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Quando le fake news sono prese per notizie vere: satira, lezioni e paradossi del fenomeno Lercio
Quella volta in cui Radio Maria mandò in onda i Megadeth e ne parlò addirittura Repubblica... Storie di ordinaria disinformazione, e non certo per colpa loro: Patrizio e Vittorio, due dei 34 autori di Lercio.it. hanno "sbancato" con lo show live al Bobby’s di San Giacomo degli Schiavoni. Una serata di risate e di pienone, ma anche l’occasione per riflettere sulla superficialità dell’approccio alla informazione, che arriva a paradossi incredibili.


Sopra i due autori di Lercio con i ragazzi del Bobby’s. In alto alcuni momenti del Lercio Live
San Giacomo degli Schiavoni. 1° aprile 2017, in Molise. I presupposti per il paradosso c’erano già tutti, visto che loro sono, fra le altre cose, quelli che si sono inventati il Molexists. “Il Molise propone un referendum per dimostrare la sua esistenza”. E giù a ridere, perché il tormentone del Molise che non esiste è ormai di dominio comune, lo conoscono pure in Sicilia e Val d’Aosta. Fenomeno Lercio, lo sporco che fa notizia. Potere della satira sul sensazionalismo dei media. Gli stessi media che a volte, dimostrando una pigrizia colpevole, scambiano articoli dichiaratamente ed evidentemente falsi per “vera informazione”. E’ successo per esempio quando gli autori del sito di satira più seguito d’Italia (la pagina Facebook ha 1 milione di contati al giorno, il portale a settimana) hanno lanciato la notizia "Errore nel sistema operativo, Radio Maria passa i Megadeth", innescando un tam-tam di rilanci della stessa, presa come rigorosamente vera, sui social e addirittura su giornali istituzionali e serissimi. Ci è cascata perfino Repubblica, tanto che padre Livio Fanzaga, direttore dell’emittente, è stato costretto alla smentita. E dire che, a leggere l’articolo, la canzonatura appariva fin troppo scontata. E invece.

E quando Lercio ha pubblicato “Kyenge shock: “Prendiamo cani e gatti degli italiani per sfamare gli immigrati”? E’ venuto giù un polverone, effetti collaterali insospettabili, reazioni scomposte e commenti, questi sì, memorabili. E non certo per intelligenza. Al punto che Luca Bernardini, un professore associato presso Università degli Studi Milano, ha trovato la sintesi esatta: «Lercio – ha scritto in un commento finito anche nel secondo libro che uscirà il 13 aprile - è la cartina di tornasole inutilmente sognata da Darwin: i commenti alle sue "notizie" permettono di riconoscere con grande facilità gli "homo sapiens" e gli "anelli di congiunzione". Purtroppo, in rete, questi si rivelano essere la stragrande maggioranza. Leggere per credere!».


Già. Perché oltre a far ridere e prendere in giro in maniera intelligente la deriva allarmistica e improntata al clamore dell’informazione, Lercio smaschera la superficialità del giornalismo che oggi fa i conti con una confusione indistricabile tra notizie vere e bufale e la pigrizia disinformata di un pubblico che scambia, spesso e volentieri e contro ogni buon senso, le fake news per vere notizie. Sabato sera al Bobby’s Live Bar di San Giacomo, pienissimo per l’occasione, Patrizio Smiraglia e Vittorio Lattanzi ne hanno dato ampie dimostrazioni pratiche in uno show che per due ore ha divertito il pubblico con una carrellata di esempi esilaranti.

Patrizio è un napoletano doc, laureando in giurisprudenza, appassionato di inglese e latino, lingue che insegna agli studenti del liceo nelle ripetizioni pomeridiane. Vittorio abita a Porto Sant’Elpidio, dove ha famiglia e agenzia immobiliare. Sua la celebre frase di Lercio messa a punto dopo l’infinità di scosse sismiche: “Vivere nelle Marche’ inserito nella lista degli sport estremi”.
Sono due dei 34 autori di Lercio.it, progetto nato dentro al collettivo satirico Acido Lattico, a sua volta formato dagli autori della rubrica La Palestra di Daniele Luttazzi. «Poi La Palestra ha chiuso - racconta Patrizio dopo un giro pomeridiano a Termoli, prima dello show – e siamo rimasti noi. Sempre gli stessi». 34 titolisti che abitano in città diverse e non si incontrano quasi mai, ma dedicano a Lercio alcune ore al giorno, «tutti i giorni, è un secondo lavoro oltre che un hobby» per sfornare quelle battute che sono ormai un fenomeno collaudato, per il quale cominciano a fioccare richieste perfino dalla Rai, malgrado la tendenza alla censura che si registra in Italia sulla satira. «E la nostra è satira, a volte può anche dare fastidio o creare problemi. Anche se per la costruzione delle battute ci ispiriamo alle regoleche ci ha spiegato in modo esaustivo proprio Luttazzi» aggiunge Vittorio.

