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Primarie e veleni
Frattura in contropiede: “Se il Pd non mi sostiene, mi faccio da parte”. Le Primarie? "Io ci sto"
Il governatore accetta la sfida sulle primarie richieste dal senatore Roberto Ruta e da altri quattordici esponenti del partito. «Non mi tiro indietro, ma chiederò al partito un giudizio sul mio operato. In caso di bocciatura, mi prenderei le mie responsabilità e potrei tirare i remi in barca»


Davanti alla sfida lanciata dal senatore (o ex amico?) Roberto Ruta che ha acceso già il clima ad un anno dalle elezioni, il presidente Paolo di Laura Frattura gioca in contropiede. Il day after è dedicato ai ragionamenti su quello che potrebbe accadere da qui alle prossime settimane dopo la richiesta di quindici esponenti del Pd di organizzare le primarie di coalizione per la scelta del prossimo candidato presidente per le Regionali del 2018.

Consultazioni che non sarebbero necessarie se il partito avesse deciso di puntare ancora una volta - ad occhi chiusi - sull’architetto campobassano, e dunque approvasse l’operato dell’esecutivo di palazzo Vitale. Ma così non è. Ruta ha già detto come la pensa: «Non ho condiviso le scelte sulla sanità, sulle infrastrutture e sul lavoro e sto lavorando ad una mozione programmatica alterativa».

Il senatore dunque già ha lanciato il guanto della sfida. Frattura è pronto a raccoglierlo: «Le primarie – dichiara a Primonumero - sono lo strumento migliore per individuare il candidato di coalizione. Le ho sempre sostenute, figuriamoci se mi tirerei fuori nel caso in cui si dovessero fare».
Per lui non sarebbe la prima volta: la leadership nel centrosinistra se l’è guadagnata sul campo vincendo le consultazioni di sei anni fa, quando ad appoggiarlo c’era proprio Roberto Ruta. Sembra un secolo fa.

«Ho fatto le primarie nel 2011 - scandisce il massimo rappresentante dell’esecutivo regionale - le avevo rilanciate dopo la sentenza del 2012 (che annullava le elezioni del 2011) per individuare il candidato presidente. Ma purtroppo non vennero organizzate».

E lui si ‘ritrovò’ la contropartita: «Ci furono un po’ di condizionamenti nella costruzione delle liste a sostegno della coalizione – ricorda togliendosi un sassolino dalla scarpa - ma è acqua passata. Oggi c’è una richiesta di iscrizione all’ordine del giorno nell’assemblea del Partito Democratico, che discuterà se sia il caso o meno di passare per le primarie per la scelta del candidato presidente. Poi il Pd con gli altri partiti e le altre liste civiche che stiamo mettendo insieme sulla base di un programma elettorale e non di un nome o di un candidato, decideranno se farle o meno per individuare il presidente di coalizione».

Il Governatore è pronto ad accettare la sfida delle primarie pure per far uscire allo scoperto chi non vede l’ora di ‘buttarlo giù’ dalla torre. Un po’ come ha fatto l’amico Matteo Renzi che si è dimesso e ora è di nuovo in corsa per la segreteria del partito. Preludio, in caso di vittoria, ad una ricandidatura da premier.
«Mi rimetto alle valutazioni che farà il mio partito, la discussione ci sarà in assemblea», rimarca il capo della giunta regionale. Poi alza il tiro: «Mi piacerà sentire anche in assemblea il parere sul sottoscritto e sul governo regionale. Se la valutazione dell’assemblea dovesse essere negativa, non escludo che a quel punto potrei anche tirare i remi in barca, non avendo la fiducia del mio partito che senso avrebbe ripropormi per guidare una coalizione di cui il Pd è riferimento principale della stessa».

Frattura si prepara a fare la conta per capire chi è con lui e chi è contro di lui sia nel Pd che nel resto della coalizione, scossa in quest’ultimo scorcio di legislatura da mal di pancia che ne mettono a rischio la tenuta.

Per alcuni esponenti dem, negli ultimi tempi il partito ha perso la bussola scavando una distanza siderale con la base. Un’analisi che ha fatto per primo l’ex vice segretario Michele Di Giglio, un ragionamento che ieri ha ribadito pure Roberto Ruta.

«Se avessi pensato una cosa del genere – puntualizza Frattura - lo avrei detto innanzitutto in assemblea, nemmeno in direzione perché purtroppo per mancanza di designazioni della minoranza non si è mai costituita la direzione del partito. Anche questo è forse un approfondimento da fare. Ma guardiamo al futuro: ci sarà l’assemblea con un unico punto all’ordine del giorno se ci sarà il tempo e la disponibilità di tutti a discutere una soluzione o l’altra».

Infine, incalza: «Ribadisco che mai mi chiamerei fuori da qualsiasi ragionamento sulle primarie. Laddove dovessi verificare la bocciatura dell’operato di questo governo, è chiaro che la responsabilità sarebbe tutta la mia, che senso avrebbe riproporsi dopo un’eventuale bocciatura del proprio partito a guida della propria coalizione?».
Una minaccia al partito o una raffinata strategia per mettere all’angolo agli avversari? Si vedrà nelle prossime settimane, ma intanto Frattura è già sul ring. (S.P.)

(Pubblicato il 07/03/2017)

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