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Succede in Molise
Agricoltori beffati da burocrazia del gasolio. “E se pianti carciofi non ti danno una goccia”
Ad aprile i coltivatori diretti della regione non sanno ancora quanto carburante potranno avere a prezzo agevolato. "Siamo appesi all’incertezza e non ci fanno sapere nulla, mentre dobbiamo muovere i trattori per avviare le nuove coltivazioni". Rabbia e frustrazione per gli uffici Uma, che dipendono dall’assessorato regionale e sono incapaci di dare risposte anche se ce ne sono ben 7 in Molise. E funzionano con una burocrazia incredibile: invece di procedure semplificate e pratiche online, in Molise conta ancora il libretto cartaceo "e servono tre fogli diversi per avere diritto al gasolio verde: una perdita di tempo immane". Tanto più che non è garantito il risultato. Angelo, per esempio, coltiva carciofi ma non ha mai ricevuto una goccia di gasolio "perchè - racconta - i carciofi non sono previsti nel tabellario delle coltivazioni molisane".


Bassomolise. Aprile è un mese importante per la campagna. Un mese di grandi movimenti e nuove coltivazioni. Come i pomodori. «Si devono piantare adesso, subito» spiega Angelo, un agricoltore di Campomarino che ha un bel po’ di ettari e spazia tra vigneti, pomodori, ortaggi. Le piantine sono state acquistate, i lavoratori si sono rimboccati le macchine, i trattori sono pronti. Anzi, no. Sono a secco. Non c’è una goccia di carburante nel serbatoio, e non si sa quando e se e come il gasolio potrà essere ritirato dagli agricoltori nei rispettivi centri di distribuzione e stoccaggio.

Il rischio, per le oltre mille imprese agricole del Molise, è di andare direttamente alla pompa di benzina e pagare a prezzo di mercato la benzina per i macchinari che lavorano nei campi. «Non è una cosa di poco conto: parliamo di 1,30 euro a litro a fronte di 0,70 centesimi per il gasolio agricolo». Va spiegato, a beneficio dei profani in materia: il gasolio è lo stesso, ma quello agricolo viene “marcato” con il colore verde e assegnato direttamente dalla Regione Molise, in base alla grandezza dell’appezzamento, al tipo di tecnologia di coltivazione, al numero dei macchinari. Assegnato a un prezzo agevolato, «quello che ci permette di tenere bassi i costi». Per esempio un’azienda agricola da 50 ettari, con un trattore, una vendemmiatrice e una mietitrebbiatrice, che coltiva grano, pomodori e uva, ha diritto a migliaia di litri di gasolio. A differenza di una piccola azienda da pochi ettari, con un solo trattore. A ognuno viene assegnato un diverso quantitativo di gasolio agricolo che basta, o dovrebbe bastare, a coprire il trasporto e il movimento delle macchine per un anno intero.

In tutta Italia il gasolio viene assegnato una volta all’anno, con una procedura semplificata. Tranne che in Molise, dove la questione funziona diversamente. E visto che qua rendere le cose difficili al privato sembra essere il passatempo preferito del pubblico, ecco il paradosso: ad aprile i coltivatori non sanno ancora a quanti litri di gasolio hanno diritto, e nemmeno quando li avranno. «Abbiamo ricevuto una assegnazione provvisoria, nella misura del trenta per cento circa del quantitativo avuto lo scorso anno». Ma quel gasolio è bell’e finito, visto che siamo a marzo. «E ora siamo appesi all’incertezza».

Chi non può aspettare, chi ha urgenza di preparare le coltivazioni, non ha alternative se non andare al più vicino distributore e comprare la benzina al prezzo di mercato, che peraltro da questi parti è parecchio alto visto le accise sulla sanità che fanno schizzare il prezzo alle stelle.

Una beffa che fa indignare gli addetti ai lavori e fa gridare all’ingiustizia, che si concretizza proprio quando i macchinari hanno bisogno di muoversi, perché la campagna ha i suoi tempi che non si possono spostare a piacimento, «e che non possono seguire la volubilità degli uffici Uma». Uma? Esatto, acronimo che sta per Uffici Motori Agricoli. Quelli preposti, nell’ambito dell’Assessorato Regionale alle Politiche agricole, a certificare il gasolio dovuto a ogni azienda, a immatricolare i trattori e a fare i passaggi di proprietà dei mezzi agricoli. A giudicare dalla poche mansioni, non si direbbe un lavoraccio. Eppure di uffici Uma in Molise ce ne sono un bel po’.


