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Economia & Lavoro
Agricoltori 3.0: dalla periferia del mondo al mercato globale. “Fuori dall’isolamento col web”
Prodotti di qualità prima raccontati e poi venduti a consumatori attenti di tutto il mondo. Storie italiane di amore per la terra e le tradizioni, raccolte in un progetto nato in Molise dalle teste di 4 giovani che sfidano la giungla di Internet con Terrevere, un progetto innovativo cominciato dall’esperienza di Francesco Travaglini, produttore di olio extravergine finito sulla tavola della Casa Bianca.


Bassomolise. Francesco Travaglini ha 47 anni, produce l’olio extravergine che ha stregato gli americani ed è finito pure sulla tavola di Obama, e trascorre in campagna un sacco di ore al giorno. E’ un agricoltore, certo. Con un profilo però ben diverso dallo stereotipo del “contadino”: laureato in economia, conosce le lingue straniere, viaggia, è stato all’estero.

Francesco Travaglini, di San Martino in Pensilis, fa parte della nuova generazione di chi ama la terra, la lavora e ne vende i prodotti. Ma online, attraverso il web. Oppure, per essere precisi: vende online il meglio che la terra può offrire, e solo dopo averlo raccontato. Prodotti di piccole aziende altrimenti destinate a restare semisconosciute, spesso in territori anche difficili da raggiungere. Come il vigneto di Cristiana Galasso, una giovane donna che vive in roulotte accanto al piccolo appezzamento di San Valentino in Abruzzo Citeriore, dove il padre aveva impiantato una piccola vigna di cui non ha fatto in tempo a vedere i frutti. Ora è lei la vignaiola, innamorata del suo lavoro e piena di energia. E il suo Cerasuolo biologico e certificato si può acquistare tramite Terrevere.com, il progetto a cui hanno dato vita quattro molisani.

Oltre a Francesco Travaglini, che ha in curriculum ha lunga esperienza di vendita all’estero del su olio, finito sulle tavole statunitensi grazie a un incontro fortunato avvenuto anni fa a Londra («Tutto è con Esperia.com, realtà da 1,4 miliardi di fatturato, attraverso la quale ho avviato questa esperienza di esportazione del Tratturello»), c’è Enzo Nardelli, il più giovane del quartetto. Ha 22 anni, studia Economia e vive anche lui a San Martino in Pensilis. «Mi occupo della parte tecnica del sito – spiega – della sua creazione e progettazione, elaboro video e seguo il marketing».

Antonella Pierantonio invece, designer che ha lavorato per anni nel settore tessile, segue la grafica, mentre Pia Mariani fa la selezione della qualità. «E’ mia moglie – ride Francesco – e devo riconoscere che è una assaggiatrice di olio molto pignola, che ha un gusto organolettico molto sviluppato ma anche un grande senso estetico».

Terrevere infatti ha una mission, un obiettivo al quale non intende rinunciare: promuovere il bello, valorizzare le piccole storie di artigianato, raccontare («prima di vendere») l’Italia bella e generosa del fatto a mano, dalle ceramiche di Vietri sul mare ai formaggi molisani, per esempio. Come le forme di pecorino di Maria Mariani di Larino, che si sveglia all’alba, munge, sceglie i pascoli ideali per le sue 550 pecore, che erano di suo padre e prim’ancora di suo nonno, «e che rappresentano la trasposizione al giorno d’oggi di una civiltà, quella della transumanza e dei pastori che ai primi del ‘900 decisero di stabilirsi in queste zone del basso Molise».

In Terrevere c’è l’identità del made in Italy attraverso storie di piccole produzioni pensate per una nicchia, quella che sa anche riconoscere il giusto prezzo «inteso come giusto valore». Quello del lavoro di contadini, artigiani e produttori «che mostrano i loro volti e le loro mani, con le rughe e i calli causati dal lavoro; che raccontano i luoghi dove nascono i loro prodotti, sempre bellissimi ma qualche volta impervi o sperduti; che parlano con la loro voce, con i dialetti che si mescolano e le pause dovute a incertezze o timidezza. Non sono pagati per fare uno spot, sono autentici».

