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Palazzo di 25 metri in bilico sul vuoto: "E’ a rischio". 10 famiglie costrette a lasciare casa
Crepe profonde, solai spaccati, pavimenti in discesa: evacuato il condomino Vernucci in via Martiri d’Ungheria a Guglionesi con una ordinanza del sindaco, che impone ai residenti di lasciare le abitazioni per ragioni di incolumità. La relazione geologica e il risultato dei sondaggi, arrivati dopo anni e anni di problemi, hanno riscontrato un dislivello di 13 centimetri, e il conseguente pericoloso crollo. Una trentina di cittadini costretti a prendere le loro cose e trovare una sistemazione alternativa nell’attesa di capire se i lavori potranno essere fatti o se l’unica soluzione è l’abbattimento. Tra disperazione e speranza, le lacrime della signora Luciana e i timori degli altri, che alla vigilia di Pasqua stanno traslocando da parenti o in alloggi di fortuna. «Ci hanno lasciato soli, senza nemmeno preoccuparsi di darci una sistemazione alterativa»


I Vigili nel condominio questa mattina er verificare che gli inquilini se ne siano andati. Sopra alcune immagini dell’esterno e dell’interno, interessato da crepe profonde
Guglionesi. Luciana è letteralmente fuggita da Pescara, dove si trovava in questi giorni, per traslocare in fretta e furia. E’ sola, non più giovane, e in 24 ore diventa una impresa quasi impossibile portare via il contenuto di una casa intera. «Mi stanno aiutando qui nel palazzo persone di buona volontà, perché non ci hanno mandato nessuno: né aiuti, né Vigili del fuoco, né Protezione Civile» racconta con le lacrime agli occhi mentre riempie buste, scatolini, prende i mobili più piccoli per trasferire tutto in un alloggio di fortuna, a poca distanza dal numero civico 29 di via Martiri d’Ungheria a Guglionesi.

Come lei, la stessa operazione la stanno ultimando gli altri inquilini del condominio coinvolto da una improvvisa ordinanza di sgombero. Palazzo Vernucci a Guglionesi è pericolante: nessuno può restare all’interno dei 10 appartamenti disposti su 5 piani di altezza.
Il sindaco Leo Antonacci ha firmato una ordinanza di sgombero immediato, recapitata con tempestività agli abitanti mercoledì scorso. Oggi sono già tutti fuori, con i vigili urbani in perlustrazione la mattina di venerdì santo per verificare che nessuno dei circa 30 condomini abiti più all’interno di uno stabile il cui destino sembra tristemente segnato.

La relazione geologica e risultati dei sondaggi eseguiti nell’ultimo periodo - non certo a caso ma su istanza dell’amministratore condominiale, perché le criticità vanno avanti da vent’anni e sono drasticamente peggiorate dopo il terremoto di San Giuliano nel 2002 - mettono in evidenza una situazione allarmante. Palazzo Bernucci non si trova più sull’asse verticale, ma si è inclinato dalla parte della scarpata nel vuoto del vallone sottostante, dove ci sono numerose abitazioni residenziali e stanno perfino costruendo un nuovo edificio.

Il dislivello del palazzo è arrivato a 13 centimetri, e il rischio crollo è concreto. Qualcuno ammette di non essere stato colto di sorpresa. «Sono anni e anni che qui registriamo una serie infinita di problemi, c’è una condizione di instabilità che ha modificato l’assetto dei pavimenti e aperto crepe perfino sui pilastri portanti». Il signor Adamo, uno dei proprietari, ha già svuotato la casa dove restano un paio di materassi e poche altre cose, si è trasferito in un appartamento vicino di proprietà della famiglia insieme con la moglie. Ma chi non ce l’ha, un altro posto dove andare?
«Sistemazione alternativa? Per ora nessun aiuto, ci sentiamo abbandonati» riferisce con la rabbia nella voce un giovane, anche lui alle prese con il trasloco. Il Comune non ha previsto nessun tipo di agevolazione, almeno fino a questo momento. «Ci hanno detto solo di lasciare immediatamente le nostre case. Per fortuna – aggiunge - viviamo in un paese dove quasi tutti hanno parenti presso i quali restare temporaneamente, ma la mia paura è che qua dentro non potremmo rimetterci mai più piede».

La fotografia scattata dalle trivelle, dai tecnici, dagli ingegneri e dal geologo, che hanno studiato il rischio idrogeologico della faglia sulla quale appoggia il palazzo di via Martiri d’Ungheria, è impietosa. Malgrado il muro di contenimento realizzato anni fa a una profondità di diversi metri, la terra continua a muoversi e a scivolare, tanto che lo scarto verticale è arrivato a superare i 10 centimetri, e all’ultimo piano gira la testa per quanto i pavimenti sono inclinati.

«Guardi qua» aggiunge Luciana indicando delle crepe profonde che, sostiene, si sono aperte dopo il terremoto d’Abruzzo e delle Marche dell’ultimo anno. Ogni volta che nel giro di centinaia di chilometri la terra è frustata da una scossa sismica, la stabilità del condominio viene ulteriormente compromessa. Nel garage di Adamo il pavimento di cemento è spaccato, lesioni profonde incidono i muri. «In realtà - spiega lui, costretto a lasciare un appartamento che ha ristrutturato personalmente, investendo soldi e fatica - questo locale doveva essere oggetto di una evacuazione parecchi anni fa.
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Poi non se ne è fatto più nulla».

La faglia sulla quale diverse abitazioni di via Martiri d’Ungheria appoggiano, e che ha già fatto franare una casa disabitata a poca distanza, in fase di ristrutturazione con i soldi del post sisma, è stata sottovalutata. E ora si deve frettolosamente correre ai ripari ed evitare tragedie: i lavori sono indispensabili, anche se probabilmente poco efficaci. Nessuno lo dice chiaramente e in Municipio non possono sbilanciarsi, ma la possibilità che il condominio debba essere abbattuto - demolito pezzo a pezzo è più di una ipotesi astratta.

Alto 25 metri, uno dei palazzi più imponenti di Guglionesi, costruito alla fine degli anni 60 e abitato a partire dal 1970. Ma i problemi sono arrivati ben presto, una decina di anni dopo. Piccole lesioni che ora sono voragini, problemi di staticità che oggi si sono trasformati in un rischio di cedimento, fognature poste a 7 metri di profondità che creavano perdite continue, e che è stato necessario riportare in superficie perché la terra le faceva ballare senza sosta. «Ne abbiamo passate tante – confidano i condomini - ma arrivare a questo punto così, in fretta e furia.. Ci domandiamo se non sia stato trascurato qualcosa, se si poteva agire prima per evitare questo trauma».

Già. Perché lasciare casa nello spazio di un giorno e di una notte, forse per sempre, equivale alla condizione dei terremotati ed è un disastro per gli anziani come per i più giovani. La disperazione si affaccia negli occhi di molti inquilini consapevoli che difficilmente potranno rientrare nei loro appartamenti è ancora all’oscuro del punto forse più spinoso di tutta la vicenda: chi pagherà i lavori di consolidamento oppure la demolizione? E soprattutto: «Perderemo la casa, il suo valore e tutti i sacrifici fatti per acquistarla?».
Una domanda che riecheggia tra gli ormai ex condomini, mentre Palazzo Vernucci, ora dopo ora, comincia ad assumere le sembianze di un edificio deserto.

(Pubblicato il 14/04/2017)

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