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Cronache
Strumenti speciali per studiare la frana: già 24 persone evacuate. Cuoco l’aveva scritto 200 anni fa
Nel suo Viaggio in Molise lo scrittore e storico, originario proprio di Civitampomarano, aveva lanciato l’allarme sul rischio idrogeologico di quella porzione di terra. "Vi sono dei paesi ai quali non si possono dare più di altri 50 anni di esistenza" aveva predetto, in modo un po’ troppo pessimistico, nel 1812. Intanto nel borgo più storico del Molise il fronte franoso si apre anche a valle. Sono già 24 le persone evacuate, che hanno lasciato le proprie abitazioni minacciate da crepe e lesioni. La Protezione Civile sta predisponendo una gara in urgenza per monitorare la situazione con strumentazione speciale in grado di "studiare" la frana.


Civitacampomarano. Sono già 9 le abitazioni principali sgomberate dal sindaco di Civitacampomarano Paolo Manuele, che da qualche settimana sta fronteggiando una emergenza senza precedenti nel borgo storico del Molise, quello che ha dato i natali a Gabriele Pepe e Vincenzo Cuoco.
Proprio quest’ultimo, scrittore, giornalista politico ed economista nato a Civitacampomarano nel 1770, aveva parlato ben due secoli fa della frana che oggi sta mettendo a rischio il paese. Un paese in cui le case del borgo hanno cominciato a mostrare faglie e crepe, tanto che è stato indispensabile trasferire altrove 24 cittadini.
L’allarme sul dissesto idrogeologico del Molise, e in particolare sulla frana di Civitacampomarano, Vincenzo Cuoco lo aveva lanciato nel 1812, quando in Viaggio in Molise aveva scritto queste parole: «L’aspetto fisico della Provincia si è interamente cangiato. Quasi tutti i boschi sono stati distrutti, e, quasi si avesse voluto operar sempre contro la natura, si sono distrutti più boschi ne’ monti che nelle pianure. La montagna di Frosolone, la seconda montagna della provincia dopo il Matese, 50 anni fa era folta di alberi: oggi non ve ne è neppure uno. La terra, rimasta senza il sostegno degli alberi, è trascinata dalle acque, dappertutto vedete rimanere nuda e le rocce primitive, come ossa di un cadavere di cui si sfracelino le carni. Il suolo, dappertutto cretoso, nell’estate si fonde, si imbeve d’acqua e nell’inverno si smotta, si slama e va a rendere variabile, incerto, rovinoso il corso dei torrenti e dei fiumi: donde poi nuovi danni e più gravi».


«Vi sono dei paesi – si legge negli Scritti sul Molise di Giuseppe Maria Galanti, che cita proprio l’allarme lanciato dal conterraneo Vincenzo Cuoco - ai quali non si possono dare più di altri 50 anni di esistenza: tali sono Lucito e Fossaceca. Insomma tutta la provincia tra un mezzo secolo sarà deteriorata a segno che una meta sarà trasportata nell’Adriatico e l’altra metà resterà inutile ad ogni coltivazione».


Una previsione, quella dello storico molisano, che 200 anni dopo si può definire più allarmistica ancora di quanto effettivamente accaduto, ma che mostra come il fenomeno franoso che interessa proprio quella parte di Molise e che oggi minaccia uno dei borghi più storici e interessanti di tutta la regione era ben evidente già 200 anni fa.


Negli ultimi giorni inoltre si è attivato anche il piccolo smottamento a valle, che dalle primissime indagini sembrerebbe essere collegato al movimento franoso che sta insistendo in superficie sul versante del centro storico. Ma saranno indagini geologiche speciali a valutare la portata del rischio e le caratteristiche di questa frana che rischia di sgretolare la parte centrale di Civitacampomarano, dove scivolano a valle secoli di storia come la casa di Gabriele Pepe e l’antico palazzo sede del Consiglio Comunale.

Tra una decina di giorni si dovrebbe conoscere qualcosa in più. «La Protezione Civile - spiega il primo cittadino Paolo Manuele - sta predisponendo con il servizio regionale le misure da mettere in campo per un monitoraggio particolare, fatto con una strumentazione elettronica all’avanguardia che ci dovrà consentire in tempo reale di poter rilevare eventuali movimenti e regolarci di conseguenza».

Al momento accanto alla zona rossa - completamente sgomberata – c’è un’altra zona adiacente, classificata come zona blu, dove tuttavia - registra il sindaco «in questo momento osserviamo un quadro di assoluta sicurezza.
Non ci sono lesioni ma tutte le situazioni sono attenzionate da vicino. Non si può escludere che il movimento possa avere un una espansione ulteriore».

I 24 cittadini allontanati giocoforza dalle rispettive abitazioni sono stati dislocati presso abitazioni di parenti, in un appartamento dello Iacp e, in due casi, nei moduli abitativi costruiti in occasione del terremoto del 31 ottobre 2002. Oltre alle 9 prime case sgomberate sono a rischio 8 seconde case e oltre 11 immobili fra garage, cantine e depositi.


Continua intanto la raccolta fondi per salvare il salvabile, per allestire una nuova sede comunale e non lasciar morire un villaggio patrimonio della Regione Molise e borgo autentico di Italia. Help Civita è la campagna di raccolta fondi promossa dal sindaco Paolo Manuele, dalla Proloco e dalla direzione artistica del Cvtà Street Fest di Alice Pasquini che solo un anno fa, con altri artisti di fama internazionale, ha impreziosito di simboli, arte, colori e quadri il paese che ora rischia di morire.

(Pubblicato il 01/04/2017)

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