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Cronache
Notte da incubo nella casa di 2 religiosi. Racconto choc: "Fuori i soldi o ammazziamo tuo fratello"
La testimonianza di suor Lidia e don Michele Colalillo aggrediti nel cuore della notte nella loro abitazione di Castellone, desolata frazione di Bojano. I due religiosi sono stati minacciati, picchiati, bloccati e derubati da due uomini attualmente ricercati dai carabinieri. E’ stata la religiosa a dare l’allarme quando ha visto suo fratello con una corda al collo: "Dicci dove tiene i soldi, a te non faremo nulla ma lui morirà" queste le terribili parole che hanno dato la forza all’anziana sorella di fuggire scalza e in pigiama per chiedere aiuto.


Suor Lidia Colalillo davanti casa sua. In alto il cancello dal quale i ladri hanno scavalcato per introdursi nell’abitazione dal balcone
Bojano. Se li è trovati di fronte, incappucciati, nel cuore della notte dentro casa sua: è stata costretta al silenzio con il nastro adesivo, scaraventata a terra, sequestrata per un’ora e mezza e derubata. Potrebbe bastare già questo a terrorizzare chiunque, figuriamoci una suora di 80 anni che vive in una deserta frazione di Bojano. Ma il vero incubo doveva ancora cominciare. Ed è stato quando i due aggressori si sono spostati nella camera da letto vicina a quella di suor Lidia. Qui dormiva suo fratello, di 87 anni, ex parroco della chiesa di San Michele, brutalmente picchiato e bloccato con una corda al collo prima di essere rapinato.

E’ un ricordo dolorosissimo per i due fratelli Colalillo la notte tra il 26 e il 27 febbraio: don Michele porta ancora i segni delle botte prese sul volto e alla testa. E racconta a fatica, anche perché sordo e con qualche acciacco, la violenza subita. Suor Lidia, nata Rita, più giovane e più lucida di lui, sta aiutando i carabinieri a ricostruire i fatti. E’ stata lei a dare l’allarme a un vicino fuggendo scalza e in pigiama nella piazzetta della frazione di Castellone convinta che i due ladri stessero per impiccare suo fratello.

Una testimonianza ricca di particolari quella lasciata dalla religiosa a Primonumero. Suor Lidia è disponibile, socievole, ha persino una parola buona per uno dei due sequestratori: «E’ stato gentile a non legarmi mani e piedi altrimenti non sarei riuscita a scappare».

Tutto ha avuto inizio intorno all’una e mezza del 27 febbraio: «Mi sono svegliata di soprassalto - ha detto - perché avevo sentito dei rumori provenire dalla porta. Mi sono affacciata al balcone che dà sulla piazza per controllare, ma non ho visto nessuno. Stavo tornando a letto quando mi sono ritrovata di fronte due persone col passamontagna di cui ho visto solo gli occhi. Mi hanno buttato a terra, uno mi reggeva le braccia, l’altro mi metteva lo scotch in faccia, ne avevo tantissimo, hanno risparmiato solo gli occhi».
I due balordi erano entrati in casa dal retro dell’abitazione scavalcando prima il cancello e poi introducendosi nell’appartamento dal balcone. Ma suor Lidia non poteva immaginarlo: «Ho pensato di aver sognato quei rumori e un attimo dopo ero faccia a terra sul pavimento».
A luglio dello scorso anno c’era stato già un tentativo di furto nel loro appartamento. Ma i movimenti erano stati notati dai vicini e i ladri erano fuggiti.

La suora ha visto molto poco dei due uomini: «Immagino fossero giovani perché di uno ho notato le mani». Li ha osservati in quella interminabile ora e mezza in cui i due hanno messo sottosopra la sua camera da letto e il resto della casa. «Ma non hanno trovato molto, io avevo solo qualche decina di euro, una collanina d’argento e un orologio».
E’ stato allora che l’hanno minacciata: «Dicci dove tiene i soldi tuo fratello, non preoccuparti a te non faremo del male ma a lui lo facciamo fuori». Per ben due volte le hanno detto che avrebbero ucciso don Michele. Lui non poteva neanche lontanamente immaginarlo.
«Senza l’apparecchio alle orecchie non sente nulla». E infatti l’anziano parroco dormiva tranquillamente quando i due sono piombati nella sua stanza. Tanto che fino alle 3 del mattino i ladri hanno fatto quello che volevano. «Io ho provato a fargli capire che non sapevo dove mio fratello custodisse il denaro, non potevo parlare piena di scotch com’ero». Ed è stato allora che uno dei due si è alzato il passamontagna pronunciando quella frase terribile sulla sorte che sarebbe toccata di lì a poco a don Michele.
«Quando ho sentito quelle parole mi sono impaurita molto, ho visto i due immobilizzare mio fratello al letto e avvolgergli la corda intorno al collo.
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A quel punto ho trovato la forza di scappare, non so neppure come ho fatto, mi sembrava di volare su quelle scale».

Da qui l’affannosa ricerca di qualche persona che potesse aiutarla «sempre con la paura che i due mi trovassero. Ho saltato la recinzione, calpestato piante, spine e muretti fino ad arrivare a casa di un vicino».
A Castellone risiedono un centinaio di persone ma sono più le case vuote che quelle piene. La frazione è abitata solo per brevi periodi l’anno. Per fortuna una persona c’era e ha sentito la suora bussare. La badante di quest’altro anziano le ha liberato la bocca così che potesse riferire cosa stesse accadendo in quella casa. Pochi minuti dopo c’erano i carabinieri sul posto. Ma dei due aggressori nessuna traccia.

«Non avevo le chiavi, ero fuggita scalza e in pigiama. Ai carabinieri ho detto: "Se mio fratello non risponde significa che è morto"».
Ma don Michele, per fortuna, era vivo, ha aperto la porta «anche perché mi stava cercando, era terrorizzato e tutto insanguinato».

I militari che ora stanno svolgendo un’accurata e blindatissima indagine sul caso sono rimasti fino all’alba con i due anziani successivamente curati dai sanitari del 118. Non si esclude che chi abbia agito possa essere gente del posto, magari qualcuno che conosceva i fratelli Colalillo e che forse sapeva che il parroco aveva in caso diverse migliaia di euro. Almeno seimila.

«È stato orribile, aspettavo la morte da un momento all’altro. Non dimenticherò mai questa esperienza, volevano uccidermi» le uniche parole di don Michele ancora visibilmente provato da quanto accaduto.
Intanto anche la comunità di Bojano è scossa: soprattutto perché si tratta di due religiosi anziani. «Non c’era motivo di usare violenza, non avrebbero certo opposto resistenza» riferiscono in paese.
(AD e DIESSE)

(Pubblicato il 03/03/2017)

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