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Assemblea pubblica
Crack Comune, Caporicci:"Ci rialzeremo". I cittadini:"Chi ci ha indebitato pagherà?"
Troppo elevato il debito contratto negli ultimi anni per essere «risolto politicamente». Troppi gli oltre 5 milioni di buco creati dall’Amministrazione guidata da Luigi Mascio per non chiedere «il dissesto economico finanziario» dell’ente. Giuseppe Caporicci, primo cittadino di Portocannone, parla ai propri concittadini di come si è giunti a chiedere il dissesto economico e finanziario dell’ente. Lo fa attorniato dalla sua squadra di Governo, con il cuore in mano e dinanzi ad una platea numerosa, attenta e vogliosa di rialzare la testa. «Non è facile per me essere qui e spiegarvi di come si è arrivati a contrarre un debito enorme e, soprattutto, delle rinunce e dei sacrifici che noi tutti dovremmo fare per andare avanti». Mentre dalla platea si alza forte la domanda: «ma chi ha creato il debito la farà franca o pagherà?»


di Alessandro Corroppoli

L’ultimo Consiglio comunale, svoltosi lo scorso 30 marzo, aveva decretato, con un voto a maggioranza, ufficialmente la richiesta dell’Ente di entrare in una fase di dissesto economico: 5milioni e 335 mila euro il debito, il buco creato e lasciato nelle casse comunali, e nelle tasche dei cittadini, dalla gestione Mascio.

Da quel 30 marzo, tante sono state le voci di chiarimento che si sono levate in paese tanto da indurre, in qualche modo, la maggioranza consiliare a convocare un’Assemblea pubblica nella quale spiegare i motivi per i quali si è arrivati ad una decisione così drastica e importante. Una decisione che segnerà un prima e un dopo 30 marzo.
Attorniato da tutta la sua maggioranza, Giuseppe Caporicci sintetizza, in poco più di 40 minuti, un lavoro di mesi nel quale individua come capisaldi del debito due punti fondamentali: l’ambito sociale territoriale e le anticipazioni di cassa mal contabilizzate. Nel primo caso «ancora oggi non abbiamo un resoconto definitivo di quanto sia il debito nei confronti dell’Ambito: sino ad ora abbiamo calcolato una somma intorno ai 600mila euro, ma non è definitiva». Un debito contratto per tutta una serie di motivi a cominciare dalla mancata separazione dei due bilanci, quello comunale e quello dell’ambito.

«Portocannone per otto anni è stato comune capofila dell’Ambito territoriale e, in questo periodo, non è stata mai creata una contabilità, un bilancio specifico: tutti i finanziamenti (regionali e quote comunali) venivano inglobati nel bilancio comunale. Si sono mischiate le mele con le pere facendo diventare Portocannone da un lato il bancomat dei 19 comuni facenti parti dell’ambito; e dall’altro permettendo spese che il semplice bilancio comunale non avrebbe mai consentito».

La Sirio, cooperativa che gestisce i servizi dell’Ambito sociale, ha applicato un decreto ingiuntivo di 1.200.000,00 mila euro nei confronti del comune di Portocannone. «A dovere vigilare sul reale svolgimento dei servizi, e sui loro finanziamenti, c’è un Ufficio di Piano. Solitamente viene guidato da una figura apicale: il segretario o il tesoriere comunale del comune capofila. Invece i due addetti erano dipendenti della Sirio: controllato e controllore erano la stessa persona. Il nostro responsabile di tesoreria veniva coinvolto solo quando si era in prossimità di pagamenti, ma mai quando avvenivano i finanziamenti regionali e più in generale in un lavoro di raccordo economico tra tutti i soggetti interessati».

Questa mancanza di collaborazione ha creato difficoltà e tante discrepanze contabili. «Faccio un esempio - continua il sindaco: ho chiesto all’Ufficio di Piano di sapere quando credito vantassimo nei confronti del comune di Montemitro. La risposta è stata di 3mila euro. Poi ho fatto la stessa domanda al responsabile economico del mio comune e la risposta è stata 5 mila euro. Infine, vista la discrepanza, ho chiesto ai responsabili del comune di Montemitro, e la risposta è stata: siete voi che ci dovete 10 mila euro!! Sembra una barzelletta ma è la realtà. Una realtà che va moltiplicata per tutti i 19 comuni».

