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Cronache
La camorra che fa affari in Molise: confiscate due pompe di benzina Eni del clan Contini
Si trovano a Vinchiaturo e a Venafro due dei 41 impianti di carburante confiscati dalla Guardia di Finanza di Napoli e riconducibili alla potente organizzazione camorristica dei Contini. Secondo l’indagine della Procura campana il clan, tramite una fitta rete di prestanome, gestiva una vera e propria holding con diramazioni in molti settori: il core business era rappresentato dalle pompe di benzina.


Campobasso. Il ‘core business’ del clan Contini erano i distributori di benzina: ne sono stati sequestrati 41 tra il Molise e la Campania. Ma il riciclaggio di denaro da parte di una delle più potenti famiglie camorristiche napoletane passava anche per attività di bar, commercio di oro e preziosi, investimenti immobiliari e prestiti finanziari. Un duro colpo è stato inferto dalla Guardia di Finanza all’organizzazione criminale che faceva affari anche nella nostra regione.
La confisca di beni per 320 milioni di euro operata dal Nucleo di polizia tributaria ha evidenziato, ancora una volta, che la vicinanza del Molise alla Campania si conferma essere una opportunità per i clan malavitosi di infiltrarsi nel nostro territorio.
Gli impianti sigillati su ordine della Procura di Napoli (Direzione Distrettuale Antimafia - DIA) si trovavano quasi tutti lungo le autostrade campane. Alcuni di questi, sempre riconducibili ad esponenti del clan Contini o a loro prestanome, erano ubicati anche in Molise: si tratta del distributore di carburante Eni Station sulla statale 85 di Venafro e intestato a Francesco Masi e di un’altra pompa di benzina, anche questa della Eni, a Vinchiaturo (Strada statale 158) gestita da Domenico Vitale, che aveva assorbito la ditta individuale di Ferdinando Arenella.

A finire nei guai sono stati i fratelli Gerardo e Ciro Di Carluccio, quest’ultimo considerato il “cassiere” del sodalizio criminale e uomo di fiducia del boss Edoardo Contini, attualmente in carcere. L’attivissima holding criminale non sarebbe mai stata messa in piedi senza la fitta rete di prestanome: un centinaio di persone erano alle ‘dipendenze’ dei Di Carluccio (e del clan Contini) e sono state scoperte dalle Fiamme Gialle incrociando dati sui redditi e il profilo reddituale degli indagati.

Oltre alle pompe di benzina sono stati confiscati anche 20 bar tra le province di Napoli e Avellino, 3 tabacchi a Napoli e provincia, 4 gioiellerie tra Napoli e Torre del Greco, 3 società di torrefazione di caffè alla zona industriale di Napoli, 2 società di gestione e compravendita immobiliare sempre con sede a Napoli, un’azienda di commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, per l’igiene della persona, corredi e ricami (Napoli), un garage al centro di Napoli.
E poi ancora 27 unità immobiliari (11 case, tra le quali una villa di pregio ad Ischia e 16 unità a destinazione commerciale) e un terreno.

Nei confronti dei fratelli Di Carluccio è stata disposta la misura della sorveglianza speciale della pubblica sicurezza (rispettivamente per una durata di 5 e 4 anni) con obbligo di soggiorno nel comune di residenza e con la cauzione di 100mila euro per Ciro e di 50 mila per Gerardo.
La confisca operata oggi dalla Finanza è la conclusione di un’ordinanza di sequestro eseguita già a partire dal 2015 quando l’indagine della Dia ha messo nel mirino queste attività economiche gestite dai Di Carluccio, tramite prestanome per contro dei Contini. Attualmente i due Di Carluccio sono reclusi in carcere, di conseguenza il provvedimento contestato in quest’ultima operazione, si sommerà a quello penale e verrà applicato quando (e se) i due fratelli usciranno dal loro stato di detenzione.

(Pubblicato il 05/04/2017)

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