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Mattone su mattone
Poco lavoro e case invendute. "I campobassani non comprano più l’appartamento ai figli"
Il mercato delle compravendite di immobili ha subito uno stop evidente con la crisi. E stenta a ripartire. “Nel 2007 c’è stato l’apice, si sfiorarono le 900mila operazioni in Italia, oggi non siamo neanche alla metà” spiega il titolare di ‘Centro Affari’, Antonio Di Vita. La gente comunque preferisce di gran lunga il nuovo all’usato: “Nel nostro territorio sta incidendo tanto la paura del terremoto, e quindi la gente vuole l’edificio antisismico. Le persone vogliono stare al sicuro e anche le spese energetiche fanno la propria parte. Per questo, restano invendute tantissime case”. Ricette sicure non ce ne sono ma sarebbe opportuno “abbassare le tasse sulle seconde abitazioni e prevedere incentivi per i giovani”.


Campobasso. Caro vecchio mattone… Se fino a qualche anno fa comprare una casa era un buon investimento, oggi sembra finita un’era. Il trend è mutato con la crisi e si è consolidato anche dopo. Molti individuano il motivo fondamentale nella forte tassazione vigente. Come ha risposto Campobasso al mercato delle compravendite immobiliari? Per scoprirlo basta farsi una chiacchierata approfondita con uno dei punti di riferimento del campo, il titolare dell’agenzia ‘Centro Affari’, Antonio Di Vita. E le notizie non sono così confortanti: «Campobasso ha subito un calo demografico. Non vendiamo più tante case anche e soprattutto per un motivo fondamentale: in passato i genitori compravano la casa ai figli qui a Campobasso perché sapevano che prima o poi il ragazzo avrebbe trovato lavoro nel capoluogo, anche se stava studiando fuori. Adesso questo discorso non si fa più, molti comprano la casa fuori. E anche gli investitori fanno le stesse valutazioni, acquistando a Londra, a Berlino, a Milano. Questo fa sì che non girano più soldi, è una catena». Un’analisi fredda ma realistica, da parte di uno che quotidianamente è a contatto con le più svariate situazioni familiari.

E lo fa da quasi trent’anni: «Ho iniziato nel 1988 a fare l’agente immobiliare. All’epoca lavoravo alla Formazione professionale, ero professore lì. Ma siccome mi sono accorto che non era possibile vivere con un solo stipendio mettendo su famiglia, decisi di aprire Centro Affari, che l’anno prossimo compirà trent’anni». In quegli anni a Campobasso c’era già il franchising Grimaldi. Centro Affari è stata la prima autoctona. «Il lavoro è stato tanto fin dall’inizio. Infatti mi licenziai dal posto di lavoro precedente. Avevo 4-500 contatti al giorno, era da infarto. All’inizio non schedavo nemmeno i miei clienti, e i colloqui duravano cinque-dieci minuti al massimo, c’era parecchia gente che aspettava sempre. Posso dire di essere stato il primo a effettuare la campagna pubblicitaria nel settore, già nel 1989 facevo un piccolo giornale di quattro pagine. Poi nel 1994 ho fatto quello più grande».

Anni novanta e duemila con il vento in poppa. Poi le cose si sono complicate.
Ma Di Vita non ha attuato la strategia a cui molti ricorrono, cioè quella dei licenziamenti. Anche attualmente ha dei collaboratori fissi. «Certo, come dicevo la crisi ha inciso tanto, c’è stato un blocco, la situazione resta stagnante, troppi timidi i segnali di ripresa. Nel 2007 c’è stato l’apice: si sfiorarono le 900mila compravendite in Italia, oggi non siamo neanche alla metà». E l’effetto Università? «In passato ho lavorato tantissimo con gli universitari, oggi, anche per scelta, ne facciamo di meno».

Ma i gusti dei campobassani come sono mutati nel tempo? «Nel nostro territorio sta incidendo tanto la paura del terremoto, e quindi la gente vuole il nuovo, l’antisismico. Le persone vogliono stare al sicuro e anche le spese energetiche fanno la propria parte. Per questo, restano invendute tantissime case usate». Come se ne esce? In primis, secondo Antonio Di Vita, «andrebbe ridotta la tassazione sulle seconde case, non si può penalizzare chi non riesce a vendere ma vuole farlo. E poi occorrerebbe qualche incentivo, magari per le giovani coppie, per quelle con figli a carico. Ma soprattutto bisognerebbe cambiare tutti la mentalità».

(Pubblicato il 30/04/2017)

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