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Renzi-Orlando-Emiliano
Le Primarie Pd viste dal Molise. "Dalle urne il destino di Frattura. Poi ci sarà la resa dei conti"
La sfida delle elezioni per il prossimo segretario del Partito Democratico sono anche un test in vista delle prossime regionali in Molise. Renziani super compatti a Termoli, mentre a Campobasso emergono frizioni. Il risultato di Emiliano sarà un banco di prova sui rapporti di forza fra il governatore e il senatore Roberto Ruta, mentre i sostenitori di Orlando invitano al voto: «L’affluenza sarà importante, ma in ogni caso servono le Primarie per decidere il candidato governatore».


Per molti il tema non è tanto chi vincerà, ma come vincerà e con quale distacco. Persino gli avversari sembrano non mettere in dubbio il successo dell’ex premier alle elezioni Primarie del 30 aprile che serviranno a decidere il nuovo segretario del Partito Democratico. Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano, tre competitor alla carica di segretario nazionale del Pd e forse anche a quella di candidato premier alle politiche 2018.
Tutto si gioca sull’affluenza e sui distacchi fra i vari candidati, risultati che si riverseranno a cascata sugli equilibri politici sempre più fragili del centrosinistra che guarda alle prossime elezioni regionali. Perché la vera partita è quella e potrebbe portare, nel giro di qualche mese, a nuove Primarie, stavolta decisamente in salsa nostrana.

MOZIONE RENZI

Tornare ad essere «un partito unito, che tenga conto di tutte le anime, che risolva i problemi del Paese e non pensi agli schematismi interni». E’ il day after che immagina Nicola Messere, membro segreteria regionale Pd, candidato Renzi. I bookmakers danno per favorito proprio l’ex premier che torna ad affrontare il giudizio degli elettori: la prima volta gli è andata male, la seconda stra-bene. Ora c’è la terza consultazione popolare. Se i pronostici saranno confermati, dalla vittoria del politico toscano ne uscirebbe rafforzato pure il governatore Paolo di Laura Frattura, definito da qualche esponente dem ‘più renziano di Renzi’. Ma forse l’architetto non riuscirebbe comunque ad evitare le primarie per la scelta del candidato presidente alle Regionali di febbraio.

«Non vedo una connessione tra il gradimento al presidente Frattura e queste primarie. Certo – il ragionamento di Messere - magari ci sarà qualche persona che non voterà Renzi per marcare un’insofferenza nei confronti del governo regionale. Ma questo è accaduto anche nel referendum di dicembre, quando molti hanno votato contro Renzi. Io spero che questo fenomeno sarà molto limitato». Al tempo stesso sottolinea: «Noi siamo l’unico partito in Italia, non ce ne sono altri. I grillini sono un movimento, la Lega è un partito nazionalista, Forza Italia non è stato mai un partito strutturato. Il Pd, sia a livello nazionale che locale, ha una classe dirigente strutturata».

Le primarie per il candidato governatore del centrosinistra saranno dunque il secondo tempo della partita. «Le primarie sono previste nel nostro statuto – evidenzia ancora Messere - ma è una valutazione che non si affronta in questo momento. Successivamente sarà convocata l’assemblea regionale del partito e si discuterà proprio di questo. So che la segretaria Micaela Fanelli e la presidente Laura Venittelli stanno individuando una data per l’assemblea. Personalmente, credo che bisognerà fare sintesi. Penso che lo stesso presidente Frattura sia d’accordo a fare questa valutazione assieme a noi».

I renziani a Termoli dominano il consiglio comunale. Praticamente tutta la maggioranza di Angelo Sbrocca andrà a votare per il segretario uscente. «Siamo tutti renziani, ma non da oggi» sottolinea Pino Gallo, assessore comunale e membro dell’assemblea regionale democratica. Così come renziana è la deputata termolese, Laura Venittelli, cui fa riferimento la candidata locale della mozione Renzi: si tratta della presidente del Consiglio comunale Manuela Vigilante. In lista con lei ci sono Nicola Messere, Mariateresa D’Achille e Giuseppe Caranci.

