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Le strategie verso le Regionali
Egam: "Senza la legge tutti a casa". Rischio privatizzazione? "La parola spetta ai sindaci"
Il governatore Paolo di Laura Frattura, assieme all’assessore Pierpaolo Nagni e al presidente della Terza commissione Salvatore Ciocca, tira dritto sulla legge che ha istituito l’ente di gestione del servizio idrico integrato: "Non c’è alcun rischio di privatizzazione, toccherà ai comuni molisani definire la società a cui affidare il servizio. Il nostro obiettivo è la tariffa unica per tutti i cittadini". Ma i dissensi interni continuano a scuotere la maggioranza: "Il referendum proposto da Scarabeo e Totaro? Credo non sia ipotizzabile, lo dice lo Statuto" la replica di Frattura. Il prossimo scoglio è la legge elettorale: "Verificheremo se ci sono i numeri per continuare".


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Campobasso. E’ una sorta di operazione verità quella sulla legge approvata Giovedì santo in Consiglio regionale e mai così osteggiata, da fuori e da dentro al Palazzo. Il rischio che l’istituzione dell’Egam apra la porta alla privatizzazione dell’acqua non c’è.
Il governatore Paolo di Laura Frattura lo ribadisce ancora una volta assieme l’assessore al ramo Pierpaolo Nagni e il presidente della Terza commissione Salvatore Ciocca, i due principali sostenitori della proposta che ha spaccato la maggioranza. Tanto che ci sono voluti due anni e tre mesi di discussione in commissione e ben cinque sedute monotematiche dell’assise di via IV Novembre prima dell’ok definitivo, arrivato fra l’altro per ‘un pelo’. Sono state settimane molto travagliate per tutta la coalizione, lacerata e spaccata, complice il clima da campagna elettorale che già si respira nei palazzi che contano. Un tira e molla esasperante, forse una strategia della tensione alimentata dagli oltre 100 tra emendamenti e subemendamenti presentati al testo. Ad un certo punto, si è avuta perfino l’impressione che potesse saltare il banco e che la legislatura potesse finire prima del previsto.

Ecco perché le valutazioni politiche sui malpancisti si intrecciano alle considerazioni di natura prettamente più tecnica sulla legge stessa e sono al centro della lunga conferenza stampa convocata a palazzo Vitale oggi, 18 aprile. I due consiglieri di maggioranza Massimiliano Scarabeo (Pd) e Francesco Totaro (Mdp) hanno pure proposto un referendum abrogativo. «Minacciare un referendum è uno strano modo di fare politica. Ma credo non sia ipotizzabile, come prevede il secondo comma dell’articolo 12 dello Statuto regionale», chiarisce il capo di palazzo Vitale. Ricorda l’origine giuridica della riforma: dalla legge Galli del 1994 allo Sblocca Italia fino alla Legge di stabilità del 2015. In più in via Genova era arrivata la diffida contenuta nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. «Il 70 percento della popolazione italiana si era già adeguata alle direttive nazionali sulla riorganizzazione dei sistemi idrici. La Regione – sottolinea Frattura – poteva legiferare solo su forma di governo, che a sua volta definirà il soggetto unico per la gestione del servizio. Quindi, non spetta alla Regione individuare il gestore, ma saranno i 138 Comuni a definire l’assetto dell’Egam e a individuare il soggetto gestore che potrà essere pubblico».
Un passaggio lo fa pure su Molise Acque: «Se il soggetto pubblico sarà Molise acque, da agenzia regionale diventerà una società in house, partecipata al 51%».
Per il governatore c’è stata «un po’ di confusione anche dopo sentenze del Tar» che aveva sancito le competenze in materia: compito del Consiglio regionale, non della giunta.

Con la legge approvata dal Consiglio sono stati inoltre fissati alcuni paletti: «Gli obiettivi sono la tariffa unica per tutti i cittadini, l’efficientamento della rete distributiva in tutti i comuni e il riconoscimento del ruolo di governo per la gestione e l’individuazione della tariffa unica uguale per tutti».


Gli scossoni interni alla maggioranza registrati dal sismografo di palazzo D’Aimmo lasciano ancora strascichi. Non a caso, l’assessore Nagni insiste sul punto parlando di «lotte intestine», in questi ultimi mesi «si è giocato tantissimo – incalza - anche dopo l’approvazione della legge abbiamo letto alcune dichiarazioni scandalose». Ma «l’Egam è proprio il baluardo che garantisce la non privatizzazione dell’acqua» e poi «oggi il prezzo dell’acqua non è uguale in tutti i comuni, si paga in media tra 0,50 e 0,80 euro a metro cubo, tranne a Termoli, dove il costo è di un euro e venti. Perciò, sarà necessario andare verso la tariffa unica e qui entra in campo il principio della sussidiarietà». Così come «dovremmo ridurre gli sprechi e le perdite lungo la rete, gli allacci abusivi».
Ai comuni che faranno parte di Egam il compito di definire a chi affidare la gestione dell’acqua. Potranno scegliere l’affidamento diretto a una società pubblica. «Con la legge noi abbiamo individuato il percorso ottimale – spiega Nagni - è la massima estensione che abbiamo potuto compiere.
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Se la legge avesse precisato chi doveva essere il gestore, sarebbe stata impugnata dal Governo. Il fatto che l’Egam sia composta dai Comuni è una maggiore garanzia che questo percorso possa restare pubblico. I Comuni, dunque, sono gli attori di questo processo». A questo si aggiunge la presenza della Consulta in cui rientrano le associazioni che «potranno vigilare su quello che si fa». Tuttavia, mette in guardia l’assessore, «il rischio commissariamento non è ancora stato scongiurato».

Ne ha per i colleghi in Consiglio regionale e per i contestatori della legge Salvatore Ciocca: «Abbiamo sempre lottato contro gli avventurieri dell’acqua, si è creata confusione perché qualcuno ha voluto creare allarmismo, falsificare le cose. Solo strumentalizzazioni». Una delle accuse mosse riguarda il mancato confronto in Aula e in commissione: «Centrodestra e 5 stelle hanno portato avanti un ostruzionismo strumentale in commissione impedendo le correzioni alla legge».

Che si sia in campagna elettorale è sembrato ancora più evidente. Ma il governatore tira dritto e mostra i muscoli: «L’Egam è stata oggetto di interpretazioni lontanissime dai nostri obiettivi di maggioranza, da quello che prevedono le norme nazionali e con la diffida che avevamo ricevuto dal Decreto del presidente del Consiglio dei ministri che ci impegnava di approvare la legge. Si è creata effervescenza all’interno della maggioranza, che ha fatto i conti con posizioni diverse rispetto alla legge». Dissensi che avvelenano l’ultima parte della legislatura. «Con 11 consiglieri su 21 la maggioranza c’è. La democrazia è fatta di numeri. Se la maggioranza ci sarà, andremo avanti. Altrimenti la legislatura finirà», evidenzia Frattura. Ma se così non fosse stato e la legge fosse stata bocciata «non avremmo trascorso la Pasqua da consiglieri regionali». La prossima sfida è la legge elettorale: «Ci siamo impegnati con i cittadini affinché in questa legislatura vedesse la luce la nuova legge elettorale che recepisca la possibilità di vedere rappresentati tutti i territori. In quell’occasione verificheremo i numeri e la tenuta della maggioranza che sono fondamentali per il prosieguo della legislatura».

sp

(Pubblicato il 18/04/2017)

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