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La vigilia
Carrese a metà, la rabbia dei cittadini. "Non è più la nostra Corsa, presi per i fondelli”
Rabbia, delusione, confusione: “Non riconosciamo più la corsa, ci hanno detto solo tante chiacchiere». Sono i sentimenti che animano il popolo sanmartinese a poche ore dalle Carrese del 30 aprile. Una corsa che sarà dimezzata e non vedrà l’arrivo dei carri in centro. «A questo punto meglio se non si corre, perchè noi non andremo a vederli a Campomarino, resteremo qua». Una protesta che investe politici e amministratori attuali: «La prima denuncia è arrivata nel 1989, cosa hanno fatto in 30 anni? Hanno azzoppato la corsa». Rabbia anche tra gli esercenti «Chi ci ricompenserà del mancato guadagno nei giorni di festa? Si devono dimettere». E, infine, la grande paura che serpeggia tra tutti: "Cosa succederà poi? Ci sarà mai un altro 30 aprile?"


di Alessandro Corroppoli

San Martino in Pensilis. I carri sono entrati in paese, affrontano la salita della Croce che, dopo una curva, aumenta la pendenza lungo via Marina. Sono gli ultimi metri del tracciato e dopo aver attraversato Piazza Umberto I si giunge al traguardo: il primo carro attraversa l’arco di Porta San Martino. Di lato ad esso, ad accompagnarlo e a indirizzare i buoi, ragazzi a piedi che corrono a perdifiato da una decina di metri: corrono talmente veloce da non sentire più né i piedi né le gambe. Il cuore batte forte, la gioia di vedere i colori del carro amato davanti agli altri è superiore ad ogni sforzo. Il carro attraversa l’arco, è finita. I buoi rallentano, la Chiesa di San Pietro Apostolo attende i vincitori. E’ festa, si intona il Piave si sfoggiano i colori della vittoria. Si brinda, ci si abbraccia, si scattano i selfie del trionfo e si stringe la mano all’avversario arrivato secondo. E poi via a festeggiare per le vie del Paese.


Ma questo non accadrà domenica 30 aprile, perchè l’edizione 2017 della Corsa dei carri di San Martino in Pensilis è stata dimezzata.
Il pathos, l’attesa degli ultimi minuti, l’adrenalina che sale, gli aggiornamenti tramite radiolina e telefonino, lo sventolio dei fazzoletti e delle bandiere del colore del carro del cuore, l’urlo di gioia che accoglie il primo carro lungo la strada del centro, gli applausi, il tifo, il rumore degli zoccoli di buoi e cavalli che scalfiscono l’aria e incidono nelle orecchie dei presenti il rumore di una vittoria e una sconfitta e, infine, l’ abbraccio con un intero popolo che attende solo di festeggiare, di mischiarsi e rendere omaggio al proprio santo patrono, San Leo. Niente di tutto questo si vivrà tra le strade, le case e i bar del Paese. «Ci hanno tolto la festa, ci hanno cancellato l’identità» scrivono sui social tanti sanmartinesi i quali, provocatoriamente aggiungono: «Dato che si corre in territorio di Campomarino portiamo in processione Santa Cristina», cioè la patrona della città rivierasca.


Sarà una corsa monca, a metà, con l’arrivo fissato a pochi metri dalla svicita, posto dove solitamente si effettuava il cambio dei buoi. Qui, in base all’ordine di arrivo con i buoi sostituiti e i cavalli e cavalier al seguito, i carri proseguiranno dal tratturo al centro del paese . A passo d’uomo, in processione, e distanziati di 15 metri uno dall’altro.
«Non sembra periodo di carri - sbotta un anziano signore seduto dinanzi ad uno dei bar di Piazza Umberto I - si parla di tutto tranne che di buoi e cavalli. Questa non è la nostra corsa dei carri». Un pensiero condiviso dalla stragrande maggioranza dei cittadini che addirittura preferirebbe che la corsa «non la facessero proprio, cos’è questa mezza corsa? O tutto o niente!».

