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Cronache
L’ufologo in anticipo di 10 anni sulla Nasa: “Con le foto delle sonde provo la vita su Marte”
Ennio Piccaluga, ingegnere e ricercatore pugliese “adottato” dal Molise, ha scritto che su Marte c’è acqua nel 2007, dieci anni prima della Nasa. E non solo: “Sul Pianeta Rosso costruzioni uguali alle ziqqurat dei Sumeri, con lo stesso numero di scalini e le tre torrette: si vedono dagli ingrandimenti delle immagini della sonda Mars Express”. Il prossimo 18 marzo il Macte di Termoli ospiterà il Convegno Nazionale di Esoarcheologia sul tema “Da Marte, ai Sumeri, agli antichi Egizi” con lo scrittore, giornalista e ufologo Ennio Piccaluga. Ha 72 anni, già direttore della rivista Area di Confine e autore di Ossimoro Marte, un best seller del settore nel quale questo ingegnere elettronico che in pensione si è messo a studiare la vita extraterrestre analizza e spiega le foto di Marte dell’Agenzia Spaziale Europea. A parlare di “Importanti rivelazioni” insieme con lui Angelo Carannante, presidente Cufom.


Galleria fotografica
Termoli. Dieci anni fa scrisse che su Marte c’è acqua. «Studiando il Pianeta Rosso mi accorsi che le condizioni per la presenza di acqua salata, che congela a meno 25 gradi, c’erano tutte». Oggi anche la Nasa, che ha ammesso la presenza di acqua allo stato liquido su Marte, è d’accordo con lui. Certo, non è d’accordo su tutto il resto, a cominciare dal fatto che quelle singolari “fortificazioni” che si intravedono dalle immagini della sonda Mars Express datate 2004, finite sul sito dell’Esa (l’Agenzia Spaziale Europea) siano a tutti gli effetti ziqqurat sumere.
Ma Ennio Piccaluga, ufologo per passione, giornalista e scrittore, non se ne fa un cruccio. «Se la Nasa fosse d’accordo col sottoscritto, a giudicare dalla storia di censure e occultamenti che la caratterizza, dovrei preoccuparmi. No, io vado avanti con le mie ricerche, ben consapevole dello scetticismo che regna intorno».

E tra le sue ricerche ne spicca una in particolare, finita in un libro, “Ossimoro Marte”, scritto nel 2009, «pubblicato inizialmente a mie spese» e poi oggetto di numerose ristampe, divenuto un best-seller del settore. «Ho provato a documentare le prove dell’esistenza di strutture artificiali sul pianeta Marte con i particolari che emergono dalle immagini della sonda». Sono decine di particolari inediti, «dei quali ovviamente la Nasa ha fatto finta di non accorgersi, che indicano la presenza di una piramide identica a quelle sumere che conosciamo, compresi i sette scalini e le torrette di avvistamento in cima. E poi un hangar e quello che io definisco un astroporto. Il segno che il Pianeta Rosso è stato abitato da una civiltà che si muoveva nello spazio, e che è quella degli Anunnaki».


La teoria (che non è scientifica, naturalmente) è quella degli “antichi astronauti” di Zecharia Sitchin, scrittore azero naturalizzato statunitense, sostenitore della archeologia misteriosa come spiegazione dell’origine dell’uomo, che attribuisce la creazione dell’antica cultura dei Sumeri alla razza aliena degli Anunnaki, popolo proveniente dal pianeta Nibiru, presente nella mitologia babilonese, che compirebbe un giro attorno al sistema solare con un periodo di rivoluzione di circa 3600 anni. «Giunsero sulla Terra 450.000 anni fa da un pianeta chiamato Nibiru e con un esperimento genetico crearono l’uomo per farlo lavorare nelle miniere di estrazione dell’oro, per gli Anunnaki fondamentale per salvare il proprio pianeta. Secondo i calcoli – spiega Piccalunga – gli Anunnaki torneranno tra circa mille anni».


Investigando le foto provenienti dai robot inviati su Marte, Ennio Piccaluga ha fatto scoperte definite “sconcertanti”. Scoperte delle quali ha parlato anche in televisione, in trasmissioni come Voyager, confrontandosi perfino con scienziati del calibro di Margherita Hack (della quale dice «in privato era molto più possibilista che in pubblico…»). Così, approfondendo la questione del Pianeta Rosso, «usato per un periodo come base spaziale dagli Anunnaki che viaggiano nel sistema solare», Ennio Piccaluga ha scritto un secondo testo sull’argomento pubblicato pochi mesi fa. “Ritorno su Lhamu”, che promette di essere un altro best-seller, è il seguito di Ossimoro Marte, nel quale le scoperte si uniscono allo studio e all’esperienza maturata negli ultimi dieci anni, durante i quali questo ingegnere elettronico settantaduenne ha continuato nella sua “missione terrestre” volta a dimostrare la presenza di vita extraterrestre su Marte, generando un reportage completo del Pianeta Rosso che mette sotto esame alcuni particolari delle fotografie «che ci sembrano familiari, e in effetti lo sono: animali, topi, esseri antropomorfi che fanno pensare a un armadillo, un camaleonte. Guardi qua, la coda per esempio. Non sono microrganismi» indica sul monitor del suo pc, nell’abitazione di Guglionesi dove vive, un incanto di luce sulla vallata di ulivi e vigneti dove «stiamo piantando un bel po’ di cose per diventare autosufficienti e evitare che, quando torneranno, gli Anannuki si prenderanno tutto».

