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Tigre Amico
 
La battaglia
Antenne sul tetto del Comune vicine alla scuola dei bambini: "Spostiamole". "Non si può"
Il caso dei ripetitori di telefonia mobile, che da vent’anni si trovano sul lastrico solare del Municipio e che ora l’Amministrazione Travaglini vuole dare in concessione trentennale a una ditta privata in cambio di un ristoro di 250mila euro. L’opposizione insorge: "Vanno spostate, sono un fattore di rischio per il tumore". Ma l’assessore Simona Contucci frena: "Non ci sono alternative, il regolamento é stringente".


Montenero di Bisaccia. Anche se stanno sul tetto del Comune da quasi vent’anni, sono diventati un caso soltanto in questi giorni. Perché è adesso che l’Amministrazione di Montenero di Bisaccia ha deciso di dare il tetto del Municipio in concessione trentennale a una ditta esterna, che gestirà i ripetitori di telefonia mobile di Vodafone, Wind3 e Tim.
Finora le antenne, con la loro inevitabile propagazione di onde elettromagnetiche, sono rimaste sul tetto ognuna con un suo specifico contratto di locazione in cambio di un ristoro per l’occupazione di suolo pubblico da versare al Comune. Ma i contratti stanno per scadere, c’è il rischio che non vengano rinnovati e che, nella situazione di incertezza e ambiguità della norma, il Comune perda l’introito.

Ed è sempre adesso, in queste settimane, che si è fatta avanti una ditta non meglio precisata, tale Zoe’ Srl, che ha proposto di gestire il tetto municipale, il più alto del centro della cittadina al confine con l’Abruzzo, in cambio di 250mila euro all’anno che finirebbero dritti nelle casse pubbliche. Conveniente, giusto?

Per il sindaco Nicola Travaglini e la sua maggioranza è conveniente senza dubbio. E difatti, nel Consiglio comunale dello scorso 9 marzo, è stato deciso di dare in concessione per 29 anni il lastrico comunale alla ditta che risponderà al bando pubblico, a un costo di almeno 250mila euro annui. La ditta vincitrice, in sostanza, gestirà per 29 anni la stazione radio base multigestore per la telefonia mobile. Se Telecom, Ericsson o Vodafone non pagheranno con puntualità, se i contratti subiranno variazioni o se decideranno di abbandonare quella postazione, il Comune non dovrà preoccuparsene. «Saranno problemi della ditta che avrà la concessione – dicono i consiglieri di maggioranza – mentre il Comune avrà un ristoro sicuro di 250mila euro ogni 12 mesi».

E i soldi, di questi tempi, sono fondamentali per i Comuni, già “a corto” di tutto. Tutto bene quel che finisce bene, dunque? Nemmeno per sogno. Il problema – e non è un problema trascurabile – è che a poca distanza dalla stazione di ripetitori c’è la scuola elementare di Montenero di Bisaccia. «Anzi: precisa Nicola Palombo, che rappresenta l’opposizione di centrosinistra e che ha votato contro la delibera in questione – c’è l’unica scuola primaria del nostro paese, e il fatto che le misurazioni dell’Arpam abbiano sempre rassicurato sui limiti delle emissioni non vuol dire che i bambini delle elementari non si beccano radiazioni. Vuol dire che si beccano radiazioni al di sotto del tetto di pericolo, ma oggi sappiamo che le onde elettromagnetiche sono un fattore di rischio nell’insorgenza dei tumori. E allora la domanda è: perché non le spostiamo? Perchè continuiamo a esporre i bambini a questo rischio? Perché la maggioranza si ostina a dire che non ci sono alternative, se non è stata fatta nemmeno una ricognizione seria?».


Simona Contucci, assessore all’Ambiente che in consiglio non ha parlato pur essendo stata chiamata in casa più volte «perché – spiega – si sono messi a litigare», chiarisce che la posizione del Comune non è affatto rigida, ma è una scelta, per così dire, «obbligata».
«Non è affatto vero che non abbiamo preso in considerazione altre opzioni, ma il punto è che non ce ne sono. Le antenne devono stare in alto, e per conformazione Montenero di Bisaccia non dispone di edifici pubblici adatti. Quell’area, il lastrico solare del Comune, è già compromessa e purtroppo ci troviamo a fare una scelta: se trasferire in campagna i ripetitori, a carico di chi non ne ho idea visto che sarebbe una operazione costosissima e con conseguenze di indebolimento del segnale, oppure se far funzionare la telefonia mobile che oggi è una necessità. Faccio un esempio: la maggior parte degli anziani non ha il fisso in casa, ma solo un telefonico. Se non prende più cosa succederebbe?».

