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L'inaugurazione dell'anno accademico
Laura Boldrini all’Unimol: "Chi dice che non serve studiare fa un torto ai giovani"
La presidente della Camera alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico. Braccata ancora dalle Iene e da una delegazione di lavoratori di Gam, Ittierre e del settore metalmeccanico, Laura Boldrini ha incontrato gli alunni della Don Milani. Poi l’augurio agli studenti dell’Unimol: "Il lavoro è la prima emergenza, ma voi non abbiate paura del futuro".


Il binomio ‘calcetto & curriculum’ è lontano. L’impronta che il presidente della Camera Laura Boldrini dà all’inaugurazione dell’anno accademico è diversa: è ispirata al coraggio, alla fiducia e a un rilancio del Paese che non può che passare dalla formazione e dalla cultura.

Non c’è solo un caldo sole ad attendere la terza carica dello Stato, per la prima volta a Campobasso per l’inaugurazione dell’anno accademico. Ci sono pure ‘Le Iene’, che da ieri sera la ‘braccano’ per chiederle chiarimenti sulle polizze assicurative per i parlamentari, e c’è una delegazione dei lavoratori Gam, Ittierre e del metalmeccanico. Ad un suo collaboratore consegnano una lettera: chiedono tutele dal punto di vista occupazionale, il riconoscimento della cassa integrazione fino al 2018. «In Molise 2mila persone sono disoccupate - dicono - aiutateci».
All’Università del Molise la Boldrini trova anche una piacevole sorpresa: gli alunni delle quarte della ‘Don Milani’. Le consegnano un mazzo di fiori. Un breve dialogo con i piccoli componenti del Consiglio comunale dei bambini, poi l’invito:«Dedicate un’ora al giorno agli altri, ai nonni, all’ambiente, a chi ha bisogno. Vi aspetto a Montecitorio».

Il capo della Camera dei deputati varca l’aula magna verso le 11, accompagnata dalle principali autorità politiche e istituzionali regionali: il prefetto Maria Guia Federico, il governatore Paolo di Laura Frattura e il presidente abruzzese Luciano D’Alfonso, il rettore Gianmaria Palmieri, il sindaco della città capoluogo Antonio Battista.

C’è concretezza nel discorso che la terza carica dello Stato fa all’affollata platea. Parla per mezz’ora ai tanti giovani, forse gli stessi a cui purtroppo toccherà lasciare un Paese in cui non c’è lavoro. A loro va il primo pensiero: «I nostri ragazzi hanno lasciato l’Italia ritenendo che non ci fosse un futuro per loro. E questa è una sconfitta».
Elenca tutto ciò che non va in Italia: «Il welfare si restringe sempre di più e questo è paradossale in tempi di crisi». Dunque, la crisi ha alimentato «la rabbia e la frustrazione», «le persone – scandisce - sono arrabbiate da una classe politica che non è stata all’altezza della sfida». Suona come una sorta di mea culpa. Per la presidente di Montecitorio «non è possibile concentrare la ricchezza nelle mani di pochi» e quindi rivolge un richiamo alla politica: «Dovrebbe mitigare le diseguaglianze». Questo purtroppo non avviene.

Ma il primo fragoroso applauso parte quando sottolinea che «bisogna fare in modo che i giovani diventino padroni del loro futuro. La mancanza di lavoro è un’ipoteca sulla vita. Il lavoro è un’emergenza». Un dramma che i dati confermano: in Italia la disoccupazione è tra 38 e 40 percento, quando la media europea si aggira sul 22 percento. Non c’è più da perdere tempo. «Bisogna uscire dalle politiche di austerità europee – insiste - perché se non riusciamo a fare investimenti pubblici non si esce da questa situazione, sono gli investimenti pubblici a far da volano all’investimento privato. Noi siamo un grande Paese, la seconda potenza industriale d’Europa, ma forse lo abbiamo dimenticato».

Suggerisce poi la sua ricetta per uscire dalla crisi come se fosse il leader del governo: investimenti per la messa in sicurezza del territorio, economia verde, cultura, riduzione del digital divide e turismo, lotta alle diseguaglianze. Dove troviamole risorse? La risposta è coraggiosa: «Io non accetto che si dica che non si sa dove prendere soldi per gli investimenti. L’evasione fiscale va combattuta con più energia. La corruzione va sradicata dalla nostra vita sociale». Parole che forse sono le prove generali di leadership. Gradite, comunque, a chi si trova nell’aula magna e applaude.
Affermazioni lontane anni luce da quelle del ministro Tremonti, diventato celebre per la frase ‘con la cultura non si mangia’. «Sarà la cultura la vostra nuova cassetta degli attrezzi, chi dice che non serve studiare fa un torto ai giovani.
Oggi dunque la classe dirigente deve investire sulla formazione».


Un messaggio all’insegna della positività lanciato però in una regione molto sfiduciata. Se ne fa portavoce il sindaco nonché presidente della Provincia di Campobasso Antonio Battista: «Tanti sindaci come me raschiano il fondo del barile per far quadrare i conti e sfidano le leggi del consenso popolare incassando gli effetti del malcontento di una popolazione che ha precise esigenze e richiede precise soluzioni che la politica, quella nazionale, deve metterci in condizioni di attuare».

Preferisce esporre alcuni risultati il governatore Paolo Frattura: «Prevediamo la partecipazione dell’Università alla programmazione sanitaria regionale e regoliamo, da una parte, l’integrazione possibile tra funzione didattica, formativa e di ricerca e funzione assistenziale, e dall’altra l’apporto del personale dirigente del servizio sanitario regionale alle attività formative di Unimol. In questa maniera insieme tuteliamo il diritto dei nostri cittadini a cure di qualità e diamo ai nostri ragazzi la possibilità di qualificarsi qui da noi».

Luci e ombre nel bilancio del rettore Gianmaria Palmieri. La ‘sua’ Unimol cresce: ci sono più immatricolazioni (+13%), è la seconda università italiana per gradimento degli studenti e quinta per attrattività da fuori regione (dati del Sole 24 Ore), l’apertura di nuovi corsi di laurea. Poi le ombre: «C’è stata una drastica riduzione delle risorse l’incremento di sterili procedure burocratiche». Il rettore difende i piccoli atenei come quello molisano: «E’ il momento di abbandonare la logica degli slogan», scandisce di fronte alla Boldrini. «La ‘buona università’ deve innanzitutto consentire a un numero quanto più elevato possibile di giovani di poter accedere all’alta formazione e alla ricerca. Appare dunque insensata – incalza - la concentrazione delle strutture qualificate di eccellenza in pochi e affollatissimi poli». La lotta alle diseguaglianze parte proprio da qui. (SP)

Le immagini nella galleria fotografica

(Pubblicato il 01/04/2017)

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