Scherza in impeccabile stile british, camicia inamidata di prima mattina, voce calmissima che sembra non scomporsi mai, nemmeno quando negli occhi danza il guizzo dell’entusiasmo davanti a quelle fotografia delle sonde ingrandite a dismisura con strumentazioni all’avanguardia, contrastate, capovolte, fino a trovarci il segno della civiltà che nessuno scienziato gli riconoscerebbe, senza per questo privarlo di un grammo di interesse nel portare in giro per l’Italia le sue scoperte in convegni e dibattiti presi d’assalto dagli appassionati e dai curiosi.

L’ultimo, in ordine di tempo, ci sarà a Termoli domani, sabato. Il Macte alle 17 e 30 ospita il II convegno nazionale di Esoarcheologia incentrato sul tema “Da Marte ai Sumeri agli Antichi Egizi” organizzato dall’Archeoclub termolese. Con l’aiuto delle immagini Piccaluga farà, con il presidente del Centro Ufologico Mediterraneo Angelo Carannante, «importanti rivelazioni in anteprima mondiale. Le immagini mandate sulla terra da milioni di chilometri dalle varie sonde spaziali e rover sono inequivocabili». Se n’è parlato pochi giorni fa su Nemo, trasmissione di Raidue, quando Piccaluga ha scioccato i telespettatori con le sue scoperte: «Ho trovato una ziqqurar su Marte come quella dei Sumeri, che poi non era stata fatta dai Sumeri ma dagli Anannuki. Da qua è nato tutto» racconta l’ingegnere, che dal 2008 al 2011 ha diretto la rivista Area di Confine, un must del genere, e che sostiene come le tre Grandi Piramidi d’Egitto non ricalchino, come pensano molti sulla base di una teoria accreditata, la costellazione di Orione, bensì siano identiche «nella distanza e nella configurazione, ai tre enormi vulcani di Marte».


«All’inizio – ammette Ennio Piccaluga – pensavo fossero tutte balle.
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Ma poi ho approfondito, ho studiato, e oggi sono propenso a credere fermamente che tra Marte, Sumeri e civiltà antiche della Terra esista un collegamento, provato dal mio punto di vista dalle immagini spaziali. E’ tutto là sopra, ma bisogna saper guardare non fermarsi a quello che dice la Nasa, che invece nega al di là dell’evidenza».

L’evidenza per Ennio Piccaluga è in queste fotografie – che racconterà una a una nell’incontro di Termoli – attraverso le quali trova una spiegazione la teoria degli antichi astronauti. «Gli abitanti di Nibiru, gli Anannuki, hanno sempre avuto bisogno di oro, Oro da estrarre sulla Terra, che è un pianeta particolarmente ricco di questo metallo, e convertire in polvere per creare una barriera protettiva attorno al loro mondo, una sorta di scudo. Ecco perché arrivarono da noi, e attraverso modifiche genetiche trasformarono l’uomo di Neanderthal nella razza umana che oggi siamo, impiegandolo per l’estrazione di oro».

E Marte cosa c’entra in tutto questo? «Marte è il pianeta che si trova, nel nostro sistema solare, dopo Mercurio, Venere e la Terra e prima della fascia degli asteroidi, che per dimensioni sono un pericolo per un’astronave che voglia andare fuori dal sistema solare. Bisogna quindi partire da Marte al momento giusto e schivare gli ostacoli. Gli Anannuki posero su Marte perciò la loro base, con “osservatori” il cui compito era di individuare il momento giusto per partire e tornare. Sul Pianeta rosso, il cui antico nome era Lhamu, ci sono ziqqurat, e se ne vede una molto chiaramente, in tutto simile alle famose piramidi a gradoni della Mesopotamia, analoghe alle piramidi di Egitto per tecnologia. La tecnologia degli Anannuki, appunto. E sempre su Marte ho individuato un astroporto, un hangar che fungeva da deposito. E anche i resti di una città nella spianata, visibili sotto il fiume di fango che l’ha seppellita».
«Tutte le civiltà della terra – aggiunge con sorprendente e altrettanto incedibile semplicità questo ricercatore che non respinge al mittente la definizione di ufologo - derivano dai Sumeri. La prova è nelle tavolette».
E non solo le civiltà della Terra ma anche, evidentemente, la civiltà marziana. «Oggi l’uomo sta andando su Marte, e tra pochi anni sarà possibile metterci piede. Ma io dico che ci sta tornando: ci è già stato con gli Anannuki». Ritorno su Lhamu, appunto, come il titolo del libro. «Perché eravamo schiavi di questi astronauti che viaggiano nel sistema solare e ogni 3600 anni tornano a trovarci in quanto hanno bisogno di noi. E schiavi forse lo siamo ancora».

Chissà. La teoria è affascinante, sebbene senza alcun fondamento scientifico. O forse proprio per questo. Un mistero, si sa, non sarebbe tale se poggiasse sulla conoscenza. Ma Ennio Piccaluga non cede, e senza agitarsi sorride: «Chi potrebbe mai essere interessato a autorizzare questa teoria? Non certo le Istituzioni, a qualsiasi livello. Ma io sono un ricercatore, vado avanti». Un ricercatore, si sa anche questo, non lo puoi fermare. (mv)

Le immagini nella galleria fotografica

(Pubblicato il 17/03/2017)

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