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Cronache
Neurochirurgia: via il reparto, il servizio resta. Urgenze garantite ma coi medici privati
L’Unità operativa complessa dell’ospedale Cardarelli di Campobasso sarà smantellata: il reparto non ci sarà più ma conserverà le sue funzioni. Le emergenze saranno garantite grazie alla collaborazione tra neurochirurghi dell’Asrem e quelli del Neuromed di Pozzilli in virtù di un protocollo firmato nella mattinata del 31 marzo. Non si faranno più interventi chirurgici in elezione (quelli programmabili) e per i casi più complessi è previsto il trasferimento nell’Irccs. Il primo passo verso l’integrazione tra pubblico e privato è volto a evitare ai molisani di doversi rivolgere a strutture di fuori regione.


di Assunta Domeneghetti

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Campobasso. Il reparto di Neurochirurgia dell’ospedale Cardarelli di Campobasso non ci sarà più. Ciò che resterà sarà il servizio: funzioni e competenze di questa branca medica sopravvivranno ma solo per quanto riguarda le emergenze (e non per gli interventi in elezioni, quelli, cioè, programmabili). A gestirle saranno medici pubblici e neurochirurghi provenienti dalla sanità privata.

E’ questo, in estrema sintesi, il senso del protocollo firmato nella mattinata del 31 marzo tra Asrem e Neuromed. L’intesa, che fa riferimento al provvedimento del direttore generale Gennaro Sosto numero 255 del 28 marzo 2017 punta a evitare ai molisani i cosiddetti viaggi della speranza in strutture ospedaliere fuori regione. Ma anche a realizzare quella integrazione col privato accreditato tante volte auspicata durante il governo di Paolo Frattura.

Che i suoi Piani operativi (Pos 2015-2017) non prevedessero posti letto per la Neurochirurgia non è una novità. Il Cardarelli, infatti, è un Dea di I livello perché non ha un bacino da 600 mila abitanti minimo chiesto dal tanto contestato decreto Balduzzi. Già a metà febbraio l’Asrem aveva provato a smantellare l’Unità operativa complessa di contrada Tappino salvo poi accorgersi che, non avendo ancora previsto una valida alternativa per i pazienti, avrebbe messo a rischio il servizio. Congelata la chiusura con la pezza d’appoggio di dover ancora smaltire i ricoveri, l’azienda sanitaria ha perfezionato i dettagli di questa intesa appena firmata.
A sottoscrivere il protocollo sono stati il manager dell’Asrem Gennaro Sosto e il presidente del Consiglio di amministrazione del Neuromed, Erberto Melaragno.

La «gestione congiunta delle emergenze» tra neurochirurghi del Cardarelli e quelli dell’Irccs di Pozzilli si realizzerà attraverso «la consulenza a distanza tra P.O. di Campobasso e Neuromed mediante l’invio telematico di immagini radiografiche». E’ prevista poi una «doppia reperibilità, la prima assicurata dai neurochirurghi della Asrem, la seconda da quelli del Neuromed: quest’ultima – leggiamo nella nota dell’azienda sanitaria - sarà attivata nel caso si renda necessario un intervento in emergenza presso il P.O. di Campobasso».

Cosa significa? Che in caso di evento traumatico, per esempio, i dottori in servizio a Pozzilli verranno a prestare servizio a Campobasso a meno che l’intervento sia talmente delicato da richiedere «procedure di alta specializzazione». In quel caso, non avendo più un reparto e la strumentazione che ha invece il Neuromed, i pazienti saranno trasferiti all’Irccs.
A patto, però, di trovare posto. Perché avere posti letto accreditati col pubblico non si traduce automaticamente in posti letto riservati. E il Neuromed, non si può ignorare, è pur sempre una struttura privata che per sua stessa natura persegue il profitto.


Il provvedimento del 28 marzo – in cui si escludono nuove assunzioni nonostante le ammesse criticità di un reparto a corto di medici (Neurochirurgia ne ha tre “di conseguenza non poteva più svolgere contemporaneamente le specifiche funzioni in regime ordinario – ambulatoriali e programmabili – e in regime di urgenza emergenza), stabilisce anche le attività che questi tre dottori possono fare. E cioè: "consulenza urgente h24 per i pazienti che arrivano dal Pronto Soccorso o dalla Rianimazione e non possono essere trasferiti, la gestione delle emergenze neurochirurgiche e l’attività chirurgica in elezione condivisa con il reparto di ortopedia”.
Si tratta dell’Unità operativa dove andranno a lavorare i tre neurochirurghi dopo lo smantellamento del reparto che diventerà un Centro traumi di zona con funzione neurochirurgica, «in genere di solo appannaggio di Dea di II Livello».


«Il protocollo - piuttosto articolato - costituisce una anticipazione del Piano sulle reti di emergenza tempo dipendenti, in via di elaborazione da parte della Regione Molise».
Una volta elaborato questo documento il protocollo potrebbe perdere il suo carattere di temporaneità per diventare definitivo.
Sono infine previste procedure di autocontrollo e revisione sistematica dell’assistenza ai pazienti al fine di migliorare il servizio.



La notizia arriva il giorno successivo alla bocciatura da parte della ministra della Salute di cinque regione, tra cui il Molise, che non fornirebbero cure adeguate alla popolazione.
Beatrice Lorenzin, anticipando i dati della misurazione di qualità dei servizi sanitari italiani relativi al 2015 (Griglia Lea 2015), ha dichiarato che la soglia minima delle cure in Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia non è sufficiente. E ha aggiunto pure che nelle ultime 3 regioni elencate il dato è persino peggiorato rispetto all’anno precedente.

«Se possiamo dire che i piani di rientro e i commissariamenti hanno funzionato sotto il profilo economico – ha dichiarato all’Ansa la ministra - lo stesso non può dirsi per le cure». Il costante monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza ha evidenziato come in Molise ci sia stato un peggioramento dei risultati».

Alla Lorenzin ha replicato il governatore Frattura: «Questo calo un po’ ci ha sorpresi, non posso negarlo. Va detto però che il dato è del 2015 rispetto ai numeri del 2014, anni in cui sono cambiati anche gli indicatori, in particolar modo per la prevenzione, determinati dall’agenzia Agenas. ll Molise nella valutazione dei Lea ha perso 3 punti passando da 159 a 156 (il minimo è 160). Sono convinto che, dopo 10 anni di blocco del turn over, tornando ad assumere dal 2017 raggiungeremo la soglia minima grazie a questo innesto di nuovo personale

(Pubblicato il 31/03/2017)

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