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Inserita dal Ministero della Salute tra le malattie 'croniche'
Celiachia, boom di malati anche in Molise. “Obiettivo, prodotto di filiera senza glutine”
Anche nella nostra regione, come nel resto dell’Italia, aumenta il numero delle diagnosi (circa 900) che va di pari passi con la disponibilità di alimenti ‘alternativi’ in negozi e ristoranti. La presidente dell’Aic molisana, Nadia Falasca: “La percentuale è in crescita, anche perché in età adulta la malattia si annida spesso in altre patologie. Abbiamo un ritardo di analisi importante, l’età media in cui viene individuata è di sei anni”. Grazie alla legge regionale approvata lo scorso dicembre, si moltiplicano le opportunità anche del mercato: “Arrivare a una macinazione che possa avvenire nella nostra regione, dunque con mulini dedicati solo ai cereali senza glutine, sarebbe un’opportunità da cogliere. Bisogna incentivare questo tipo di produzioni perché possono diventare fonti di guadagno non indifferenti”. E a chi pensa che mangiare senza glutine faccia dimagrire risponde: “Sbagliato, la celiachia non è una moda”.


Campobasso. Come può la patria indiscussa di spaghetti e pizza essere al tempo stesso un ‘paradiso’ per i celiaci? Chi deve eliminare il glutine – sostanza proteica dei cereali – è destinato a rinunciare a cappuccino e cornetto, alla pizzeria con gli amici, al panino al volo fuori casa. Insomma, una corsa a ostacoli per evitare di cadere in tentazione. Sarà proprio per questo motivo che l’Italia è attentissima al problema. Il Ministero della Salute ha inserito la celiachia tra le malattie croniche. Negli ultimi anni le diagnosi sono cresciute e la disponibilità dei prodotti dietetici pure. Dando un po’ di numeri, si stima che nel nostro Paese ci siano circa 600mila celiaci, ma oltre due terzi di questi non lo sanno ancora. E sì, perché la cifra ufficiale è sui 185mila.

E in Molise? Il dato è su per giù in linea col resto della nazione. A confermarlo è la presidente dell’Aic (Associazione Italiana Celiachia) Molise, Nadia Falasca: «I numeri da noi si allineano a quelli nazionali. Abbiamo circa 900 celiaci, ci sono attualmente molte più diagnosi nella fase pediatrica, questo sì. La percentuale è in crescita purtroppo, anche perché in età adulta la malattia si annida anche in altre patologie e spesso non viene diagnosticata. Abbiamo un ritardo di diagnosi molto importante, l’età media in cui viene individuata la celiachia è di sei anni, un’età ancora elevata».
L’impressione, oltre che la certezza, è che negozi di prodotti ‘speciali’ e ristoranti che propongono menù per celiaci siano in aumento. Anche se non c’è stata onestamente una vera esplosione dalle nostre parti, dove comunque sempre più esercizi commerciali si dotano di menu e prodotti alternativi. «Il negozio è un’attività privata in cui noi c’entriamo poco. Ma sicuramente le cifre stanno lievitando, perché aumentando i celiaci cresce anche il numero delle persone che offre prodotti senza glutine» spiega la dottoressa Falasca.

Spesso si pensa che eliminare il glutine, pur non essendo celiaci, faccia bene alla salute o faccia dimagrire. «Nulla di più sbagliato – avverte la presidente regionale dell’Aic –. Ci sono sempre più persone che scelgono di mangiare senza glutine, ma non sono celiache, e magari lo fanno perché hanno delle intolleranze. A chi sceglie di mangiare senza glutine perché ritiene che possa essere una giusta scelta per un’alimentazione migliore noi tendiamo a dire nella nostra campagna che la celiachia non è una moda, ci sono studi scientifici che dicono che mangiare senza glutine non porta a un dimagrimento. Chi non ha problemi di celiachia e allergia può mangiare tranquillamente i cereali, che non vanno eliminati perché sono importanti nella dieta». Più chiaro di così… In aggiunta, la Falasca ricorda che esistono segnali che indicano la patologia: «Ci sono segnali tipici e atipici. I primi sono anche facilmente riconoscibili per via di disturbi soprattutto intestinali, e lì le analisi vengono fatte più celermente. I segnali atipici possono essere talmente tanti che l’elenco sarebbe lunghissimo. E spesso sono correlati ad altre malattie».

C’è un rapporto molto stretto instaurato con le scuole.
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Martedì mattina Nadia Falasca e i vertici regionali dell’Aic erano all’Istituto Agrario con uno scopo preciso: arrivare a un prodotto di filiera, senza glutine, tutto molisano. «L’idea è nata dopo l’approvazione della legge regionale sulla celiachia avvenuta a dicembre – prosegue la dottoressa –. C’è una parte legata alle politiche agricole in cui si è inserito un incentivo alla coltivazione di cereali senza glutine. L’obiettivo è quello di arrivare a una macinazione che possa avvenire nella nostra regione, dunque con mulini dedicati solo ai cereali senza glutine». Tra l’altro, bisogna aggiungere che quella nostrana è una legge che stanno prendendo a modello quasi tutte le Regioni, avendo posto l’accento anche sul possibile risvolto economico: «Devo dire che questa legge è completa, ci ha fatto i complimenti anche l’associazione nazionale. L’attività nelle scuole è importante perché ci troviamo di fronte i possibili futuri addetti del settore, quindi bisogna incentivare le produzioni alternative perché possono diventare fonti di guadagno non indifferenti. Nella nostra regione ancora non si comprende bene qual è la possibilità di questo mercato, per questo si deve promuovere sul territorio».

L’Aic ha un occhio di riguardo per le scuole: «In quelle primarie abbiamo sviluppato un progetto chiamato ‘In fuga dal glutine’, incentrato sulla diversità a tavola, sotto forma di gioco e di quaderni educativi. Mentre negli istituti superiori, da un po’ di anni collaboriamo con gli istituti alberghieri, in particolare con quello di Termoli. Nel corso degli anni abbiamo approntato un ricettario, con tutte ricette senza glutine, ma sempre nel solco della tradizione».

(Pubblicato il 05/04/2017)

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