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La guerra delle macchinette - Parte 2
Ordinanza anti slot, c’è chi dice sì: «Abbiamo visto gente giocarsi lo stipendio in due ore»
Mentre la maggior parte dei titolari delle sale slot ha dichiarato guerra al Comune di Campobasso ed è pronta a chiedere un risarcimento danni, c’è qualche eccezione. I gestori di una sala nella zona industriale approvano il provvedimento restrittivo del sindaco Antonio Battista: «I licenziamenti sono il danno minore, ci sono famiglie che finiscono sul lastrico per colpa del gioco».


‘Ancora una puntata, vediamo se vinco e recupero tutto. No, oggi non è giornata. Faccio l’ultima giocata e poi torno a casa’. A scene come queste hanno assistito parecchie volte. Loro – moglie e marito proprietari di una grossa sala nella zona industriale – non ci pensano su due volte: ‘benedicono’ l’ordinanza anti slot che tanto ha fatto arrabbiare la maggior parte dei loro colleghi campobassani. Che a quel provvedimento si sono ribellati tanto da voler trascinare il Comune davanti al Tar Molise.
«Siamo sicuramente un po’ anomali rispetto agli altri titolari di sale slot - confermano - ma sappiamo che il gioco è una piaga sociale. L’ordinanza del sindaco Antonio Battista ha fatto del bene ai giocatori che finalmente la sera tornano a casa dalle loro famiglie». Parole che scandiscono in un momento di pausa: la loro sala nella zona industriale del capoluogo è deserta. Sono da poco passate le 13, le macchinette mangiasoldi sono spente: è il primo stop della giornata, come stabilito nell’ordinanza.
I due gestori, da trent’anni in questo settore, non ci girano troppo intorno: «Abbiamo visto anziani giocarsi la pensione. Altri spendere lo stipendio in due ore. Addirittura un nostro cliente dopo aver perso al gioco tre appartamenti ora vive in affitto. Poi si è giocato pure l’auto, l’ha persa. Ma il vizio è stato più forte: per venire a giocare prende il taxi o il pullman». Ecco quello che succede a Campobasso, capoluogo di una regione tra le prime in Italia per numero di giocatori. Un’anomalia sconcertante: può una delle aree più povere del Paese essere in cima alle classifiche per il gioco d’azzardo? Pensionati, uomini e donne, giovanissimi. Non conta l’età. Per chi ha la ‘malattia del gioco’ l’importante è avere un gruzzoletto da parte, a volte anche l’intero stipendio, e giocare alle macchinette. Un malcostume legalizzato dallo Stato che ne ha fatto un’importante fonte di entrate: nel 2016 ha incassato 10,5 miliardi. E forse questo spiega perché le misure prese sono piuttosto light: per regolamentare il settore entro il prossimo 30 aprile, ad esempio, dovrebbe entrare in vigore il decreto legislativo previsto dalla legge di stabilità 2016.
In Molise, intanto, è entrata in vigore la legge regionale di contrasto alla ludopatia, quella di Carmelo Parpiglia per limitare l’apertura delle sale da gioco: dovranno distare almeno 500 metri da scuole, luoghi culturali, chiese. Per qualche gestore è rimasta - purtroppo - sulla carta.
E poi nell’ultimo mese a Campobasso è stata attuata l’ordinanza anti slot.
Ma solo nel capoluogo regionale. Troppo poco.«Dovrebbe essere estesa a tutto il Molise, servirebbe un provvedimento più generale», il ragionamento dei due titolari ‘virtuosi’.
«Noi stiamo in questo settore dall’87 e ne abbiamo visto di cotte e di crude: il gioco è come una droga. Il sindaco Battista ha fatto bene a regolarizzare: è vero, abbiamo dimezzato gli incassi con i nuovi orari, ma questo vuol dire che una parte dei soldi è rimasta nelle tasche del giocatore. Per non parlare delle persone che rubano per poter venire a giocare».
«Noi siamo contenti: i licenziamenti – insistono – sono il danno minore rispetto ai tanti benefici per le famiglie che si riducono sul lastrico». Insomma, la loro opinione è un’eccezione rispetto agli altri esercenti che scontenti del provvedimento restrittivo e ora costretti a tagliare il personale o addirittura a chiudere l’attività.
Probabilmente la querelle non finirà qui: il ricorso al Tar contro l’ordinanza del primo cittadino di Campobasso potrebbe far saltare il banco e cambiare tutto nel giro di poche settimane. In città l’aria che tira tra i gestori è avvelenata, divisi su due fronti in questa guerra ‘legalizzata’ dallo Stato sulla pelle di migliaia di malati del gioco.

(Pubblicato il 24/03/2017)

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