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Carnivori Vs. vegetariani
"Dopo 10 anni mangio di nuovo carne, che voglia di arrosticini. Ma io i cuccioli non li tocco"
La 27enne molisana Martina Capodaglio racconta la sua scelta: «Per motivi affettivi nel 2007 decisi di non toccare più la carne, continuando però a mangiare pesce». Ma dopo anni di rinunce e sacrifici «qualche mese fa ho reintrodotto qualcosa su consiglio della nutrizionista. Impossibile sostituire le proprietà della carne con integratori e vegetali». Confessa di quanto le mancassero «arrosticini e prosciutto» ma resta ferma sulle sue idee. «Quello degli agnelli a Pasqua è un massacro. I cuccioli continuo a non mangiarli, non riuscirei a farlo».


di Stefano Di Leonardo

Dieci anni fa decise di dire basta alla carne «per motivi affettivi. Mi dispiaceva dover mangiare un animale, anche perché ero spesso a contatto con loro in campagna». Ma da qualche mese Martina Capodaglio, 27enne petacciatese trapiantata a Montenero di Bisaccia, ha fatto un passo indietro. Soprattutto per motivi di salute, ma non solo. La vita dei non carnivori al giorno d’oggi in Italia, e in Molise soprattutto, è piena di ostacoli. E alla vigilia della prima Pasqua dopo aver ripreso a mangiare carne, ammette che una grigliata di arrosticini ci starebbe tutta.

Perché una ragazza come te, non ancora maggiorenne, decide di diventare vegetariana?
«In realtà non sono mai stata vegetariana ma pescetariana. Vuol dire che ho sempre continuato a mangiare pesce e derivati. Ho tolto la carne per una questione affettiva. Stando spesso con mia nonna Caterina, a Petacciato, ero a contatto con gli animali in campagna. Poi il rito dell’uccisione del maiale mi ha traumatizzato a vita».

Cosa, in particolare?
«Più che le immagini e il sangue, direi i suoni, le “urla” dell’animale. Terribili».

Ma è stata una decisione improvvisa o maturata?
«Avevo già iniziato a pensarci da piccola, ripromettendomi di prendere una decisione attorno ai 18 anni. Poi ho iniziato a togliere la carne e dal gennaio 2007 l’ho eliminata completamente dalla mia dieta».

Il discorso etico quindi c’entra fino a un certo punto, giusto?
«È subentrato dopo. All’epoca se ne parlava ancora poco rispetto a ora. L’ho approfondito più tardi. Invece già allora tutti mi davano per “spacciata” dal punto di vista della salute. Mi dicevano che non avrei resistito».

Però tu sei andata avanti. È stato difficile?
«Sì, soprattutto all’inizio non si trovavano i prodotti surrogati della carne come adesso, tipo soia e farro. Adesso li puoi comprare un po’ ovunque, ma 10 anni fa mia madre non sapeva che pesci pigliare. Poi, quando mi trasferii a Pescara per seguire l’università, i problemi aumentarono. Fra studio e lezioni, fare la spesa e cucinare non era molto semplice».

E la tua famiglia come l’ha presa?
«Non è stato semplice però tutta la mia famiglia ama molto gli animali. Perciò mia madre ha capito, mentre per mio padre è stato un po’ una ferita all’orgoglio anche perché io sono sempre stata una buona forchetta. Quindi vedersi rifiutare i piatti forti della cucina di mia madre e mia nonna è stato un po’ uno smacco anche perché questa possibilità non era mai stata contemplata».

Mangiare fuori è una delle cose più difficili per chi vuole o deve rinunciare a qualcosa, vero?
«Esatto. Quando vai fuori non sai mai cosa mangiare e se sei ospite gli altri devono adattarsi a te. Una volta una mia amica mi ha invitato senza preparare nulla per me, se non piselli e insalata. Quella fu la mia cena».

Pasqua e Natale non saranno stati più gli stessi, no?
«Alla vigilia di Natale mi andava bene perché a casa mangiamo pesce, mentre a Natale mia madre mi accontentava con un sugo normale, non quello di carne. Per secondo anche un formaggio grigliato o un filetto di platessa. Anche se triste e minimal mi accontentavo, non sono mai stata una che accampava pretese. Ma sottolineo che anche prima della rinuncia non mangiavo l’agnello».

Tu ora sei sposata. Tuo marito si è adattato alle tue preferenze?
«Lui ha sempre mangiato carne, ma devo dire che nella sua famiglia seguono un’alimentazione molto equilibrata e non consumano carne più di tre volte a settimana. Lui dice che da quando siamo sposati sta molto meglio fisicamente. Io gli cucino spesso i legumi o primi con le verdure oppure zuppe. Quando aveva voglia di carne la cucinava da solo. Io mi limitavo a una carbonara o un’amatriciana, però senza assaggiare».

