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Cronache
"Temevo fosse giunta la mia fine": racconto choc dell’attrice hard stuprata a Matrice
Il racconto della 30enne pornostar Serena Rinaldi che ai carabinieri ha denunciato il suo "pomeriggio da incubo" nella casa di un ammiratore che l’aveva invitata per un aperitivo. "Mi ha costretta ad avere rapporti sessuali dietro la minaccia di un coltello. Ho avuto paura di morire e ora sono terrorizzata, non riesco neppure a uscire di casa". I militari stanno svolgendo indagini e verificando i dettagli di questo racconto.


Campobasso. «Non posso credere a quello che mi è capitato, a ripensarci mi sembra di aver fatto un incubo. Ho visto la morte in faccia e ora mi sento ansiosa, agitata, ho dolore di stomaco. Non verrò più in Molise a fare spettacoli, ho paura persino a uscire di casa».
È un fiume in piena Serena Rinaldi, la porno attrice pugliese che ai carabinieri di Montagano ha riferito di essere stata sequestrata da un suo fan a Matrice nel tardo pomeriggio di venerdì 3 marzo e stuprata sotto la minaccia di un coltello.
Il suo vero nome è Angela Erinnio, ha 30 anni ed è originaria di Cerignola. La chiameremo così per tutta la durata dell’intervista perché questo è il racconto che la donna, e non l’attrice, ha rilasciato a Primonumero.


La prima domanda è d’obbligo: come si sente?
«Male, sono rientrata a Pescara qualche ora fa dopo una nottata trascorsa tra ospedale e caserma. Ho bisogno di riposo e di dimenticare. E’ molto doloroso per me parlare di quanto è successo ma non posso astenermi, altre donne potrebbero essere in pericolo visto che lui è ancora a piede libero».

Per “lui” intende l’uomo che l’avrebbe violentata, giusto?
«Quello psicopatico, quel mostro, mi ha fatto vivere un film horror».

Come mai si trovava a casa sua? Eravate amici? Lo conosceva?
«Ho circa 15 mila fan che mi seguono sui social network, non è difficile per loro conoscere i miei spostamenti. Lui sapeva che venerdì sarei passata in Molise, dovevo fare delle promozioni nei locali per adulti, ero col mio agente (Federico De Vincenzo, ndr) e avevamo una serie di appuntamenti di lavoro nella zona di Campobasso. Il pomeriggio sono andata dal parrucchiere, mentre ero lì questo ammiratore ha iniziato a inviarmi sms…».

Ma perché aveva il suo cellulare scusi?
«La privacy è un lusso che poche persone possono permettersi, figuriamoci quelli pubblici come me».

E a quel punto l’ha invitata e lei è andata a casa sua? A casa di un uomo che non aveva mai visto prima, contattato via telefono e di cui sapeva sì e no il nome?
«I miei ammiratori, generalmente, sono persone gentilissime, mi riempiono di attenzioni, mi mandano fiori. E lui sembrava tranquillo. Ne ho conosciuti tanti in questo modo, fa anche parte del mio lavoro abbattere le distanze con i fan, farsi qualche foto con loro, chiacchierarci di persona e non solo in rete. Cosa vuole che le dica, mi sentivo tranquilla, non mi era mai capitata una cosa così e pensavo non mi sarebbe mai successo».

Come è arrivata a casa sua, a Matrice?
«Ci sono andata da sola, il mio agente mi aspettava in un bar lì vicino. Mi ha detto: “Serena non metterci molto, abbiamo molti appuntamenti e poi dobbiamo andare a cena”. Doveva essere una visita di pochi minuti e invece…».

E invece?
«In un primo momento era gentile, ma poi si è rivelato subito per quello che era: un uomo violento e aggressivo. Ha iniziato a farmi avance sempre più pesanti, ha chiuso la porta della camera a chiave. Io non volevo starci e così ha preso un coltello da un cassetto che si è infilato in tasca. Me ne sono accorta, mi sono spaventata, ho iniziato a mandare dei messaggi a Federico (l’agente, ndr) per dirgli di venire subito. Ero terrorizzata, credevo che mi avrebbe uccisa e così l’ho lasciato fare. E’ stato brutale, mi ha fatto male e costretta ad avere rapporti di ogni tipo. Con una scusa sono riuscita a farmi aprire e ad accompagnarmi giù, Federico era al cancello che mi aspettava, mi sono buttata in macchina ma lui ha cercato di tirarmi fuori e ha preso anche a sassate l’auto.
Aveva uno sguardo folle ed era anche ubriaco, ma questo l’avevo capito quasi immediatamente anche perché io non bevo e avevo fatto un sorso solo per brindare all’incontro e non offenderlo».

Una volta lontani da quella casa avete chiamato i carabinieri?
«Sì, sono arrivati e sono andati a prenderlo. Io sono stata portata in ospedale dove mi hanno visitata e verso mezzanotte sono andata a sporgere denuncia in caserma».


L’agente di Angela ha anche aggiunto che i carabinieri conoscevano il presunto stupratore: «Si era nascosto in mansarda e fatto dire alla madre che non era in casa. Invece era lì, come poi hanno accertato anche loro, e già questo avrebbe dovuto destare in loro qualche sospetto. Se uno non ha fatto nulla perché si nasconde? Invece non lo hanno neppure portato in caserma con l’auto di servizio, lui li ha seguiti con la sua auto privata. Parliamo di una persona pericolosa che ha violentato una donna, sono senza parole per come è stato trattato il caso di Serena, solo perché una fa l’attrice hard non significa che tutti possano approfittare di lei. Sto raccogliendo il materiale, compresa la copia della denuncia che si sono dimenticati di consegnarmi, e ora mi rivolgerò a un legale».

Per ora De Vincenzo ha in mano il referto dell’ospedale Cardarelli dove effettivamente Angela si è recata – riferendo di aver subito una violenza - alle ore 19 e 30 per essere dimessa alle 23.53 dopo tutti gli esami del caso. Cinque giorni di prognosi per la donna che non ha indicato il colpevole.
Un altro elemento singolare sul quale gli investigatori sono chiamati a fare luce verificando i dettagli del presunto stupro avvenuto in una casa di via Vittorio Veneto a Matrice.


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(Pubblicato il 05/03/2017)

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