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Verso la Settimana Santa
Commozione e chiesa gremita: Campobasso si ritrova nel tradizionale ’Zucheta-zù’
Ieri sera, 1 aprile, nella chiesa di Santa Maria della Croce è iniziato il Settenario dedicato all’Addolorata che si concluderà venerdì prossimo. Atmosfera struggente tra religione, culto popolare ed esecuzione musicale. Grande partecipazione per un rito che resiste da oltre un secolo. E al termine della funzione risuona il ‘Teco vorrei’ del maestro Michelangelo De Nigris, autore anche di ‘Oh di Gerico beata’.


Campobasso. La chiamata struggente dei violini, la risposta poderosa dei contrabbassi. Come avviene da oltre un secolo, Campobasso rinnova il culto dell’Addolorata con il tradizionale ‘Zucheta-zù’, l’inno composto intorno al 1890 dal maestro Michelangelo De Nigris dal titolo ‘Oh di Gerico beata’.
Ieri sera, 1 aprile, a Santa Maria della Croce la tradizione si è ripetuta, e non sono mancati veri e propri momenti di commozione nella chiesa stracolma di campobassani. Diverse persone avevano le lacrime agli occhi, più di qualcuno intonava i versi con la voce strozzata. Insomma, momenti intensissimi avvolti in un’atmosfera speciale. La conclusione, come al solito, è stata affidata al celeberrimo ‘Teco Vorrei’, vero simbolo della Pasqua del capoluogo. Venerdì, a mezzogiorno, ci sarà la ‘supplica all’Addolorata’, mentre a chiusura della ‘Settena’ (il termine dialettale utilizzato per indicare le sette sere) sarà presente anche il vescovo Bregantini.
La Settimana Santa viene preceduta nel capoluogo dal cosiddetto Settenario dedicato appunto all’Addolorata. Nella chiesa di Santa Maria della Croce ogni sera, dal sabato che precede la domenica di Passione (due settimane prima di Pasqua, ndr) al venerdì prima della domenica delle Palme, si eseguono i riti: la corona dei sette dolori di Maria, a seguire la messa e il momento più sentito, cioè quello dell’esecuzione dell’inno. Immancabile l’interpretazione del tenore campobassano, Nello Toti. La sua voce inconfondibile accompagna i momenti popolar-religiosi ormai da diversi anni. E ogni volta l’emozione è la stessa. Da brividi anche le esibizioni del baritono Rosario Presutti e del soprano Mariagrazia Lombardi. Ad accompagnarli l’ottimo Gastone Di Soccio, organista sopraffino.
Ma come nasce il termine Zucheta-zù? La risposta non è univoca né certa. Ma se si chiede in città quello che viene detto più di frequente è che il tutto deriva da una sorta di botta e risposta musicale tra violini e contrabbassi. Non tutti gli studiosi, però, sono concordi su questa tesi. Mascia per esempio scrive: “…voce onomatopeica ispirata dal fraseggiare profondo dei contrabbassi…”.
Letizia Bindi ed Elia Rubino propendono per la “domanda e risposta” tra i violini ed i contrabbassi che chiudono ciascuna delle quattro sezioni che compongono il Settenario. C’è di più. Nei primi decenni del 1900, la denominazione dialettale iniziò ad assumere un carattere negativo, utilizzato soprattutto nei periodici satirici, come spiega Vincenzo Lombardi. E questo è dovuto in quegli anni a un impoverimento dell’offerta musicale legata proprio all’Inno. Lo ‘Zucheta-zù’, agli albori interpretato in Cattedrale da tenori e baritoni provenienti dalla scuola di Napoli, viene ripreso e valorizzato dal maestro LinoTabasso dopo la Seconda Guerra Mondiale. In seguito, si sono succeduti gli indimenticati Domenico Fornaro, don Armando Di Fabio fino a giungere all’attuale direttore, l’instancabile ed elegante Antonio Colasurdo. C’è da dire che dal 1967, con l’arrivo di don Armando che creò la Corale Trinitas, il coro si è spostato dall’organo posizionato in alto all’altare, un avvicinamento che ha amplificato l’effetto sonoro, oltre che emotivo.

(Pubblicato il 02/04/2017)

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