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Cronache
Polpette killer, alano trovato morto. E troppi cani da tartufo uccisi con l’acqua avvelenata
La padrona dell’alano Silver, Fiorina Reale, non ne aveva notizie da una decina di giorni. Il 22 marzo l’orribile scoperta: “Siamo distrutti”. I casi si sono di nuovo moltiplicati negli ultimi mesi: “La maggior parte riguarda gli esemplari da tartufo, come i lagotti, che spesso vanno a bere l’acqua in pozze precedentemente avvelenate” spiega il delegato regionale dell’Oipa, Giancarlo Calvanese. Nella IV Commissione del Consiglio regionale si sta discutendo una modifica della legge in materia di tutela degli animali: “La speranza è che si possano accelerare i tempi di attuazione per garantire norme certe e più severe”.


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Campobasso. Riesplode a Campobasso e dintorni il deprecabile fenomeno dell’avvelenamento dei cani. L’ultimo caso si è verificato nella giornata del 22 marzo, quando in via Delle Frasche è stato ritrovato morto, perché avvelenato, un alano nero, per il quale era stato lanciato anche un appello sul nostro sito.
La signora Fiorina Reale non aveva notizie di Silver, questo il nome del cane, da una decina di giorni. L’orribile scoperta ha scosso, chiaramente, tutta la famiglia. Queste le parole della padrona affidate a facebook: «Grazie a tutti per la solidarietà, purtroppo Silver è stato ritrovato morto avvelenato in via Delle Frasche. Come potete immaginare siamo distrutti. Ebbene sì, esiste gente che non ama gli animali». Una storia, dunque, che purtroppo non si è conclusa a lieto fine.

Come diverse altre. A confermarcelo è il delegato regionale dell’Oipa (Organizzazione internazionale protezione animali), Giancarlo Calvanese: «Purtroppo si sta di nuovo diffondendo l’avvelenamento dei cani – spiega –. Quello del cane ritrovato morto in via Delle Frasche segue altri casi avvenuti nelle contrade di Campobasso. Certo, il fatto che sia avvenuto in una zona abbastanza centrale della città non è un bel segnale».
Tra l’altro, si moltiplicano gli avvelenamenti su determinate razze di cani: «La maggior parte dei casi di avvelenamento riguarda i lagotti e comunque gli esemplari addestrati alla ricerca di tartufi. Nei mesi scorsi sono stati tanti. Oltre naturalmente ad alcuni episodi di avvelenamento che hanno visto protagonista qualche contadino nei confronti di cani randagi».
Dunque, una sorta di emergenza che riguarda appunto i lagotti. Solo un paio di anni fa la stessa Oipa denunciava le decine di esemplari ritrovati senza vita a causa del veleno che gli era stato somministrato: «Spesso avvelenano direttamente l’acqua che bevono gli animali» aggiunge Calvanese.


La stessa organizzazione in quella occasione chiese il rispetto dell’ordinanza ministeriale del 10 febbraio 2012 concernente le norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati. La novità è che «nella IV Commissione del Consiglio regionale si sta discutendo la modifica alla legge regionale esistente – spiega il delegato campobassano –. Vanno aumentate le sanzioni e chiediamo che le norme vengano applicate nella loro interezza. Speriamo che i tempi siano brevi».

(Pubblicato il 23/03/2017)

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