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La sentenza
Nulla l’ordinanza anti-slot del Comune, i gestori delle sale si prendono la rivincita al Tar
Dopo la camera di consiglio del 27 aprile, i giudici amministrativi pur ammettendo il potere dei sindaci a tutela della salute pubblica hanno riconosciuto che «il provvedimento del Comune difetta degli elementi di fatto e motivazionali che giustifichino l’intervento dell’autorità comunale». L’ordinanza di Antonio Battista era entrata in vigore a fine febbraio e aveva provocato i malumori degli esercenti: gli orari più restrittivi avevano favorito un calo degli affari e in alcuni casi i licenziamenti di alcuni dipendenti. Punto e a capo, dunque, due mesi dopo l’entrata in vigore dell’ordinanza comunale.


Campobasso. Prima a Bergamo e a Firenze, ora anche a Campobasso. Palazzo San Giorgio non ‘azzecca’ la carta giusta per fermare la ludopatia: il provvedimento restrittivo preso per limitare l’attività delle sale slot dal punto di vista degli orari è stato annullato. A stabilirlo, dopo la camera di consiglio, il Tar Molise con la sentenza pubblicata oggi, 28 aprile. Esattamente due mesi dopo l’entrata in vigore dell’ordinanza firmata del sindaco Antonio Battista il 12 gennaio, sospesa per tutto il mese di febbraio.

Il primo round davanti ai giudici amministrativi lo vincono loro: gli esercenti, coloro che avevano deciso di ‘prendersi la rivincita’ dopo il drastico calo dei guadagni. Secondo l’ordinanza dell’amministrazione, le sale con le famigerate macchinette potevano restare aperte solo dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 21.

Per i gestori una disgrazia: una parte importante degli avventori trascorre gran parte della serata (se non della notte) nelle sale. Con minori introiti e orari ridotti, molte società avevano deciso di licenziare i propri dipendenti per limitare i danni.

Al tribunale di via San Giovanni sono stati presentanti ben tre ricorsi, due dei quali già discussi e andati a giudizio: il ricorso di Arduino Laudadio e della società Ar. Ma. Da. Srl e quello presentato dalle società Jackpot e Videogame 2M. Il Comune si è costituito in giudizio facendosi rappresentare dai legali Matteo Iacovelli ed Elisabetta Di Giovine. Infine, si è costituita in giudizio anche l’Agenzia dei monopoli di Stato.
Nel giro di una ventina di giorni la sentenza del Tribunale di via San Giovanni che, da una parte riconosce il potere dei sindaci per la tutela della salute pubblica, ma dall’altra stabilisce che «in assenza di un’apposita istruttoria che provi, ad esempio, l’insufficienza delle misure preventive e terapeutiche poste in essere dalle strutture sanitarie pubbliche rispetto a fenomeni di co-dipendenza psicologica ovvero metta in luce altre fenomenologie di contesto, il provvedimento contingibile e urgente difetta degli elementi di fatto e motivazionali che giustifichino l’intervento ‘extra ordinem’ dell’autorità comunale».

Per i giudici, insomma, l’ordinanza del Comune manca di un elemento fondamentale: dati certi che attestino la diffusione della malattia del gioco d’azzardo e - di conseguenza - la necessità e l’efficacia dell’ordinanza che invece ha provocato un danno di natura economica agli esercenti.
Dunque, «questo non può essere semplicemente affermato in via apodittica ma deve trovare riscontro nei dati che l’amministrazione comunale può e deve acquisire, in via istruttoria, in sede procedimentale, prima di adottare un provvedimento di tal genere e di tale impatto». Nel caso del regolamento di palazzo San Giorgio è considerata «insufficiente e, comunque, tardiva la giustificazione postuma» del Comune che ai giudici ha fornito «dati parziali del S.e.r.t.-Asrem sulla diffusione territoriale della ludopatia».
Pur annullando l’ordinanza anti-slot, il Tar Molise ha riconosciuto pure «la possibilità di una riedizione del potere, al compimento di un’adeguata istruttoria che valuti congruamente in via analitica le criticità di contesto del territorio comunale».

Insomma, i giudici danno a palazzo San Giorgio una seconda chance, o meglio di un nuovo regolamento. «Con i giusti accorgimenti, si può adottare un altro atto, più ragionato e inattaccabile», il punto di vista dell’avvocato del Comune Matteo Iacovelli. «Del resto, il Tar non ha contestato la finalità dell’ordinanza, ma ha chiesto che fosse basata su maggiori elementi istruttori».
Palazzo San Giorgio, quindi, si prepara a raddrizzare il tiro. Più difficile il ricorso al Consiglio di Stato. «E’ ancora presto per decidere», le valutazioni del legale.

(Pubblicato il 28/04/2017)

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