Quando e perché hai deciso di tornare a mangiare carne?
«Già alla fine dell’anno scorso, quando si avvicinava il decimo anniversario da quando avevo lasciato la carne, la rinuncia aveva iniziato a pesarmi. Mi irritava che gli altri dovessero preoccuparsi di cosa potevo o non potevo mangiare, specie mia madre. E poi per motivi di salute».

Hai avuto difficoltà fisiche?
«Sono anemica e microcitica, vale a dire che ho i globuli rossi piccoli e integrare il ferro per me era diventato difficilissimo. Col lavoro a tempo pieno che ho ora, arrivavo a fine giornata sfinita e non avevo più il tempo di preparare e mangiare adeguatamente. Così la mia nutrizionista mi ha consigliato di reintrodurre quei tipi di carne che a livello affettivo riuscivo a mangiare».

Avevi provato altre opzioni?
«Ho alcune amiche nutrizioniste che mi hanno spiegato come chimicamente non si è ancora riusciti a sintetizzare tutte le proprietà della carne con degli integratori. Riuscire ad assimilare tutto quello che ti dà la carne è molto difficile. Inoltre per combinare tutti gli alimenti bisogna essere molto precisi. Per questo ritengo che la scelta di non mangiare carne non è alla portata di tutti».

Ti sei confrontata anche con chi fa scelte più radicali come i vegani?
«Non ne ho conosciuti, ma ho letto di celebrità che scelgono quella dieta. Penso sia una filosofia condivisibile, specie quando c’è un approccio non violento verso il Creato. Mi domando però quanto vada bene dal punto di vista nutrizionale.
Occorre molto tempo, bisogna essere seguiti bene e servono anche molti soldi. Può anche essere pericolosa se non vengono ascoltati i consigli di un esperto».

Che consigli daresti a chi fa una scelta di quel tipo?
«Molto dipende dal principio che si segue. Dal punto di vista etico è difficile ma lo comprendo. Da un punto di vista della salute occorre consultare un bravo nutrizionista, possibilmente fresco di studi. Sconsiglio di prendere una decisione così in autonomia».

Adesso hai ripreso a mangiare carne. Ti ricordi qual è stata la prima cosa che hai assaggiato nuovamente?
«Una fettina di pollo, la mia nutrizionista mi aveva detto di andarci piano».

Cosa ti mancava di più?
«Devo dire che la carne la mangiavo volentieri prima, ma non è il mio cibo preferito. Mi mancavano il prosciutto crudo e gli arrosticini, anche perché mio padre è il re della fornacella. Poi anche le carni bianche come pollo e tacchino».

Ora mangi tutto?
«Assolutamente no. Non mangio i cuccioli, non ce la faccio a mangiare un agnello o un vitello. Anche mia madre condivide questo modo di pensare e infatti li avevo tolti dalla mia dieta da molto tempo. Poi non mangio coniglio, sempre per lo stesso motivo».

E a Pasqua cosa ti concederai?
«Molto probabilmente degli arrosticini a Pasquetta e un po’ di maiale al pranzo della domenica».

Oggi si fa un gran parlare della difesa degli animali e qualche politico, Berlusconi in primis, si è lanciato sull’onda del no al massacro degli agnellini. Strategia politica o coscienza animalista?
«Penso stiano sfruttando l’onda. Berlusconi è un grande comunicatore e sa quale onda cavalcare. Lui è andato a puntare su fasce che non erano state coinvolte prima dalla sua immagine. Se pensi agli animalisti, non è una categoria che prima potevi associare a lui. Credo stia cercando consensi, mi auguro ci sia del genuino ma ci credo poco. Così come non credo che lui sia diventato vegano».

Anche altri personaggi pubblici come Laura Boldrini o Tullio Solenghi però hanno aderito alla campagna per salvare gli agnelli.
«È vero perché parliamo davvero di un massacro. L’agnello che viene ucciso a Pasqua è veramente piccolo».

Come si concilia l’esigenza di mangiare carne per motivi di salute alla necessità di rispettare l’ambiente che ci circonda in tempi nei quali l’industria alimentare ci propina di tutto?
«Non è facile, ma credo sia molto importante conoscere il fornitore e per quanto possibile controllare la tracciabilità. Con le leggi del mercato che l’industria alimentare segue, la carne può arrivare da dove vogliamo ma di sicuro viene trattata in un certo modo e non è dato sapere se sia sana o meno. L’ideale è sempre mangiare a chilometro zero».

(Pubblicato il 17/04/2017)

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