A San Martino in Pensilis, però, erano pronti al percorso dimezzato sin dallo scorso gennaio:l’Amministrazione comunale e i rappresentanti delle tre associazioni carristiche avevano trovato un accordo per agevolare le spese degli uni e degli altri e favorire la svolgimento della gara. Il nuovo disciplinare di gara, condiviso con la Procura dopo il blitz dei Nas, l’edizione del 2015 saltata e l’inchiesta in atto, aveva fissato regole severe e consentito la Corsa dei buoi lo scorso anno. La stessa, però, per le modalità di svolgimento che prevede e per il fatto stesso che è una “corsa”, non può prevedere l’uso di cavalli purosangue, così come stabilito da un’ordinanza del Ministero della Salute che vieta ai cavalli di razza purosangue inglese di partecipare alle manifestazioni organizzate al di fuori degli impianti autorizzati.
A ciò bisogna aggiungere che la stessa Amministrazione si sarebbe trovata in difficoltà a dover sborsare decine di migliaia di euro per coprire li tratti di asfalto di terra battuta. Dunque nessuna deroga, nessuna possibilità di eludere la legge. Deroga che sarebbe possibile secondo l’interpretazione di un funzionario del Ministero della salute. Un’interpretazione che ha fatto gridare immediatamente, a qualche politico di turno, al salvataggio della tradizione nella sua forma originaria. Nulla di tutto ciò, purtroppo. A stoppare i trionfalismi ci ha pensato l’avvocato Antonio De Michele, uno degli autori del disciplinare. «Per il ministero i cavalli purosangue possono partecipare alla corsa dei carri solo perché quella dei carri non è una corsa. Ma se quella non è una corsa, che motivo c’è di adoperare a tutti i costi un cavallo che ha nella sua natura la capacità di sviluppare velocità che altri cavalli non sono in grado di esprimere?».


Precisazioni che, paradossalmente, invece di spegnere gli animi, li hanno ulteriormente accesi.«Perchè lo scorso anno era tutto regolare e quest’anno no?». Il popolo sammartinese è arrabbiato, confuso e disilluso: le precisazioni fatte dall’Amministrazione non convincono. Così come non convincono le verità dei sostenitori dell’interpretazione del funzionario del Ministero. «Tutti hanno ragione, ma i carri in Paese non li vediamo arrivare e non abbiamo capito il perché - sbottano dalla piazza -. Vuoi vedere che siamo noi quelli che abbiamo torto?».


Fiumi di parole, tante, troppe: prese di posizioni e un clima che, alla vigilia della festa, nessuno si sarebbe aspettato.
«Mancano pochi giorni alla corsa - racconta un ragazzo - ma sinceramente non si respira quell’aria di attesa che c’era negli anni passati. Non c’è la solita di festa elettrizzante che contagiava tutti dall’anziano al bambino: oggi l’anziano è arrabbiato e i più piccoli sono delusi. Sarà una festa di mezzi sorrisi cosi come la corsa».
Nel frattempo, l’Amministrazione comunale si sta adoperando per regolamentare il servizio d’ordine e permettere a tutti, o almeno a quanta più gente possibile, di potere accedere alla prima parte del percorso e, in particolare, nella zona svicita: divieto assoluto per macchine e motorini, mentre saranno messe a disposizione delle navette che porteranno i cittadini sul percorso. Uno sforzo e un’iniziativa che sembrano non produrre effetti positivi sulla cittadinanza. «Noi non ci andiamo, non scendiamo rimaniamo qui in Paese - è il grido di protesta del popolo - . Non hanno saputo tutelare la nostra tradizione andassero a casa».


Una protesta che non risparmia nessuno. «La colpa non è solo di chi amministra oggi ma anche di chi per anni non ha fatto nulla per noi: qui la prima denuncia è arrivata nel 1989 - ricordano - Cosa hanno fatto per 30 anni? Ci hanno azzoppato la corsa!». E non solo: la Carrese potrebbe essere rinviata al 14 maggio qualora domenica dovesse piovere. «Siamo alla follia pura! Si è sempre corso il 30 Aprile e il 2 maggio c’è la processione del santo Patrono portato per le vie del paese dal carro vincitore. Chi lo porterà quest’anno se non si svolge la corsa? Spostano anche la processione? - si chiedono i cittadini - Sarebbe più giusto e onesto dire non si corre più. Ma si preferisce prenderci per i fondelli».


La Corsa dei carri non è solo una tradizione popolare religiosa, ma anche turismo e fonte di reddito per i tanti esercizi commerciali locali, che proprio nei giorni di festa, in particolare il 30 aprile, aumentano sensibilmente i loro guadagni. E loro, i titolari delle attività commerciali sono i più infuriati, tanto da chiedere le dimissioni dell’attuale maggioranza comunale.«Non siamo stati tutelati neanche noi e nessuno dei politici e amministratori ci ripagherà del danno economico che subiremo nei giorni di festa, è una vergogna. Si dimettessero!».


Un’aria pesante avvolge la comunità che più che pensare ai riti tradizionali della vigilia, al risultato della corsa, pensano a cosa accadrà dopo. «Cosa succederà dal primo maggio in poi? Ci sarà un altro 30 aprile? Ci sarà ancora la corsa dei carri?». Questo è il grande quesito che racchiude e riassume tutti i sentimenti, le emozioni e le paure di chi vive ogni giorno dell’anno in attesa del momento, di quel momento in cui il carro inizia la salita lungo Via Marina e viene accolto dal boato e dai colori di un intero popolo.

(Pubblicato il 28/04/2017)

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