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L'imprenditore accusa il Molise inefficiente
Briatore cita nel suo libro il ’Termoli Jet’: "Poteva servire a portare i miliardari in Croazia"
L’imprenditore miliardario e proprietario del Billionaire e del Twiga menziona la nave molisana comprata col denaro del post terremoto, finita all’asta e svenduta ai Coreani, nel suo volumetto "Sulla Ricchezza". Simbolo, secondo Briatore, anche della inefficienza del sud Italia incapace di offrire servizi e divertimento ai ricchi "che vogliono tutto e subito". Nella sua versione, il Termoli Jet è stata una grande occasione persa «perchè poteva portare i miliardari sulla costa croata e bosniaca. E fino a Medjugorje».


Simbolo dei simboli più negativi, ormai paradigma del vero male del mondo occidentale: lo spreco sommo di denaro pubblico. Se anche Briatore, che di sprechi ne capisce abbastanza, si mette a fare un predicozzo citando la nave costata un piccolo patrimonio e svenduta ai coreani, vuol dire che il Termoli Jet è qualcosa di più che un catamarano malmesso che a quest’ora starà facendo la spola fra gli isolotti collegati dalla Ks Shopping di Mister Kim. Decisamente, il Termoli jet è anche una citazione in uso ovunque. Tanto che il notissimo imprenditore piemontese ne parla nel suo libro “Sulla Ricchezza”, fresco di stampa con la casa editrice Sperling&Kupfer.

Un volumetto, scritto con il giornalista Carmelo Abbate, nel quale il ricchissimo r proprietario di locali alla moda come il Billionaire a Dubai, Porto Cervo, Montecarlo e Cortina d’Ampezzo, il Twiga a Marina di Pietrasanta e Montecarlo, il lussuoso resort Lion in The Sun a Malindi in Kenya, si cimenta in una difesa a spada tratta della categoria dei miliardari, per i quali in Italia non ci sono opportunità di divertimento adeguate né servizi. Stabilire un collegamento diretto fra il povero scafo semisfondato che per anni e anni è rimasto a marcire sulla banchina del porto termolese prima di finire nelle mani di intraprendenti coreani e il divertimento a 5 stelle, è operazione di fantasia che solo un personaggio spiazzante e provocatorio come Flavio Briatore poteva fare.

Nel capitolo riservato all’arretratezza del Sud Italia, fra esempi illuminanti come le strutture extralusso che la Puglia è incapace di offrire ai miliardari, “gli unici che possono creare posti di lavoro, l’occupazione non la fanno mica i poveri”, o come la rinuncia alle Olimpiadi di Roma, c’è anche la barca “nostrana”, che il Sud – e in questo caso specifico il Molise – non ha saputo far fruttare. Un catamarano – scrive Briatore – che in quattro e quattr’otto avrebbe potuto trasportare i ricchi e i ricchissimi dal Molise alla costa croata e bosniaca, con un occhio riservato anche alla spiritualità visto che poteva rivelarsi utile per viaggi fino a Medjugorje.

E invece niente, il Molise sprecone, inefficiente e povero si è fatto scappare questa strepitosa opportunità lasciando la nave costata 8 milioni di soldi pubblici prelevati dal capitolo della ricostruzione post terremoto a mollo nel mare per svariati anni, fino alla decisione di metterla all’asta svendendola all’asta per un milione e 507mila euro ai coreani, che peraltro ci hanno messo anche 100mila euro di più.

La lezione di Flavio Briatore è semplice semplice: nel Mezzogiorno baciato dal sole e dal mare occorre costruire altri Borgo Egnazia, il resort extralusso in Puglia dove ha soggiornato Madonna, oppure replicare l’opera dell’Aga Kahn che in Costa Smeralda ha fatto costruire “alberghi a cinque stelle totalmente mimetizzati nella vegetazione.
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E invece – questo è l’assunto sul quale poggia il volumetto Sulla Ricchezza, «Secondo alcuni recenti sondaggi, il 76 per cento degli italiani pensa che le grandi fortune economiche siano frutto di disonestà, corruzione, evasione fiscale, immoralità. E il 73 per cento pensa che siano solo una questione di fortuna. Non è vero. È tutto falso. È un miscuglio nocivo di preconcetti e fanatismo e non c’è tempo da perdere: se l’Italia non vuole il benessere, la crescita e la ricchezza, allora è perfetta così».


La conclusione versione Briatore? «Serve a poco vantarsi di avere il maggior numero di siti Unesco rispetto a qualunque altro Paese, se poi da quell’immane patrimonio ricavi la metà della Francia. Perché gli stranieri che vengono a trovarci passano sempre meno tempo da noi, e lasciano sempre meno soldi. Però guai a parlare di lusso, che non fa pugni con le vacanze di massa ma ci potrebbe andare a braccetto. Guai a parlare di grandi manifestazioni, bloccate per impedire gli affari dei cosiddetti palazzinari. Guai a parlare di grandi opere, che dovrebbe essere un simbolo per collegare, unire, accorciare le distanze, invece diventano l’emblema del “non siamo in grado di realizzarlo”». E in tutto questo il Termoli Jet occupa un posto di spicco, sta sul podio degli emblemi di inefficienza e occasioni sfumate che rendono il povero Sud sempre più povero e sempre più sfigato.

(Pubblicato il 26/04/2017)

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