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Il re delle lavanderie anche negli ospedali molisani: contenzioso da 11 milioni con l’Asrem
Antonio Colasante, l’imprenditore abruzzese arrestato dalla polizia di Lanciano per un giro di fatture gonfiate sull’appalto delle lavanderie ospedaliere in Abruzzo, è lo stesso che dal 2009 gestisce, tramite la Hospital Service amministrata da sua moglie, il servizio di lavanolo in tutti i nosocomi molisani. Un bando pieno di stranezze quello con cui fu affidata la gara dell’azienda sanitaria e sulla quale la Procura di Campobasso ha iniziato a indagare circa tre anni fa iscrivendo sul registro degli indagati, oltre a Coasante, anche l’ex manager Percopo. Oggi tra la ditta e l’Asrem c’è un contenzioso da 11 milioni di euro mentre è stato revocato il contratto per la sterilizzazioni e l’ingegneria clinica al Veneziale di Isernia.


di Assunta Domeneghetti

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Campobasso. Ben prima che gli agenti del commissariato di Lanciano mettessero le manette ai polsi del re delle lavanderie ospedaliere, Antonio Colasante, l’azienda sanitaria molisana stava già avviando lo scioglimento del contratto con la società della moglie dell’imprenditore abruzzese che dal 2012 si occupa di sterilizzazione e ingegneria clinica all’ospedale Veneziale di Isernia.
Colasante, arrestato lunedì 6 marzo nell’ambito di una vasta inchiesta sulle fatture gonfiate nella sanità abruzzese, è lo stesso imprenditore che dal 2009 gestisce il servizio di lavanolo (lavaggio e noleggio di biancheria ospedaliera) all’interno di tutti i nosocomi molisani. Un appalto da svariati milioni di euro ben 19 quello vinto nel 2009 dalla Hospital Sevice, una delle società di Colasante (l’amministratrice è la moglie Sonia Pace) in scadenza a novembre del 2018 e per il quale oggi l’Asrem non sta sborsando un euro. Tra la Hospital e l’azienda sanitaria molisana, infatti, c’è un contenzioso per 11 milioni di euro in atto iniziato circa tre anni fa quando gli uomini del Nas di Campobasso agli ordini del capitano Antonio Forciniti (oggi direttore amministrativo dell’Asrem) avviarono una complessa indagine che ha portato la Procura di Campobasso a iscrivere sul registro degli indagati per ipotesi di reato quali truffa, falso e turbativa d’asta i vertici aziendali dell’epoca (l’ex manager Angelo Percopo su tutti) e lo stesso Colasante.
Lui e l’ex direttore generale dovranno comparire il 16 maggio davanti al giudice per l’udienza preliminare che dovrà stabilire se per gli indagati ci sarà o meno un processo relativo proprio all’appalto per il lavanolo.


Diverse furono le anomalie riscontrate per quella gara ad oggi vigente. E ancora più singolare sembrò agli investigatori che oltre al lavaggio delle lenzuola alla Hospital Service venissero affidati anche altri servizi per l’ospedale di Isernia pur in assenza di un bando di gara e per una cifra che oscillava intorno agli 800mila euro. Da qualche settimana al “Veneziale” la società di Colasante non si occupa più dei controlli sulle apparecchiature mediche e delle operazioni di sterilizzazione dei ferri chirurgici.
Ma resta in piedi il lavanolo.

Ha ricostruito la storia di questo appalto il Movimento 5 Stelle tornato a chiedere chiarezza sulla vicenda.
La questione ha avuto inizio nel 2005 quando l’Asrem ha banditò una gara d’appalto per il servizio: a vincerla fu la ditta Hospital Service che secondo le altre due concorrenti – e successivamente anche secondo i giudici del Tar Molise – non aveva i requisiti per aggiudicarselo. Tanto che due anni più tardi la gara è stata annullata perché inquinata dalla commissione che aveva determinato i criteri di valutazione per l’aggiudicazione solo dopo aver aperto le buste delle offerte. E anche perché la Hospital non aveva prodotto alcuni documenti nella domanda afferenti i requisiti morali del proprietario/direttore tecnico.
Dopo il pronunciamento del Tar favorevole alle ‘sconfitte’ queste ultime sono andate al Consiglio di Stato per il risarcimento.
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Alle appellanti è stato riconosciuto il danno ma all’Asrem è rimasto il problema di dover affidare il servizio a qualcuno che potesse lavare le lenzuola dei degenti e i camici ospedalieri. Così l’azienda ha bandito una seconda gara lasciando inalterate, questo sostennero le ricorrenti, le irregolarità delle commissioni esaminatrici.

E arriviamo alla terza gara: ancora ricorsi al Tar per i vizi nella commissione e ancora una sentenza sfavorevole per la Hospital Service alla quale l’Asrem aveva dato il via libera per procedere nonostante una sospensiva poi confermata da una sentenza dei giudici amministrativi.
Quasi dovesse essere per forza la Hospital a doversi aggiudicare quella gara. Cosa effettivamente avvenuta quando le altre due concoorenti, che per anni avevano cercato di vincere la gara, si sono tirate indietro rinunciando agli effetti della sentenza di primo grado del Tar. Ora l’ultimo appalto era diventato regolare. Talmente regolare da assegnare sempre a Colasante un contratto aggiuntivo (quello per la sterilizzazione e l’ingegneria clinica del Veneziale) nel maggio del 2012 senza bandire una nuova gara.
Contratto non più valido ma solo da poche settimane.

Oggi, 10 marzo, è stato interrogato in carcere l’imprenditore Antonio Colasante. L’accusa per lui è quella di riciclaggio: secondo la Procura di Lanciano la liquidazione per il servizio di lavanderia della Asl abruzzese sarebbe transitata dal suo conto verso altre quattro società della Holding Colasante (mediante bonifici) per poter acquistare una splendida villa a Porto Cervo posta sotto sequestro preventivo.

(Pubblicato il 10/03/2017)

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