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Lo sfratto della discordia
Moroso da anni, cacciato dalla Casa dello Studente: "guerra" di carte fra un 30enne e lo Iacp
Gigino D’Angelo, Sergio Calce e Italo Di Sabato denunciano «l’accanimento dell’Istituto case popolari» nei confronti di un ragazzo disagiato e iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza. Il 21 aprile è stato sfrattato dalla Casa dello Studente per morosità, nonostante la richiesta di rinviare il provvedimento a luglio per il completamento degli esami. «Siamo pronti a presentare una denuncia per l’abbandono del ragazzo». Ma dallo Iacp chiariscono: «Il giudice ci ha dato ragione: il 30enne non ha mai pagato la rata mensile accumulando una morosità di quasi 10mila euro».


L’avvocato dell’Iacp Mauro Natale, in alto da sinistra Italo Di Sabato (Prc), Gigino D’Angelo (sindaco Montefalcone) e Sergio Calce (Usb). In homepage la Casa dello studente
Campobasso. Se non ha dormito per strada la scorsa notte, è stato solo grazie alla generosità di qualcuno. Un tetto sulla testa non ce l’ha più da quando è stato sfrattato dalla Casa dello studente di proprietà dello Iacp di Campobasso. Ha 30 anni il protagonista di questa storia piuttosto complicata. Iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza, dal 2014 vive nell’immobile del Cep destinato ai ragazzi più svantaggiati e dopo essere rientrato nel bando dello Iacp. E’ orfano di padre, con parecchi problemi. In più a suo carico pende una misura cautelare: l’obbligo di non allontanarsi dalla città capoluogo, né di avvicinarsi a Montefalcone, il suo paese d’origine. Un provvedimento arrivato dopo una denuncia contro di lui presentata dalla madre.

La storia è più o meno questa: per anni lo studente non ha pagato la retta all’Istituto autonomo case popolari che, a fronte di una morosità di 10mila euro, ha deciso di mandarlo via dall’alloggio.
Lo sfratto, eseguito dalla Polizia Municipale e dall’ufficiale giudiziario, è avvenuto il 20 aprile alla presenza della madre e del suo avvocato, Nicola Tana.

E’ il sindaco del suo paese d’origine, Gigino D’Angelo, ad accendere i riflettori sulla vicenda. Convoca la stampa proprio davanti alla sede dell’Istituto autonomo case popolari, responsabile dello sfratto. «Parliamo di un ragazzo fragile, che oggi (21 aprile) non ha potuto neppure sostenere l’esame che aveva all’università. L’Istituto autonomo case popolari lo ha considerato un numero, un caso come tanti altri, quando è un problema sociale che meritava ben altra attenzione. Ora voglio capire se ci sono gli estremi di una denuncia per abbandono: questa vicenda non può passare sotto silenzio né possiamo aspettare che avvengano fatti gravi. Noi andremo fino in fondo e alla Regione Molise chiederò di fare tutti gli atti affinché si faccia chiarezza e si prendano provvedimenti nei confronti di chi ha la responsabilità di certi comportamenti».

Al fianco del sindaco Sergio Calce e Italo Di Sabato. Il primo, rappresentante dell’Usb, da tempo ha sottoposto all’attenzione della Prefettural’emergenza sfratti. «Ogni giorno combattiamo per evitare gli sfratti per tante famiglie che hanno perso il lavoro e stanno perdendo la casa. Quello che è successo a questo ragazzo è ancora più grave».

Per il responsabile nazionale dell’Osservatorio sulla repressione il problema è a monte: «Da più di un anno manca l’assessore regionale alle Politiche sociali e quindi di una programmazione a fronte dei drammi quotidiani che vivono migliaia di persone, dalla mancanza di un lavoro e di un reddito che possa garantire il minimo sostentamento». In questo caso, poi, «c’è stato un rimpallo di responsabilità, oltre che una sconfitta della politica». Spiega perché: «Le persone più disagiate vengono viste come un problema di ordine pubblico, da sbattere fuori dai salotti della città. La politica vuole scatenare la guerra tra l’ultimo e il penultimo, c’è una bomba sociale che sta per esplodere perché sono migliaia le persone che vivono sotto la soglia di povertà e sotto sfratto esecutivo.
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La politica deve scegliere se stare dalla parte degli affari e della finanza o del welfare».

Da parte sua, tramite il suo legale, il ragazzo aveva impugnato lo sfratto chiedendo di sospenderlo fino al prossimo luglio, ossia il tempo necessario per laurearsi. O quanto meno fino alle prossime udienze: il 16 maggio è fissato il reclamo, il 31 c’è il merito. Al tempo stesso «lo Iacp aveva pignorato lo stipendio della madre che si è pure impegnata a rateizzare la morosità, ma non è stato fatto nulla», sottolinea l’avvocato Tana.

Diversa la versione del commissario dell’Istituto autonomo case popolari Nicola Lembo e del legale Mauro Natale: «Lui ha deciso di farci la guerra ponendo dubbi di legittimità sull’operato dello Iacp», mettono subito in chiaro. «Il giudice ha respinto la sua richiesta di sospensiva e ha dato ragione all’istituto». La madre si era impegnata a pagare una somma a dicembre, ma non l’ha fatto».
La storia si trascina da anni: «Già a dicembre 2015 (il contratto è stato stipulato nel 2014, ndr) c’erano 2.750 euro di morosità. Ad oggi siamo arrivati a 9.886 euro di morosità, finora sono stati pagati 600 euro».

Ad aggravare la situazione pare che siano arrivate anche le segnalazioni di alcune studentesse della Casa dello Studente: «Noi dobbiamo tutelare anche gli altri e il nostro personale», commentano dallo Iacp. Smentiscono pure un altro aspetto: «Nel 2017 abbiamo eseguito altri otto sfratti, oltre a questo. Né ci possono accusare che siamo forti con i deboli – insistono – ma noi dobbiamo rispettare anche chi paga regolarmente l’affitto».
SP

(Pubblicato il 21/04/2017)

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