«Anche i non iscritti condividono la linea di Renzi» ribadisce il capogruppo in consiglio comunale, Antonio Sciandra. «So che alcuni esponenti del centrodestra a cui piace Renzi andranno a votare per l’ex premier. D’altra parte non possiamo impedirglielo». Per Sciandra l’ex sindaco di Firenze «prenderà fra il 58 e il 62 per cento, dalle notizie che ho». Ma il problema potrebbe essere l’affluenza. Molti indicatori annunciano un flop di presenze alle urne. «Credo sarà più bassa dell’altra volta, anche Renzi è un po’ sceso».

La partita potrebbe essere con Emiliano in Molise, visto l’appoggio di Ruta. «Il governatore della Puglia ha pochissimo seguito, ma sicuramente Ruta un po’ di influenza ce l’ha». E poi c’è il discorso elezioni regionali, collegato a doppio filo con le politiche. «I primi due anni di Frattura non sono stati buoni - afferma Sciandra – ma adesso si sta riprendendo. Certo non è facile, la coperta è corta. Ricandidarlo? Nel nostro statuto ci sono le primarie, mi auguro venga utilizzato quello strumento».

MOZIONE ORLANDO

Modalità di scelta del candidato apertamente chiesta anche dai sostenitori di Orlando, a prescindere da come andranno queste primarie. Lo testimonia Michele Di Giglio, ex vice segretario regionale Pd, a margine di un incontro di presentazione della mozione per l’attuale ministro della Giustizia. «È scontato che rimarremo nel Pd in ogni caso e penso lo stesso farà Emiliano. Dopo questo voto si andrà in assemblea regionale e si dovrà fare una discussione aperta, non solo fra due o tre persone. Noi siamo per le primarie e rifiutiamo un’alleanza con Forza Italia che ci mette in grossa difficoltà».

L’invito degli orlandiani, di cui fa parte anche l’ex assessore Massimiliano Scarabeo (foto con Ruta e Frattura in home), è di andare a votare domenica 30 aprile. «Si sta giocando alla bassa affluenza – aggiunge Di Giglio e invece più persone andranno a votare e più il voto sarà libero. Certamente sotto i 2 milioni di elettori la situazione sarà delicata». Stesso concetto ribadito dalla professoressa Petronilla Di Giacobbe. «Sappiamo che probabilmente vincerà Renzi ma gli scontenti vengano a votare per dimostrare che ci sono più anime nel partito».

«C’è un disagio sociale evidente – spiega Michele Giuliano – che è venuto fuori nei tre anni di presidenza Renzi. E c’è anche un problema di gestione del partito a livello locale. Che la segreteria regionale del Pd sia appiattita sulle posizioni della Giunta regionale è un grosso limite e ci darà problemi alle elezioni regionali». I sostenitori di Orlando, che in Molise sono schierati con Ombretta Pollice, Pino Libertucci, Caterina Cerrone e Luca Palmisciano, mettono in risalto «l’anomalia nel tesseramento a Termoli. È qualcosa a cui il nostro partito non è abituato» secondo Salvatore Gugliola, mentre Antonio Di Genova ritiene che «il segretario che uscirà dalle Primarie dovrà occuparsi di Europa». Il candidato Luca Palmisciano rimarca «la necessità di ridisegnare la regione dal punto di vista produttivo. Le regole sul lavoro vanno cambiate, per questo appoggio Orlando. Alleanze? Io ribadisco l’importanza dei valori: non possiamo guardare al centrodestra ma ai movimenti civici e di sinistra».