Il discorso, poi, è virato sulle anticipazioni di cassa mal contabilizzate che hanno creato avanzi di cassa fittizi ma «in realtà erano debiti per la comunità». A pesare come un macigno sulla decisione presa dalla maggioranza, quella di dichiarare il dissesto economico, è il parere ricevuto dalla Corte dei Conti lo scorso novembre: «Forti criticità economiche finanziarie, amministrazione poco trasparente». Un parere chiesto dall’intera assise comunale lo scorso 2 agosto per verificare la procedura di approvazione del Bilancio 2015, fatto dalla gestione Mascio, nonostante il parere negativo del Revisore dei Conti. I giudici contabili non solo hanno verificato l’anno 2015, sottolineando l’errore compiuto dall’attuale minoranza consiliare, ma hanno chiesto, anche, di verificare se tale errore fosse stato commesso anche negli precedenti 2013 e 2014. In totale in questi tre anni le anticipazioni di cassa sono stati di oltre tre milioni. Ed essendo state mal iscritte in Bilancio hanno «falsato per tre anni consecutivi il risultato di gestione economico finanziario dell’Ente».

Ed è per questi motivi che «andare in dissesto è diventato un obbligo: abbiamo provato a farci due conti e accedere al piano di rientro decennale (Ex articolo 243 Bis del TUEL) ma per noi i 5milioni e 335mila euro sono una somma elevata ed è impossibile per le casse comunali sostenere una rata di 535mila euro annuali. Ancora più difficile se consideriamo che tale somma è suscettibile di variazioni in rialzo».
Infine, Caporicci, cita tra i tanti debiti accumulati, un pò ovunque, due in particolare. Il primo relativo all’Unione dei Comuni e il secondo a Molise Acque. Complessivamente sono 436mila euro: 243 all’Unione del Comune per i mancati pagamenti della raccolta differenziata; 193mila euro per i servizi di Molise Acque. Qui il Sindaco si pone una domanda: «Ammesso che ci sia un 30 per cento di evasione, dove sono andati a finire i soldi delle bollette pagate dal restante 70 per cento dei cittadini?».


Come uscire e andare avanti nonostante le difficoltà? A rispondere al quesito prova a rispondere il vicesindaco Cristina Acciaro. «Siamo in una fase di transizione e dobbiamo avviare ora una cultura del cambiamento di tutti i processi del funzionamento della cosa pubblica».
La Acciaro, poi, entra nel merito evidenziando che: «dovremmo essere bravi a governare le risorse umane e, quelle poche, economiche che abbiamo. Lavoreremo per far arrivare fondi, nazionali ed europei, nella nostra comunità. Come? attraverso progetti che valorizzino la nostra cultura e i nostri giovani». E qui, il Dirigente scolastico, elenca i primi tre progetti finanziati: «Gli sportelli linguistici, 15 mila euro per la creazione di una FabLab e un progetto sulla cultura e la valorizzazione della lingua arbresche».


Infine rivolge un appello ai presenti e all’intera comunità: «c’è bisogno di una cittadinanza attiva e partecipe alla vita amministrativa, bisogna ritrovare e creare una nuova coesione sociale. Questa credo sia una della priorità». Diversi sono stati gli interventi dalla numerosa platea che ha affollato la sala auditorium della scuola media: gli ex Sindaci Pino Gallo e Domenico Rispoli che hanno sottolineato di come i debiti sono stati contratti dal «2010 ad oggi» e di cosa sarebbe successo se non ci fosse stato il cambio della guardia «Oggi parliamo insieme a decine di persone del debito del nostro Paese. Oggi, dopo anni di buio, parliamo del futuro di Portocannone: sarebbe stato così se ci fosse ancora Mascio a guidare l’ente? E dove ci avrebbe portato?»; degli ex consiglieri di minoranza Antonello Vigliotti e Teresa Licursi che hanno ricordato «la denigrazione quotidiana alla quale eravamo sottoposti ogni qualvolta provavamo a spiegare che i conti del comune non erano in ordine o più in generale contestavamo democraticamente l’operato dell’attuale minoranza». Ma anche diversi sono stati gli interventi provenienti dal comune cittadino.


Tre i quesiti fondamentali sui quali si è concentrata la loro attenzione. Il primo: «E’ vero che vi dimettete?». «Non tradiremo il nostro patto con gli elettori: mai pensato alle dimissioni. - risponde Caporicci - Oggi abbiamo fatto un’ operazione verità e continueremo a farla sino a fine mandato». La seconda: «Le tasse saranno alzate?». Sempre Caporicci: «Le aliquote sulle imposte comunali sono già alte da tempo, ma purtroppo si saranno portate al massimo. Alcuni servizi saranno ridimensionati ma non per questo non verranno effettuati: stiamo lavorando all’ottimizzazione di tutte le nostre risorse sia umane che finanziare». Infine la domanda che non ha ricevuto risposta: «Ma chi ha creato questo debito pagherà qualcosa di tasca sua o la farà franca?».

(Pubblicato il 13/04/2017)

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