A Campobasso c’è la sede centrale, quella in cui «si svolge gran parte del lavoro» spiega la responsabile la signora Campofredano, che conferma come «l’attività principale consiste nell’erogazione del carburante agricolo». Le sedi periferiche invece, che danno lavoro a parecchi dipendenti, si trovano a Trivento, Riccia, Montenero di Bisaccia, Bojano, Larino e Termoli. E questi uffici che fanno? «Lo stesso, più o meno Ma dipende dalla complessità della pratica».

E la pratica non è detto che fili liscia. Per due ragioni. La prima è che in Molise il carburante agricolo non viene assegnato, come succede nel resto del Paese, con un unico timbro che fa mettere l’anima in pace all’agricoltore di turno. Si va avanti, invece, a erogazioni provvisorie, che fanno penare le pene dell’inferno ai beneficiari dell’agevolazione. «Si perde un sacco di tempo – aggiunge Angelo – e soprattutto non si ha la garanzia di avere il carburante».

La seconda ragione risiede nella burocrazia, che da queste parti raddoppia. Anzi, triplica. «Come se non fosse già abbastanza complessa» sbuffano loro, gli agricoltori, stanchi del via-vai tra uffici Uma e distributori di gasolio. «Dobbiamo lavorare, questi viaggi continui sono un bel danno per le aziende».

Se a Chieuti, una manciata di chilometri da Campomarino ma sotto la bandiera della Regione Puglia, è sufficiente andare in Comune una volta sola con il libretto dell’assegnazione per vedersi riconosciuto il gasolio, per chi lavora tra il BassoMolise, il Matese e il Fortore è indispensabile recarsi un numero di volte indeterminato negli uffici Uma con tre documenti diversi, che poi sono la stessa cosa «ma se non ce li hai tutti e tre non ti danno un litro di carburante».
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Per usufruire del gasolio verde, quello agricolo, servono, nell’ordine, il libretto di controllo, il foglio dell’assegnazione dell’anno precedente e il
cosiddetto “fascicolo aziendale”, rilasciato dalla associazioni e inserito in maniera elettronica nel sito di Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura), dove gli addetti ai lavori lo possono consultare e aggiornare. In Molise però l’informatizzazione è del tutto inutile, visto che «se non lo porti manualmente e in formato cartaceo all’Uma non hai diritto al gasolio». Doppio libretto, di fatto, e un documento conservato negli archivi digitali che però gli agricoltori sono obbligati a portarsi dietro. «E se per caso me lo sono scordato, perché succede, o mia moglie non è riuscita a ritrovarlo dall’anno scorso, hai voglia a chiedere all’Uma di controllare il sistema Agea e certificare che è tutto là dentro. Niente, ti rispediscono a casa e devi tornare con tutti i documenti in tasca. Se no nisba…»

Operazione degna di una prova di pazienza e forza d’animo, manco l’agricoltura fosse un reality show in cui alla fine sopravvive chi riesce a non “sclerare”. «E poi dicono che stanno incentivando questo settore, che noi siamo la forza di questo territorio. Ma se fanno di tutto per complicarci la vita!». Angelo è stufo di imbattersi nel labirinto di carte, bolli, timbri.
E’ abbastanza giovane da essere cresciuto con il pc e lo smartphone, e assiste incredulo a un servizio pubblico che fa a meno di Internet e privilegia ossessivamente la carta in controtendenza con le regioni limitrofe «e il buon senso».

La tripla burocrazia non è nemmeno l’unico paradosso. «Lo sai che per i carciofi non ti danno un litro di gasolio agricolo?». Come? E perché? «Perché non esiste in Molise un tabellario che associa carburante e carciofi. Per l’uva, il grano, il pomodoro, il cavolo sanno che a tot ettari corrispondono tot litri. Ma i carciofi non sono previsti, o almeno: non lo erano fino all’anno scorso». Ora si spera che l’Uma abbia fatto i necessari aggiornamenti, riscattando nel tabellario anche gli ortaggi figli di un dio minore. Angelo ha deciso di piantarli qualche anno fa, ma non ha mai ricevuto una goccia di gasolio verde per le sue coltivazioni di carciofi perché, appunto, nessuno sapeva quanti litri occorressero per ettaro. «I carciofi li ho coltivati tutti con i macchinari riempiti di benzina comprata al distributore – racconta – e al prossimo che mi viene a dire che costano troppo gli do’ una rispostaccia che se la ricorderà a vita…».

(Pubblicato il 03/04/2017)

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