Gli ‘orlandiani’ sono pronti a sparigliare le carte sul tavolo politico regionale dominato dai renziani Frattura-Fanelli e dai rutiani schierati con Emiliano. Altro che tertium non datur.
«La gente ci sta riservando attenzione – afferma Giuseppe Libertucci, sostenitore della mozione Orlando - stiamo raccogliendo adesioni alla nostra proposta politica: un Pd unito, più attento ai temi sociali e più spostato verso la ragioni storiche della sinistra. Non so quanto si tradurrà dal punto di vista del risultato elettorale: noi siamo pronti a giocarcela alla pari per dare una speranza a chi non vuol votare Renzi e Frattura. Purtroppo questa è una regione bloccata: i poteri forti si sono schierati a favore di Emiliano (sostenuto da Roberto Ruta e Antonio Battista) o di Renzi (appoggiato in primis dal governatore Paolo di Laura Frattura e dal segretario regionale del partito Micaela Fanelli, oltre che dai segretari dei circoli). Quindi, il risultato elettorale sarà in termini complessivi influenzati da questo fatto. Noi auspichiamo di riuscire a mantenere il risultato dei circoli».

Archiviate le primarie nazionali, Libertucci chiederà il conto: «Sono tra i sottoscrittori della richiesta di primarie regionali per la scelta del candidato governatore alle Regionali. Ma chiederò che le primarie diventino un metodo per tutti gli step elettorali: per le Regionali, per il voto per il Parlamento e anche per le prossime Comunali a Campobasso». Al tempo stesso proporrà una conferenza programmatica: «Il partito deve prima definire i temi e poi le primarie perché i candidati devono confrontarsi sugli argomenti».
Il voto di domenica 30 aprile sarà un test sul governo regionale? «Credo di sì», risponde. Poi esplicita perché le consultazioni popolari sono necessarie: «A livello regionale è cambiato il quadro, in maggioranza sono entrati Filippo Monaco e Salvatore Micone, mentre Michele Petraroia è uscito. In Comune, dai 21 consiglieri che inizialmente componevano la maggioranza, oggi ci sono tre esponenti della maggioranza che non hanno votato il bilancio come Iafigliola, Madonna e Ambrosio. Lello Bucci invece è uscito dal gruppo Pd. Le primarie devono diventare un metodo».

MOZIONE EMILIANO

In gergo calcistico, si dice ‘perdere con onore’. Non che questo sia la massima aspirazione per i sostenitori di Michele Emiliano alle primarie, ma poco ci manca. Una consapevolezza che forse emerge dalle parole di chi, come Giose Trivisonno, capogruppo Pd al Comune di Campobasso e candidato per Michele Emiliano, si è schierato col governatore pugliese assieme al senatore Roberto Ruta.
«Se si perde si fa minoranza, che ha un ruolo importante, e non si fanno drammi», dice. «Come fece Renzi quando perse con Bersani: lui è rimasto là, senza fare drammi. Poi è chiaro che dipende da come si perde: una cosa è contare il 30 percento, un’altra il 5». L’aria che tira è carica di tensioni. Forse la quiete prima della tempesta. «Penso che Matteo Renzi da solo non va più da nessuna parte. Va arginato da dentro. La presenza di Emiliano e Orlando, nel caso in cui vincesse Renzi, sarebbe fondamentale per fargli riprendere il verso giusto».

Per il capogruppo del Pd a palazzo San Giorgio, «Michele Emiliano rappresenta una sinistra nuova, che guarda realmente ai problemi delle persone. E poi a me è piaciuto il coraggio che ha avuto di non seguire gli scissionisti. Credo che fra i tre candidati sia quello che più può mirare a ricostruire una coalizione come l’Ulivo. Invece, Renzi è il cosiddetto uomo solo al comando che fatica a mediare con quelli del suo partito, figuriamoci con quelli degli altri partiti».

