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Il 'miracolo' di Pasqua
Scampata alle violenze, la seconda vita di Massy inizia dal Molise: "Spero di poter restare"
Come la sorella, Massy era destinata all’infibulazione, un’usanza tradizionale in Africa e che provoca la morte di migliaia di ragazze. A questo destino di morte è sfuggita salendo su una delle tante carrette del mare. Poi l’arrivo in Italia e infine a Campobasso. La ragazza da nove mesi è ospite al Cat dell’ex Eden: «Vorrei restare a vivere qui, ma per farlo ho bisogno di trovare un lavoro".


L’esodo dall’Egitto è uno dei principali eventi raccontati nella Bibbia. Il ritorno alla libertà degli ebrei ridotti in schiavitù viene ricordato durante i riti legati alla Pasqua ebraica.
Fuggono anche Maria e Giuseppe: per scampare alla strage dei bambini decisa da Erode, vanno verso l’Egitto per salvare Gesù. La sua morte si sarebbe consumata sulla croce 33 anni più tardi, culminata con la Resurrezione che oggi festeggia il mondo cattolico.
Scappa da un destino orribile anche la giovane Massy, 27 anni: decide di lasciare il suo Paese, la Costa d’Avorio, di sfuggire alle violenze e a una morte quasi certa. Di lì a poco avrebbe subìto una delle pratiche più orribili e drammatiche ancora in uso in Africa, la mutilazione genitale femminile, la cosiddetta ‘infibulazione’. Un’usanza diffusa anche nella penisola araba e nel Sud-est asiatico, ‘riservata’ alle bambine e alle ragazze che devono sposarsi. Tantissime muoiono per le infezioni.

Massy assiste con i suoi occhi a quello che succede alla sorella, vede il sangue, sente le sue urla disperate, capisce il dolore che sta provando. E decide con coraggio di lasciare la sua casa, la sua famiglia e la Costa d’Avorio. Si imbarca su una delle ‘carrette del mare’, riesce a sopravvivere alla pericolosa traversata nel Mediterraneo. Sbarca a Palermo e infine arriva a Campobasso. Da nove mesi è ospite del Centro di accoglienza dell’ex Eden, da cinque è mamma.

«L’infibulazione ha segnato molto mia sorella, le ha fatto molto male. Aveva solo 15 anni», scandisce in francese. Al suo fianco ci sono l’assistente sociale Sabina Farinaccio e Giovanni Di Bartolomeo, uno dei mediatori culturali del centro di accoglienza, che traduce le sue parole. «L’infibulazione – spiega – non era vietata dal governo, era effettuata prima del matrimonio sulle ragazze di età compresa tra i 15 e i 17 anni. E’ una tradizione antica che viene tramandata di generazione in generazione, attuata in tutte le famiglie perché secondo la loro cultura è una vergogna portare al matrimonio la figlia che non è infibulata. Ora l’infibulazione è stata proibita, ma viene fatta comunque di nascosto alle bambine dopo una settimana dalla nascita.
Queste bambine, quando diventano grandi, non sapranno mai che sono state infibulate».

«Avrebbero dovuto praticarla anche a me, ma sono fuggita», racconta la giovane dalla pelle color ebano. In braccio stringe il suo bambino.
Ora la sua seconda vita è in Molise: Massy spera di poterci restare, di non dover essere costretta ad altri viaggi. «Sto bene qui, vorrei restare a vivere qui e non vorrei partire. Mi piacerebbe restare, ma devo trovare qualcosa da fare a Campobasso, devo trovare un lavoro. O sarò costretta a lasciare anche questo posto».

La speranza è che abbia un lieto fine la storia di Massy, testimonial dell’insegnamento di Gesù ‘ero straniero e mi avete accolto’. Parole diventate di stringente attualità con l’aumento dei flussi migratori. Una frase scelta pure dalla chiesa del Sacro Cuore di Campobasso per ornare Giovedì santo l’altare della reposizione, dedicato proprio al dramma dei migranti che muoiono in mare durante i viaggi della speranza verso l’Italia.

(Pubblicato il 16/04/2017)

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