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Cena del ricatto, sentenza a fine marzo. L’accusa conferma: "Condannate Papa e Petescia"
Giovedì 9 marzo c’è stata la penultima udienza del processo con rito abbreviato che ruota attorno alla ipotetica cena fra Frattura, Di Pardo, Petescia e Papa nell’abitazione di quest’ultimo, durante la quale secondo la tesi sostenuta dall’accusa sarebbe stato messo in campo un tentativo di estorsione ai danni del Governatore. In aula il pubblico ministero Pasquale Drago, dopo la visione della documentazione integrativa richiesta dal giudice, ha confermato la sua richiesta di pena per gli imputati: sei anni per il magistrato (ridotti a quattro grazie allo sconto di pena) e quattro anni (ridotti a 2 anni e 8 mesi) per la giornalista. Il 27 marzo, prima della Camera di Consiglio, la parola passerà alla difesa, certa della innocenza dei propri assistiti: "La cena non è stata provata - chiarisce Lanese - e stiamo preparando le nostre conclusioni con la massima fiducia".


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L’udienza che ieri 9 marzo si è svolta a Bari sul presunto ricatto al presidente del Molise Paolo Frattura da parte dell’ex pm di Campobasso Fabio Papa e della direttrice di Telemolise Manuela Petescia, imputati per tentata estorsione e tentata concussione, dovrebbe essere la penultima.
Il 27 marzo prossimo ci saranno le conclusioni delle parti civili e della difesa, quindi – a meno di un nuovo rinvio – la camera di Consiglio che chiuderà una vicenda particolarmente complessa con un verdetto dalle possibili conseguenze anche politiche.

Intanto la pubblica accusa ribadisce: “Fabio Papa e Manuela Petescia vanno condannati”. La documentazione integrativa, acquisita dal giudice di sua iniziativa, non ha fatto cambiare idea di una virgola al pm Pasquale Drago, che in aula ha confermato le sue richieste: sei anni di carcere, ridotti a quattro grazie allo sconto di pena previsto dal rito abbreviato, e la radiazione a vita alla magistratura per Papa. E quattro anni, ridotti a due anni e otto mesi per la stessa ragione, oltre all’interdizione temporanea dalla professione giornalistica, per Manuela Petescia.

«Evidentemente le nuove carte acquisite non hanno modificato minimamente l’idea della pubblica accusa, che ritiene come i due imputati debbano essere condannati per aver messo in atto un ricatto al Presidente Frattura» dichiara Marco Franco, uno dei legali del Governatore.
Di parere diverso l’avvocato Paolo Lanese, che con Roberti e Arturo Messere difende invece la giornalista e il magistrato, i quali hanno sempre negato che nell’autunno del 2013 si sia svolta, nell’abitazione che Papa aveva preso in affitto a Colle della Api, la cena di cui Frattura è andato a parlare ai magistrati, durante la quale - a detta del Governatore accompagnato dall’avvocato e amico Salvatore Di Pardo -, Fabio Papa gli avrebbe rivelato di una indagine nei suoi confronti per la questione dei fondi regionali ottenuti dalla società BioCom (che apparteneva a Frattura prima delle elezioni) consegnandogli una bozza di legge regionale per finanziare l’editoria favorevole a Telemolise, mentre il direttore di Telemolise Manuela Petescia, sempre in base ale parole di Frattura, gli avrebbe prospettato la possibilità di una campagna mediatica a lui contraria, qualora le esigenze della televisione non fossero state soddisfatte.

«Nessuno dei due, né Frattura né Di Pardo, hanno mai saputo indicare una data in cui quella fantomatica cena si sarebbe svolta» ricorda Paolo Lanese, già al lavoro per presentare le conclusioni nell’ultima udienza. «Siamo fiduciosi, abbiamo smontato in aula la tesi dell’accusa e ora aspettiamo una sentenza che auspichiamo a noi favorevole. L’unico giorno in cui tre telefonici dei 4 ipotetici ospiti risultano agganciati alla stessa cella (prova che almeno tre dei 4 commensali si trovavano insieme, ndr) è il 22 novembre 2013. Ma quel giorno, di sera, Frattura era al Consiglio comunale di Termoli, come risulta appunto dalla nuova documentazione acquisita».

Per l’accusa però, che ha già modificato il capo di imputazione, non si tratta di un dato fondamentale. «La cena si è svolta in un giorno imprecisato dell’autunno 2013» ha ribadito il pm in aula. Per la difesa invece questo aspetto è importante, e sarà uno dei punti nevralgici sui quali insisterà prima della camera di Consiglio.

Intanto è stata ultimata la visione, da entrambe le parti, del nuovo materiale che il giudice ha fatto mettere agli atti nel procedimento con rito abbreviato che si sta svolgendo a Bari. Nel fascicolo c’è il provvedimento disciplinare col quale Papa è stato trasferito a Rovigo per aver favorito, secondo il Csm, “relazioni improprie tra interessi privati e l’esercizio della funzione pubblica, con negativa incisione della immagine di imparzialità e autonomia della magistratura”.
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C’è la certificazione della Procura sulle assenze per malattia o ferie di Papa dal lavoro, ci sono le informative della Questura sui sopralluoghi fatti nell’abitazione dove sarebbe avvenuta la ipotetica cena, in via San Giovanni in Golfo n. 152, dove Papa aveva subito un furto. Questo per verificare se le descrizioni fatte dell’interno dell’abitazione da parte di Frattura e Di Pardo si trovassero in qualche modo anche su atti di polizia, e per rispondere al dubbio che avessero potuto prendere lì, e non di persona, informazioni sugli spazi e sull’arredamento.

Il giudice ha fatto acquisire anche una proposta di legge per l’editoria di cui i due imputati hanno parlato, la denuncia dell’editore di Telemolise Quintino Pallante all’Autority per la concorrenza in relazione alla legge approvata dalla Regione Molise, servizi e articoli giornalistici, delibere e una informativa sul Consiglio Comunale di Termoli del 22 novembre 2013, al quale ha partecipato Frattura. Era una seduta straordinaria monotematica sul problema delle Gran Manze, e il governatore è rimasto a Termoli fino all’approvazione dell’ordine del giorno, avvenuto in tardissima serata.

Sempre il giudice di Bari invece non ha ritenuto di accogliere le richieste fatte da tutte e due le parti come integrazione probatoria. Né la richiesta di un nuovo confronto fra Frattura, Di Pardo, Petescia e Papa (il primo non c’è stato, gli imputati lo hanno rifiutato), né l’esame di Mariano Prencipe, l’avvocato che aveva riferito otto mesi prima della denuncia di Frattura di essere a conoscenza della famosa cena, e nemmeno un approfondimento della consulenza tecnica svolta sulle celle telefoniche.

Ieri a Bari hanno parlato, oltre al pm Drago, l’avvocato della Regione e quello dell’ex questore Pozzo. Presenti sia Frattura che Papa e Petescia. Il 27 marzo toccherà ai legali di Frattura, all’avvocatura dello Stato rappresentata e ai difensori.

(Pubblicato il 10/03/2017)

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