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Cronache
Terrorismo, Appello conferma la condanna del giovane Imam. Ultima chance in Cassazione
Mohammed Abdullai, 22 anni, somalo, era stato arrestato dalla Digos all’Happy Family di Campomarino il 9 marzo 2016. Oggi 4 aprile a palazzo di Giustizia a Campobasso la condanna in Appello che conferma il verdetto di primo grado. L’accusa è istigazione al terrorismo internazionale. Le motivazioni tra 90 giorni. L’udienza si è svolta in videoconferenza da Sassari, dove il ragazzo si trova rinchiuso da circa un anno. Deluso il suo avvocato difensore: «Si è persa un’altra volta l’occasione di dare una giustizia certa a un caso che ha avuto solo una grossa risonanza mediatica. Presenteremo ricorso in Cassazione».


Campobasso. Anche per la Corte d’Appello di Campobasso Mohammed Abdullahi Abshir è colpevole del reato di istigazione al terrorismo internazionale e dovrà restare nel carcere di massima sicurezza di Bancali, una frazione a otto chilometri da Sassari. Questo il verdetto, pronunciato poco prima delle ore 15, dal giudice Rossana Iesulauro nell’aula del palazzo di Giustizia di Campobasso. Oggi, 4 aprile, l’udienza di appello che si è svolta a porte chiuse e in videoconferenza per motivi di sicurezza.

Sperava in una riduzione della pena l’avvocato Antonio Di Renzo, il legale difensore del giovane somalo, che ha sempre sostenuto la sua innocenza. Anche oggi in aula ha ribadito che il fatto non sussiste. Ma la sua tesi non ha convinto il giudice. «C’è profonda delusione – ha ammesso dopo il pronunciamento - perché si è persa anche questa volta l’occasione di dare una giustizia certa ad un caso che ha avuto solo una grossa rilevanza mediatica ma che fattivamente è stato povero di risvolti probatori. Credo che abbia prevalso l’opinione mediatica sulle reali fonti di prova acquisite durante il procedimento».
Anche il 22enne nato in Arabia Saudita, in collegamento in videoconferenza da Sassari, nelle dichiarazioni spontanee rese al giudice ha sostenuto la sua estraneità alle accuse. Dal suo punto di vista, ci sono stati degli errori nelle intercettazioni. «Gli sono state attribuite affermazioni che non ha pronunciato lui: gli hanno contestato una telefonata in cui diceva che voleva partire per la Siria. Non era lui a parlare, ma un altro ospite del centro. Ma questo ha fatto scattare il fermo giudiziario», ha aggiunto il legale difensore. Al tempo stesso, ha raccontato che «gli altri ospiti del centro di accoglienza si sono contraddetti durante l’incidente probatorio e che nessuno lo ha accusato direttamente».

Invece per la Procura di Campobasso, rappresentata da procuratore Guido Rispoli, la condanna andava confermata: negli oltre2mila video che il ragazzo aveva scaricato da Internet si inneggiava alla guerra santa.
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Mohammed Abdullahi Abshir, arrestato lo scorso 9 marzo dalla Digos del capoluogo, resterà dunque in carcere per scontare i due anni e mezzo di reclusione, condanna comminata in primo grado lo scorso 1 agosto.

Tra novanta giorni il giudice Iesulauro depositerà le motivazioni della sentenza. Poi l’ultima possibilità è la Cassazione. L’avvocato Di Renzo presenterà ricorso perché, ha spiegato, «è l’unico tribunale dove forse potremo avere giustizia».
SP

(Pubblicato il 04/04/2017)

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