Il tema sul quale Montenero dibatte, mettendo sul piatto della bilancia pro e contro, è in realtà molto diffuso e riguarda tante situazioni in Molise, dove le prime antenne sono arrivate in un periodo in cui la norma era meno rigida e l’inquinamento elettromagnetico era pressochè sconosciuto.
«E invece oggi sappiamo benissimo che queste onde costituiscono un fattore di rischio – incalza il consigliere di opposizione Nicola Palombo, che ha fatto ieri richiesta di accesso agli atti per avere un quadro globale della vicenda – e anche se scientificamente non si può dimostrare la correlazione diretta tra ripetitori e tumori, io credo sia necessario tentare il tutto per tutto pur di spostarle altrove. Non dico di far scadere le concessioni aprendo alla privatizzazione selvaggia, quella per cui ci guadagna solo il privato e non si eliminano i rischio, dico solo che manca la volontà politica per garantire la salute dei bambini. E che, dovendo scegliere tra soldi e salute, un Amministratore pubblico non dovrebbe avere dubbi. Anche perché se il legislatore ha ritenuto di adottare una soglia minima, significa che il problema esiste».

Simona Contucci chiama in causa «il nostro regolamento comunale, che è uno dei più stringenti e che vieta il posizionamento delle antenne in parecchie strutture pubbliche. Il lastrico solare del Comune, ripeto, è di fatto una scelta obbligata. Se poi siamo decidiamo di avere un servizio che non funziona o funziona male, questo è un altro discorso. Ma se vogliamo un segnale efficace non vedo alternative».

Spostare la stazione radio dove ci sono le antenne tv? «E con quali soldi? Così le ditte, alla scadenza dei contratti, semplicemente non li rinnovano e si trovano un tetto privato, dando ristoro economico al privato piuttosto che al pubblico. E che abbiamo risolto? Niente».

Di idea radicalmente differente è Valentina Bozzelli, anche lei in minoranza nel gruppo di Nicola D’Ascanio. Con Palombo hanno votato no alla concessione, e lei sottolinea in una nota che «Questa decisione, voluta dalla maggioranza è clamorosa e preoccupante per la infelice ubicazione delle suddette antenne, poste a due passi dalla scuola elementare e, per le ben note emissioni di radiazioni elettromagnetiche a cui le stesse danno luogo».
Bozzelli, che è anche rappresentante per la difesa consumatori-utenti Adusbef, rincara la dose: «La scuola è considerata “sito sensibile”, ragione per cui, qualsiasi regolamentazione sulle distanze, o “interpretazione estensiva” della normativa, dovrebbe prevedere il rispetto di una distanza di sicurezza minima da siti come scuole, asili, ospedali eccetera e comunque ci si dovrebbe sempre attenere al saggio principio di precauzione. Sono numerose le lamentele dei genitori, che mi hanno interessato della questione. La non condivisibile delibera assunta da Travaglini & Co., espone i bambini, il personale docente e non docente a fonte di inquinamento elettromagnetico per altri 29 anni, con il rischio di attentare alla tutela della salute dei concittadini più piccoli ed indifesi».

Il sindaco Nicola Travaglini rispedisce al mittente le accuse di Bozzelli e D’Ascanio, a sua volta tirato in ballo anche come “attore protagonista” perché «fu la sua Amministrazione, nel 1997, a mettere le antenne sul tetto a due passi dalla scuola. Quel lastrico solare grazie a D’Ascanio è già compromesso e in virtù di questo regolamento quello che noi stiamo facendo è più che legittimo, di antenne non ne abbiamo messe, le antenne ci sono già e non certo per nostra volontà, e comunque il rischio è dato da provvedimenti normativi, non da decisioni nostre. Si corre il rischio – ha aggiunto il sindaco nel suo intervento in consiglio - che chi ha messo quelle antenne, paghi 516 euro all’anno, quindi oltre al danno, se il danno c’è, anche la beffa. Da questo scaturisce la nostra decisione. Su antenne che abbiamo trovato, su antenne che per la prima volta sono state messe con l’amministrazione Panicciari e con il consigliere D’Ascanio, che oggi viene a fare filosofia».

Intanto, oltre la polemica politica, rimane il problema della scuola che continua a beccarsi le onde dei ripetitori. E Nicola Palombo sottolinea pure che «29 anni di concessione sono troppi, capisco che non si possono prendere scelte che si esauriscono in un governo quinquennale, ma tre decenni sono troppi. E poi – domanda l’ex candidato alla carica di primo cittadino – chi è questa Zoe’ Srl che vuole la concessione? Perché non sono state prese informazioni su questa società, della quale non si conosce nemmeno la partita iva?».
L’assessore all’Ambiente alza le spalle, spazientita. «Nessuno ha deciso di dare la concessione alla Zoe, che ha fatto una semplice proposta alla quale seguirà un bando di gara. E comunque la struttura tecnica del Comune ci farà sapere tutto di questa ditta, non metterei le mani avanti…».

Una ditta difficile da rintracciare anche sul web: sono troppe le società che hanno questo nome. Quella che ha avanzato la proposta al Comune di Montenero non risulta da nessuna parte, e non è un buon segnale nel Molise più volte svenduto dal punto di vista ambientale. I timori di qualche consigliere sono giustificati.

(Pubblicato il 11/04/2017)

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