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Casalinghe e agricoltori in coda per il provino: "Fare un film? Chissà che diranno i miei figli"
Sono quasi tutti over ’60 gli aspiranti attori che si sono presentati nella sede di Molise Cinema a Casacalenda per il casting del nuovo film girato in Molise, con la regia di Karole Di Tommaso. Qualcuno rivela di aver saputo del provino su facebook, altri dicono di "essere stati convinti da un amico". Ci sono anche un paio di molisani già scritturati" da Zalone per la scena del gioco a carte. "Era stato divertente, perchè non replicare?". Esattamente come i teen-ager, si presentano quasi tutti in coppia per darsi coraggio, e ingannano il tempo parlando di vigneti, olivi e impasti per gli sfringioni. Ma che sono questi sfringioni? "Le scarpelle in dialetto di Guardialfiera" risponde pronta la signora Maria, mentre prova le battute.


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Casacalenda. Maria Liberatore si è svegliata presto come al solito, ha sistemata casa come al solito, ha preparato qualcosa per il pranzo come al solito. Ma, a differenza di tutti gli altri giorni, ha preso il marito Antonio, è salita sull’auto e si è fatta portare da Colletorto a Casacalenda. «Mentre facevo colazione – racconta con un lampo divertito nello sguardo ancora vivace – ho letto su facebook che stamattina c’era il provino per fare un film. E mi sono detta: perché no? Che ho di meglio da fare?».

Il film è “La bambina sintetica” (titolo ancora provvisorio), che Karole Di Tommaso girerà in Molise tra giugno e luglio: una storia di diversità e di integrazione, che la giovane regista originaria di Guardialfiera (32 anni) ha ambientato tra il suo paese natio, Casacalenda e Palata.
Così, venti chilometri dopo, ecco Maria Liberatore impegnata, nel corridoio della sede di Molise Cinema, al centro di una Casacalenda incuriosita e piena di sole, a provare le battute che lo staff le ha allungato prima del provino. Sono in italiano, ma lei le traduce a mente nel dialetto del suo paese. «Scusa, mi devo concentrare, devo recitare in dialetto, aspe’…»

Quando esce ridacchia, si schermisce, confessa: «Le battute le ho dette pure bene, ma ero emozionata. Pure se non mi stava guadando nessuno, solo una ragazza. Ma sai com’è… un po’ di emozione ci sta sempre in questi casi». Poi spinge il marito Antonio in avanti, lo caccia nella stanza dove due ragazze arrivare da Roma con telecamera digitale e pc catalogano i candidati, salvano i file dei provini: «Anche lui vorrebbe provare – dice Maria – magari se non prendono me prendono lui».

Potere intramontabile del cinema. Che peraltro in questo edificio, nella piazza centrale di Casacalenda, si respira ovunque, trasuda dai muri addobbati con manifesti di film pluripremiati. Non occorre un red carpet per evocare un Oscar, basta un poster. E il pensiero di finire in una sala buia e silenziosa incantata dal grande schermo, anche solo per un secondo, di poter dire agli amici e ai figli: “Embè? Mi hai visto? Ci sto anche io”.

Giovanni Soccio, paltò e cappello come per una cerimonia importante, conosce bene la sensazione: «Non è la mia prova volta, ho avuto una particina nel film di Zalone. Mi riconosce? Ero uno di quelli che giocava a carte». Ha 78 anni, arriva da Provvidenti, fa l’agricoltore diretto, esperto di vigne e trattori. Argomenti dei quali, nell’attesa che Virginia della produzione lo chiami dentro, dibatte disinvoltamente con Pasqualino Malorni, 81 anni di Casacalenda. Anche lui aspirante attore. Ma senza esagerare: «Un amico mi ha detto che dovevo venire, almeno a vedere se avevano bisogno di uno con la mia faccia. Mah, comunque oggi si sta bene, non ci sta quel casino pazzesco che c’era con i casting per Zalone».

