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Cronache
Dat, Buttiglione: "E’ eutanasia mascherata". Il dottor Flocco: "Conta la qualità della vita"
Al cinema Sant’Antonio di Termoli un confronto serrato, organizzato da Stefano Leone, sulle proposte di legge sulla fine della vita e l’interruzione delle cure mediche. Tra gli interventi di esponenti nazionali e cittadini, anche l’onorevole Rocco Buttiglione: «Questa è una eutanasia mascherata, è peggio delle altre negli altri paesi, far morire una persona, ad esempio negandogli l’alimentazione, è sbagliato». Tra i relatori anche il dottor Mariano Flocco, medico responsabile delle cure palliative in Molise: «I limiti sono difficili da identificare, ma dovremmo pensare di più alla qualità della vita, piuttosto che alla fine».


Termoli. Il decreto legge approvato dalla Camera lo scorso 20 aprile è stato il punto di partenza del dibattito organizzato da Stefano Leone al cinema Sant’Antonio di Termoli. Eutanasia, fine vita, testamento biologico e il Dat, la dichiarazione anticipata del trattamento, gli argomenti trattati nel confronto che ha visto al tavolo dei relatori diversi esponenti del panorama nazionale e cittadino di fronte ad un pubblico misto.

Tra gli altri, maggiore attenzione ha attirato la presenza di Rocco Buttiglione, esponente politico e uno degli undici che ha votato contro la legge. «Quando i casi pietosi provocano leggi sbagliate, si commettono degli errori - ha affermato il deputato dell’Udc -. Quando è finita si staccano le macchine e si lascia che uno muoia da solo, ma farlo morire, per esempio negandogli l’alimentazione artificiale, è sbagliato. Se vogliamo introdurre l’eutanasia facciamolo come hanno fatto altri Paesi, ma non come questa che è la più brutta e la più terribile che si può immaginare. Questa eutanasia mascherata è molto peggio di una eutanasia vera».

Dalle nuove direttive del governo la giornalista di La7 Flavia Fratello ha dato vita ad un dibattito che ha toccato vari aspetti, da quello legale fino a quello cattolico e antropologico con l’intervento di Carlo Modesti Pauer, antropologo visuale, docente universitario, saggista, documentarista e autore televisivo. Con intermezzi visivi, attraverso alcuni spezzoni di film legati al tema della decisione di morire di pazienti malati, e di passi del libro di Stefano Rodotà letti dall’attore e doppiatore Riccardo Mei, anche il tema dal punto di vista propriamente giuridico con il magistrato salernitano Bruno De Filippis. «I giudici devono trovare delle soluzioni al caso che viene portato in aula - ha affermato - per questo bisogna che le leggi siano fatte bene».

Presente all’incontro anche Norberto Guerriero della segreteria nazionale Radicati italiani, membro dell’associazione Luca Coscioni. «Noi ci auguriamo che la legge sul testamento possa dare prima risposta, per la prima volta lo Stato italiano potrebbe dare un riconoscimento pieno all’autodeterminazione a ciascuno di noi e dei pazienti, primo passo per evitare le tragiche vicende di Piergiorgio Welby e Eluana Englaro che hanno dovuto lottare per ottenere semplicemente riconoscimento di un diritto.
Il Parlamento deve prendere atto e dare una legislazione piena all’Italia. Come disse Luca Coscioni: "il tempo politico possa essere il tempo dei malati"».

La vita come bene è stato invece il monito lanciato dall’avvocato Michele Cocomazzi, che ha sottolineato quelle che ritiene anomalie della legge. «Il medico è fatto fuori, diventa esecutore testamentario e le pratiche di cura sono abbattute. Non si prevede poi un limite al parametro». A portare la sua esperienza quotidiana con la sofferenza, il dolore e la morte il medico Mariano Flocco, responsabile delle cure palliative del Molise. «I limiti sono difficili da identificare, come è estremamente difficile applicare la fine della vita ai malati. Forse bisognerebbe fare più attenzione alla qualità della vita, piuttosto che alla durata». (elb)

(Pubblicato il 29/04/2017)

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