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Sanità e veleni
Medico trasferito in un reparto che non c’è: "Punito per aver parlato male dei vertici Asrem"
Il giudice del lavoro ha condannato l’Asrem e riconosciuto le ragioni del dottor Angelo Di Stefano, ma all’ospedale Cardarelli ’Patologia vertebrale’ non esiste più. "Mi ritrovo a essere primario di un reparto che non c’è", denuncia. Poi lo sfogo: "Ho toccato i poteri forti e ho dovuto presentare un ricorso per poter lavorare". Di Stefano ora chiede l’intervento della Procura e della Corte dei Conti: "Dedico questa prima vittoria ai giovani medici che sono costretti a lasciare il Molise".


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Campobasso. Il sospetto: «Ho toccato i poteri forti». Ora sta pagando il conto: «Prima mi hanno demansionato, ora mi ritrovo a fare il primario di un reparto che non c’è». E’ paradossale la storia di Angelo Di Stefano, il medico che da qualche anno sta denunciando cosa succede ai piani alti dell’Asrem, guidata da dirigenti che a suo dire «non hanno i titoli per farlo».

Il dottore racconta alla stampa le ultime vicende che lo hanno coinvolto. Non c’è regolamento interno (che vieta al personale sanitario di parlare con i giornalisti) che tenga. Lo scorso 11 aprile il giudice del lavoro del Tribunale di Campobasso, Sandra Scarlatelli, ha accolto il ricorso presentato dal suo avvocato Salvatore Di Pardo. Un sospiro di sollievo per il dottore. Avrebbe dovuto prendere le redini di ‘Patologia vertebrale’, un reparto aperto nel 2005 come previsto dal Piano sanitario regionale all’interno di una Unità operativa a valenza dipartimentale. Il reparto viene confermato nel Pos del 2011: quattro posti letto, un medico e un infermiere, oltre al primario. Non si possono garantire le emergenze ma solo il day surgery,ossia i ricoveri programmati. L’attività del reparto viene sospesa nel 2014, quando Di Stefano vince il concorso per un posto da primario nel reparto di Ortopedia del San Timoteo. All’ospedale di Termoli prende servizio dal 1 gennaio 2015. Sei mesi dopo il trasferimento all’ospedale Cardarelli di Campobasso.


«L’Asrem ha deciso di rimandarmi a Campobasso», sintetizza. Forse perché da tempo nel mirino del medico sono finiti i vertici dell’Azienda sanitaria regionale: l’ex direttore sanitario Giuseppina Arcaro, l’ex direttore generale Marinella D’Innocenzo e l’attuale dg Gennaro Sosto. Nessuno dei tre, a suo dire, ha i titoli per ricoprire i posti che occupano. La D’Innocenzo, poi, «era stata condannata a restituire un milione e mezzo allo Stato per ‘colpa grave’ – la sua accusa – e qui è stata premiata con 50mila euro in più». Insiste: «Ho denunciato che in Molise non vengono garantiti i Livelli essenziali di assistenza, come poi ha riconosciuto pure il ministro della Salute Beatrice Lorenzin».

Quando torna al Cardarelli, Di Stefano trova la ‘sorpresa’. «Mi avrebbero dovuto ridare un reparto funzionante.
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In realtà, il reparto non c’è più
come mi ha risposto l’Asrem dopo la sentenza del giudice del lavoro dello scorso 11 aprile».

Almeno in Tribunale il medico trova giustizia e gli viene riconosciuto pure un risarcimento di 20mila euro. «Per due anni e mezzo ho fatto il primario di me stesso - si sfoga - ho dovuto presentare un ricorso per dover lavorare. Ma io ho conquistato la mia professionalità sul campo e nessuno può umiliarmi, soprattutto se sono persone di fuori regionale». Il suo futuro lo vede nero: «Ora sono solo un medico da rottamare. La mia è una vittoria di Pirro, ma la dedico ai ragazzi che si battono per la meritocrazia e che purtroppo devono andare via da questa regione se vogliono lavorare. E’ tutta colpa dei poteri forti che hanno conquistato questa terra».


Angelo Di Stefano non molla: torna a chiedere alla Procura della Repubblicae alla Corte dei Conti di far luce sulle denunce penali presentate contro alcuni dirigenti Asrem per false dichiarazioni. «Anche i dirigenti devono pagare, così come pagano i medici quando sbagliano. La legge – le conclusioni al vetriolo – non ammette ignoranza».
SP

(Pubblicato il 21/04/2017)

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