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Tigre Amico
 
Cronache
Morto durante il turno di notte in Fiat: il caso alla Commissione parlamentare di inchiesta
La vicenda di Massimo Lombardi, morto a 54 ani lo scorso 12 dicembre dopo un malore nel reparto 16 valvole della Fiat avvenuto durante il turno di notte, dal quale sarebbe dovuto essere esonerato, arriva nella Commissione parlamentare di inchiesta sugli infortuni sul lavoro. La Fiom_cgil, che ha chiesto chiarimenti sia alla Fiat che al medico in servizio (“ma siamo stati ignorati completamente”) ha inviato un esposto in Procura e ha avuto l’appoggio del Senatore Barozzino di Sinistra Italiana. “Vogliamo capire se sia stata morte naturale o un infortunio” dice il segretario regionale Giuseppe Tarantino, che ha anche chiesto alla Fca di sospendere dagli incarichi il medico e i dirigenti che hanno avuto un ruolo nel caso.


Termoli. Aveva 54 anni Massimo Lombardi. Soffriva di ipertensione arteriosa e per molti anni era stato esonerato dal turno di notte in Fiat, la fabbrica dove ha lavorato fino al 12 dicembre scorso. Quel giorno era tornato a fare il turno di notte nell’area di montaggio del 16 valvole, precisamente nella Ute 128. Aveva avuto un preavviso di 15 giorni da parte dell’azienda e a quanto pare non era stato sottoposto a una visita sanitaria né ad accertamenti clinici. Quella notte, la prima notte al lavoro dopo tanto tempo, Massimo Lombardi si è sentito male ed è morto. Il suo cuore si è fermato in ospedale, dove era stato trasferito in condizioni critiche dopo un passaggio nell’infermeria della Fiat.

Tre mesi dopo non c’è alcuna certezza su quella morte. E’ stata morte naturale, un infarto improvviso che non gli ha lasciato scampo? Oppure ha qualcosa a che fare con i suoi problemi di salute, e quindi con le responsabilità di chi li ha sottovalutati? E perché pur avendo diritto all’esonero, era stato inserto nel turno che va dalle 22 alle 6, il più stressante, il più faticoso?

Non ci sono risposte. Non ancora, perlomeno. Ma una spiegazione potrebbe arrivare dalla Commissione parlamentare di Inchiesta sugli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali, che ha da poco acquisito la documentazione relativa al caso di Massimo Lombardi su input del senatore Giovanni Barozzino, parlamentare di Sinistra Italiana e membro della stessa commissione. La commissione ha acquisito anche l’esposto che il 27 febbraio scorso la Fiom- Cgil Molise ha depositato nella Procura della Repubblica di Larino.
«Lo abbiamo fatto – spiega Giuseppe Tarantino, il segretario del sindacato – per accertare se siano ravvisabili reati dietro la morte di Massimo, che non era iscritto al nostro sindacato ma che è diventato il simbolo di quello che ci auguriamo non debba accadere mai più: la violazione delle procedure, la superficialità con la quale la stessa Fiat ha considerato la questione»


E’ stata la Cgil ad attivare, pochi giorni fa, l’iter per portare la vicenda a Roma, in Parlamento.
«L’altro ieri la Commissione ha informato il Prefetto di Campobasso che la vicenda è diventata oggetto di esame nell’ambito del fenomeno degli infortuni sul lavoro. Intanto noi abbiamo chiesto alla Fiat di sospendere dai rispettivi incarichi il medico competente e i dirigenti preposti, che hanno avuto un ruolo nella vicenda. Questo in attesa delle indagini da parte della Procura di Larino e della commissione parlamentare».


Difficile che l’azienda metalmeccanica accolga la richiesta. Finora non ha preso in considerazione nemmeno la richiesta di incontro avanzata da Tarantino. «Il 13 dicembre, subito dopo il caso – aggiunge lui – abbiamo chiesto un incontro alla Fiat, ai responsabili, al medico che doveva firmare l’esonero e non lo ha fatto, per avere risposte. Ma da parte loro solo silenzio, malgrado i solleciti, le diffide e ora l’esposto in Procura».

(Pubblicato il 18/03/2017)

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