Dal 1° maggio sarà forse tutta un’altra storia. Le primarie nazionali potrebbero dare nuovo slancio ai rutiani: «La segreteria è più renziana di Renzi: lui almeno due-tre discussioni li ha fatte fare nel partito, mentre qui stiamo aspettando da un anno e mezzo che la Fanelli convochi un’assemblea per discutere di qualcosa. Se il risultato premiasse noi e Orlando, sarebbe un segnale proprio la segretaria: se andiamo avanti di questo passo, dobbiamo cambiare passo».

Trivisonno viaggia sulla stessa lunghezza d’onda di Roberto Ruta e rilancia le primarie per capire se Paolo di Laura Frattura può essere di nuovo in corsa per il vertice della Regione. Il capogruppo Pd non usa mezzi termini: «Vogliamo le primarie per le Regionali per chiedere al popolo di centrosinistra se va bene ancora Paolo (Frattura, ndr) o se dobbiamo cambiare candidato. Sono convinto che Frattura debba sottoporsi al vaglio delle primarie altrimenti non governa più. Io credo si possa trovare un’alternativa. D’altronde, se lui dice che è favorevole alle primarie, credo che anche lui sappia di aver commesso qualche errore. Qualche tradimento, tipo la sanità pubblica o la Gam, l’ha fatto, e io non l’ho votato per fare queste cose. L’unica che non lo dice è la Fanelli, che sembra cieca».

Oltre a Giose Trivisonno, con Emiliano sono in lista Fabia Onorato, Vincenzo Cordisco, Maria Rosaria Nardoia. «L’infortunio di Emiliano ci ha penalizzato – confessa Cordisco, consigliere comunale a Campomarino -. Era già programmata una sua visita dalle nostre parti, ma è saltato tutto. Siamo stati azzoppati».

Il presidente pugliese è rimasto in corsa nonostante la rottura del tendine d’Achille. Ma il delegato bassomolisano ammette che «le persone sono un po’ stufe. Non si riconoscono in questo Pd. La dinamica delle primarie non viene più vista come all’inizio. Anche nei circoli si è votato poco. A Termoli solo 90 su 350, a Ururi 15 su 30. Non c’è stata grande adesione e non ce ne sarà nemmeno domenica». Cordisco svela il perché della sua candidatura. «Da iscritto e dirigente di partito, ritengo che il Pd sia ad un vicolo cieco della vita politica, isolato e in decrescita di consensi. Ora serve una svolta decisa, riformatrice e progressista con politiche di centrosinistra vere, non disgiunte da correttezza e legalità, ed Emiliano racchiude questo pensiero».

L’impressione è che dal 1° maggio il Pd rischia di perdere qualche altro pezzo. «Penso di sì – dice Cordisco – credo possano esserci altri abbandoni, ma dipende molto dalla vittoria di Renzi. Se vince con una percentuale sotto il 50 per cento è un conto, se prende di più non ci sarà spazio per nessuno. Chiaro che se prende meno della metà dei voti è politicamente finito». L’esponente della corrente di Emiliano rincara la dose quando fa un’analisi del partito attuale scagliandosi contro «l’autoritarismo, il personalismo e l’arroganza, che sono temi che non ci appartengono». E dopo le primarie? «Faremo le nostre valutazioni, anche perché il nostro è un partito che si confronta. Invece finora siamo stati costretti ad assistere».

Si vota domenica 30 aprile dalle 8 alle 20 in tutta Italia. Possono votare tutti pagando una somma di due euro (gratis per gli iscritti). Oltre a questo, chi vorrà votare dovrà sottoscrivere una dichiarazione di intenti nella quale certifica di condividere le linee guida del partito. Possono votare fuori sede coloro che si sono iscritti al sito nazionale delle Primarie Pd entro le 12 di giovedì 27 aprile, comunicando dove si recheranno alle urne. Per farlo, è necessario presentare la tessera elettorale e un documento di riconoscimento. Il voto è aperto anche ai minorenni entro i 16 anni e agli stranieri. Per sapere dove votare cliccare qui. (SP e SDL)

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Le istruzioni per votare

(Pubblicato il 28/04/2017)

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