«E chi se li scorda quelli» gli fa eco un organizzatore di Molise Cinema, volontario infaticabile all’opera da 14 anni per una iniziativa di rilancio culturale messa a punto dopo il terremoto e andata avanti con successo malgrado la penuria di finanziamenti, capace di portare in estate migliaia e migliaia di appassionati nel suggestivo borgo di Casacalenda, un passato glorioso ma oggi solo tremila anime e le conseguenze della scossa tellurica del 2002 che ancora pesano.

Era la fine di aprile 2013 quando in migliaia hanno preso d’assalto la sede di Molise Cinema per i provini del film “Sole a catinelle”, un fenomeno da botteghino che per il Molise rurale è stata la più efficace promozione turistica mai inventata. «Arrivarono anche da fuori regione, soprattutto giovani – ricordano qua dentro – ma la produzione cercava esclusivamente molisani cui dare i ruoli di gommista, medico, barista, contadino. E la maggior parte doveva avere una certa età…». Nel caso del film di Karole di Tommaso l’anagrafe non è un dato trascurabile: si cercano soprattutto anziani, agricoltori “con i tratt marcati” e i valori genuini, casalinghe ruvide e di cuore, poco avvezze alle smancerie e inserite in un tessuto sociale di serenità e concretezza. «Insomma – scherzano loro , i candidati in fila – in fondo dobbiamo soltanto interpretare noi stessi. Dove sta il problema?»

Chissà. Dallo staff non si sbilanciano: «Siamo in una fase iniziale, non sappiamo ancora se tra le varie comparse ci sarà anche qualcuno con un ruolo da protagonista.
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Non è escluso». Non è escluso, perciò, che si ripeta il “miracolo” di zia Caterina, ovvero la signora Matilde di Montagano che a settant’anni è stata scelta per interpretare la zia del Checco nazionale del film girato in Molise, che ha inaugurato la stagione della regione che non esiste set di pellicole di successo. «Matilde Caterina prenderà parte anche lei a questi provini. Non si sa quando arriverà però» spiegano dall’organizzazione. Lei è già una stella, in un certo senso.

Gli aspiranti attori e le aspiranti attrici arrivano a coppie, forse per infondersi coraggio o semplicemente per tenersi compagnia ingannando l’attesa. Una quindicina in tutto, «ma tenendo conto dei requisiti decisamente limitanti non è per niente male». Tra i quali uno che incuriosisce le poche donne in fila. “Abilità nel preparare gli sfringioni”. Filomena Fraraccio, 56 anni da Macchiagodena, arrivata col marito apposta per farsi dare una particina («adoro recitare, lo ho già fatto») non sa cosa siano, ma semplicemente perché non è del posto. «A Guardialfiera si chiamano così le scarpelle, o scruppelle, la pasta tirata e fritta tipica».
La regista, d’altronde, è nata e cresciuta a Guardialfiera, e a Guardialfiera torna spesso anche con la compagna giornalista e il bambino nato da poco. Ed è qui, nel cuore di un Molise che senza pregiudizio e con il “cuore in mano” ha svelato il suo lato più sorprendente e meno scontato, che sarà allestito, in estate, il set. Quello in cui reciteranno, scandendo le parole nella lingua guardiese o dei centri limitrofi, uomini e donne di questa terra.

Come Alessandro Amoruso, che sventola sorridendo il foglio della sua presentazione. 77 anni, di Casacalenda, anche lui scritturato da Zalone per una manciata di secondi di visibilità. «Abbiamo girato un sacco di tempo, ma hanno tagliato quasi tutto. Magari questa volta andrà meglio». Strizza l’occhio, entra a fare il provino con la disinvoltura di chi sta a casa sua. Questi sono donne e uomini solidi, "quadrati", saggi. Non c’è bisogno di fingere alcunché, non siamo mica al Grande Fratello o a X Factor. (mv)

Le immagini nella galleria fotografica

(Pubblicato il 04/04/2017)

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