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Cronache
Rio vivo, strada trappola: i segnali dicono 30 all’ora, ma si corre come pazzi giorno e notte
L’anno scorso un ragazzo è morto cadendo dallo scooter e battendo la testa contro un palo, pochi giorni fa tre giovani hanno rischiato la vita per scappare a un controllo di polizia. Rio vivo, dove si dovrebbe procedere a non più di 30 chilometri orari, è forse la strada più pericolosa di Termoli. Si corre all’impazzata a tutte le ore, sia d’estate che d’inverno e spesso per evitare controlli visto che le forze dell’ordine devono presidiare arterie più trafficate. E così il rischio di tragedie è dietro l’angolo.


Termoli. Via Rio vivo è a tutti gli effetti un centro abitato, dove la velocità dovrebbe essere ridotta. Dalla rotatoria su via del porto e fino all’Ultravolo invece basta restare per pochi minuti a guardare le auto che passano per notare che quei cartelli che segnalano il divieto di procedere a non più di 30 chilometri orari sono ignorati praticamente da tutti. Si sfreccia, di giorno e di notte, rischiando tragedie a tutte le ore. Come quella sfiorata nella notte fra venerdì e sabato, quando una Peugeot 206 si è schiantata su due mezzi che erano fermi davanti al civico 136.


Per fortuna i tre ragazzi che erano a bordo di quell’auto lanciata a forte velocità se la sono cavata con fratture ed escoriazioni. Ma sarebbe potuta finire molto peggio. Secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, il guidatore senza patente ha provato a sfuggire a un controllo della Polfer che aveva notato l’auto a velocità sostenuta. La corsa è finita male, ma questo testimonia una pessima prassi a Termoli.

Via Rio vivo viene spesso percorsa in alternativa ad arterie viarie maggiormente frequentate e soprattutto pattugliate. La strada statale 16, tanto per fare un esempio, è spesso presidiata dalle forze dell’ordine. Per questioni di personale ridotto, specie nelle ore notturne, non accade lo stesso in via Rio vivo. Così in molti, soprattutto se consapevoli di essere a rischio sanzioni, imboccano via Rio vivo.

Anche per questo capita di vedere auto a tutta velocità in una zona piena così di case. Appartamenti e ville sia da un lato che dall’altro della strada, con possibili attraversamenti pedonali. «Corrono, certo che corrono. Anche per attraversare la strada abbiamo paura» sottolinea un anziano residente. Normale quindi che i divieti indichino 30 all’ora come velocità massima. Purtroppo però nessuno o quasi li rispetta. L’assenza di controlli mette "al riparo" gli automobilisti più indisciplinati, ma è la sicurezza di tutti a rimetterci.

Oltretutto, pure non avendo curve pericolose, quella strada è in condizioni non proprio ottimali. L’asfalto in qualche punto presenta avvallamenti e buche, mentre sono evidenti ghiaia e sabbia sui lati della carreggiata. Un pericolo palese, specie se si viaggia in scooter o in bici.

Purtroppo la cronaca racconta di fatti tragici, come l’incidente mortale in cui perse la vita il 3 agosto scorso il termolese Maurizio Lombardi.
Viaggiava in scooter, perse il controllo del mezzo e finì contro un lampione. Per lui non ci fu niente da fare, ma intanto quel palo lì non c’è più. Sul muro che costeggia il marciapiede c’è invece un fiore con una scritta per ricordare Maurizio.


Dovrebbe essere un monito, un allarme di colore rosso fuoco che si illumina davanti agli occhi di chiunque si metta in macchina o in moto: "State attenti". Invece no, le tragedie si susseguono e si sfiorano. Come quella di sabato scorso. Ci sono ancora i detriti e i segni dello schianto sull’asfalto, ma di provvedimenti non se ne vedono. E dire che appena qualche giorno prima, la sera del 4 aprile, poco lontano c’era stato un altro incidente, per fortuna senza feriti gravi.

Qualcuno aveva ipotizzato l’utilizzo dei rallentatori, ma pare che dietro al no del Comune ci siano problemi di regolamento legato alla percorrenza dei mezzi di soccorso. Fatto sta che lì, così come sul litorale nord al confine con Petacciato, si continui ad assistere a quelle che vengono definite tragiche fatalità, ma quasi sempre il fato, il destino che troppo spesso viene tirato in mezzo, c’entrano ben poco.

(Pubblicato il 12/04/2017)

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