Storie vere, come quella della Pasta 600.27 di Carla Latini, che racconta: «Mi sono innamorata di tutto quello che la natura ci dà e ho scoperto il misterioso mondo dei grani duri. Perché la pasta non è solo acqua e farina ma racconta la storia della materia prima con cui è prodotta. Ovvio: con il metodo classico italiano, trafile di bronzo ed essiccazione lenta a bassa temperatura, non superiore a 50°. Sono felice di essere qui, ‘dentro’ Terrevere».
Un progetto molto particolare, nato alla periferia del mondo («il Molise, appunto» precisa Travaglini) e proiettato verso il cuore del mercato. «Ho vissuto personalmente questa evoluzione – racconta Francesco – e oggi posso dirlo con serenità: Internet, la possibilità dell’e-commerce, ha tolto dall’isolamento persone come noi che vivono ai margini. Abbiamo la possibilità di farci conoscere».


Nel senso vero della parola. Perché Terrevere non è solo un progetto di vendita online di prodotti agricoli. «Acquistare su Terrevere.com - dicono i promotori nel loro Manifesto - e ascoltare le storie che vi racconteremo, significa incidere sul futuro di chi produce così come di chi consuma, perché sono proprio loro – gli artigiani, i contadini, i custodi di sapori e tradizioni – che hanno un ruolo fondamentale nella produzione di paesaggio e nella sua tutela».
Al centro di questa esperienza che prima racconta e poi vende («e non il contrario») c’è il valore del lavoro, e di conseguenza quella del sacrificio, della passione e della pazienza.

C’è il tartufo di Angelo Sabetta, che da 20 anni fa il cavatore nei boschi di Ripalimosani, il suo paese. «Ero imbianchino – racconta – e d’inverno non lavoravo, avevo molto tempo libero. Non sapevo nemmeno cosa fosse il tartufo ma ho scoperto che il tartufaro non è un lavoro facile e non si impara in un giorno: si basa tutto sull’esperienza, sulla conoscenza e perlustrazione continua del territorio, sul saper cogliere piccoli indizi e, più di ogni altra cosa, sul rapporto profondo che si instaura con i propri cani».
C’è l’orto, fatto apposta per la community di Terrevere, perché «investire in un orto può essere addirittura, un’esperienza di vita sorprendente. E noi chiediamo che almeno una volta ogni tot spedizioni il cliente venga in Molise a raccogliere i suoi ortaggi o almeno a vedere da dove arrivano, come vengono coltivati».

Funziona così su Terrevere, scandito da un ritmo lento e rilassato, con un respiro che ispira il progetto e arriva direttamente dalla terra, senza forzature, senza stravolgere nulla. «E’ una nicchia nel mercato globale – racconta Travaglini, il motore dell’iniziativa - Oggi il consumatore acquista attratto dal prezzo, ma il consumatore è sempre più attento alla qualità di quello che mangi. E questo ci conforta. Anche se vendere online è difficile, devi riuscire a ritagliarti uno spazio nel caos del web, devi riuscire a comunicare un prodotto per poterlo promuovere. Noi proviamo a farlo tenendoci lontani dalla giungla»
La giungla è, per esempio, Amazon, dove «ci sono milioni di prodotti, e sono favoriti nella visibilità quelli che costano meno. Non cerchiamo questo, Terrevere nasce per focalizzare l’attenzione di un determinato tipo di consumatore su determinati prodotti che sono, prima ancora di finire sulla tavola degli acquirenti, bellissime storie italiane»

«Storie di cui l’Italia è piena e che vogliamo valorizzare» dice ancora Francesco Travaglini, che ha venduto il suo olio in America per 6 anni con Esperia ma «grazie a un rappresentante, importatore negli Stati Uniti, con il quale tengo i rapporti a distanza di 12 anni. E’ il contrario del mordi-e-fuggi, è un rapporto di fedeltà che può arrivare dovunque. Di recente, per esempio, un importatore che vende l’Italia in Danimarca è venuto in Molise apposta per incontrare questi ragazzi che sfidano il mercato globale con l’amore per la terra e un progetto, giovanissimo, che mira a diventare un grande contenitore di bellezza selezionata. E anche una straordinaria possibilità di essere al centro del mondo pur vivendo, di fatto, nella periferia d’Italia. (mv)

(Pubblicato il 20/03/2017)

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