Il rischio, va da sé, è il fraintendimento, ma anche quello di finire nel mirino di chi viene preso in giro. Come i sostenitori di Matteo Salvini, uno dei bersagli ovviamente preferiti a livello politico, della redazione, che a differenza di quanto fanno certi comici affermati non cede alla tentazione di rendere simpatici determinati personaggi, e ha il grande merito di aver svelato i meccanismi intrisi di razzismo che circolano sul web. Leggere per credere, appunto, titoli come «Macchinista fa arrivare il treno in orario, denunciato per apologia del fascismo». Oppure: «Salvini contro gli uccelli migratori: “Facciano il nido a casa loro”». Molti ridono, per fortuna. Ma qualcuno se la prende, o peggio ancora: la prende per vera. E magari risponde anche. E magari si mettere a difendere perfino il Duce e l’apologia del fascismo.


«La nostra linea editoriale penso sia abbastanza chiara – ride Vittorio – e non è certo un caso». Pare che abbiano fatto le elezioni di redazione, e che abbia vinto all’80 per cento… vabbè, meglio non dirlo, in fondo non è importante. Quello che è importante da sottolineare è che hanno vinto un bel po’ di premi, sono citati nei libri, vano a fare lezione all’Università (raccontano la bufala dal 1700 a oggi con la Lercio Magistralis, e di questi tempi è utile…), hanno pubblicato con Rizzoli "Un anno Lercio - il 2014 come non l’avete mai letto" e il secondo volume è in uscita con un inserto di ben 101 battute sulla morte di Berlusconi («Ci siamo portati avanti, quando succederà non ce ne sarà per nessuno) e da qualche settimana fanno su DMax il TG Lercio.


Al Bobby’s dei cugini Maurizio e Marco La Fratta, dove – con l’aiuto di Giancarlo - si promuovono eventi di spessore e si fa cultura il sabato sera all’interno del piccolo chiosco di San Giacomo, Vittorio e Patrizio hanno tenuto incollato il pubblico per quasi due ore con il Lercio Live. Una raffica di ultim’ore irriverenti e brillanti: “Scoperta vecchia legge del 1957 che Berlusconi non ha ancora violato”; “Mosca, oppositore di Putin muore per cause naturali”; “Tenta di emulare il suo idolo Valentino Rossi, 15enne accusato di evasione fiscale”. Alcune con citazioni colte (“Roma, aspetta la Metro B e invece arriva Godot”), altre ispirate al vissuto popolare italiano (“Studente fuorisede muore dopo un mix letale di pasta al tonno e Simmenthal”), alcune dal retrogusto ferocemente attuale (“Bimbo mette il dente sotto il cuscino e la fatina gli porta un voucher”), altre irresistibilmente innocue (“Il maestro Muti fa suonare il telefonino per ritrovarlo, 10 minuti di applausi”), qualcuna più “cattiva” (Musica, Nek scopre che si possono usare tutte le linee del pentagramma”), qualcuna amara (“Trump annuncia l’uso di droni a forma di Pokémon per non turbare i bambini siriani durante i raid”).

E poi spazio alle nuove rubriche che arricchiscono il sito, come gli annunci lerci, i sondaggi lerci, l’oroscopo lercio. Risate in sala, a oltranza. Ma sbagliato credere che questo tipo di fake news, irriverenti e centratissime “sul pezzo”, come si dice in gergo, siano la semplice conseguenza di una creatività naturale, invenzioni brillanti e automatiche di una redazione ben strutturata, con una sola donna a controbilanciare lo strapotere maschile («Non è vero, Rosaria che è un avvocato è la più cazzuta e feroce di tutti noi. Tre come lei e saremmo finiti…»)

C’è lavoro, dietro Lercio. «Facciamo una selezione delle notizie decisamente lunga: quello che viene pubblicato non è mai la prima cosa che ci passa in mente» spiegano i due autori ospiti del Molise che esiste, «e la pampanella che abbiamo mangiato lo dimostra». E non è nemmeno la seconda cosa. Capita di dover andare veloci perché quello che oggi è una notizia da capovolgere, trasformare, rendere paradossale, domani è già bruciata. Ma a volte le battute richiedono giorni, vanno perfezionate, limate, scritte e riscritte con un linguaggio giornalistico e in modo da non diventare mai, nemmeno involontariamente, razziste. Accorgimenti, strategie, tecnica. «Sempre Luttazzi, ci ha ispirato l’esperienza con lui ». Non è per niente facile essere Lercio, anche se ti diverti da morire a esserlo.

(Pubblicato il 02/04/2017)

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