccia chiarezza e si sostituiscano i purosangue con mezzosangue (consentiti dalla legge), in questa edizione 2017 la Corsa si è svolta dalla masseria Macrellino, nel territorio del Comune di Campomarino, chiamato Sfilatur, alle Palmette, quindi contrada Madonna Grande (la SP161) chiamata Prima Nazionale, che collega Campomarino a Nuova Cliternia, e la Seconda Nazionale, strada che congiunge Portocannone a Nuova Cliternia. Dopo la Ngasciat di Don Enrico i carri hanno percorso le due strade e proseguono lungo la Ngasciat di Mariannina, poi u mundon d pret, la curva del Levon e quindi u Levon per giungere al tratturo.
La gara si è fermata qui, alle 18 e 30, con il carro dei Giallorossi primo ma veramente per un soffio. Incalzato da vicinissimo dai biancocelesti, che hanno tenuto duro per i 4 chilometri senza cedere mai e sfiorando un sorpasso che alla fine non c’è stato ma ha regato emozioni e pathos. Terzi i Giovanissimi, caratterizzati dai colori giallo e verde.

La gara dunque si è fermata sul tratturo, dove gli anni scorsi venivano cambiati i buoi e si ripartiva. L’attesa, la tensione della gara, sono state come sempre alle stelle, mentre i carri hanno corso tra le ali di folla, a debita distanza e con uno spiegamento non indifferente di forze dell’ordine. Non ci sono stati disordini, e la Corsa, terminata con una processione diretta al paese in uno sventolio di colori e bandiere, è stata anche una lezione di civiltà e emozioni per chi osteggia la tradizione. Il popolo di San Martino in Pensilis ha dimostrato di credere profondamente nella Carrese, di volerla portare avanti e di amarla oltre le limitazioni, le divisioni, i problemi.

«Quando difendiamo la Carrese, non difendiamo solo una tradizione ma anche le nostre radici» Don Nicola Mattia, il parroco di San Martino in Pensilis, lo aveva detto durante la benedizione di carri, buoi e ai cavalli, cavalieri e carristi, quasi un appello a tenere viva una tradizione secolare che affonda nelle radici del popolo sammartinese: «Senza radici non c’è futuro, e la radice più profonda è la Carrese».


Alle 13 di domenica 30 aprile il centro di San Martino era già stracolmo, come di consueto, sotto un sole splendente e nell’attesa di una Corsa che quest’anno, per la prima volta, è dimezzata. Troppo rigide le norme che limitano l’utilizzo dei cavalli purosangue, e troppo poco il tempo che le associazioni hanno avuto a disposizione per rimediare, vendere tutti i purosangue e acquistare mezzosangue, idonei a correre anche su asfalto. In verità il parere del Ministero, affidato al legislatore Borgo, lo stesso che ha scritto il decreto Lorenzin che ad agosto ha inferto un’altra "mazzata" alle storiche Carresi del BassoMolise, ha previsto una deroga per le Carrese. Ma il decreto non è stato modificato e i sindaci, che hanno già una enorme responsabilità, non hanno potuto autorizzare la gara sul percorso abituale, che a San Martino si svolge per metà su sterrato e per metà sull’asfalto.


Nei giorni scorsi, contrariamente al solito, il clima era stato più mesto, di delusione, rabbia e amarezza nella popolazione. Anche per questo il parroco, durante la benedizione, ha invitato a tenere alta la testa e a credere in una tradizione che bisogna portare avanti, che si svolge in onore del patrono san Leo. «A questa scena noi non possiamo rinunciare mai - scandisce il sacerdote - Ce lo chiede San Leo, facciamo festa torniamo ad essere il popolo dei carri, il popolo dei buoi, altrimenti chi vuole cancellare la Carrese ha già vinto. E noi non possiamo perdere unità. Dobbiamo tornare a stare insieme con un cuore solo».
Un auspicio che, a giudicare dal tenore, dallo spettacolo offerto dalla corsa, dalla determinazione di carristi e cavalieri, è stato recepito in pieno.

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Carrese, per la prima volta sarà dimezzata

(Pubblicato il 30/04/2017)

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