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Legge 154
Pescatori termolesi protestano a Roma. "Regole troppo severe, così ci fate morire"
I pescherecci restano ancorati al porto a Termoli come in tutta Italia. Non si ferma la protesta delle marinerie che scioperano per chiedere al Governo nazionale di modificare la legge 154 che ha inasprito le sanzioni del settore e, sostengono gli operatori, mettono a rischio la sopravvivenza delle imprese. Dopo la manifestazione dell’altro giorno ancora un pullman dalla città per raggiungere piazza Venezia e rinnovare l’appello alle istituzioni: «Cambiate le regole rivedendo il concetto di pesca illegale o il settore non ha futuro».


Termoli. Si sono ritrovati al primo piano del Mercato ittico per organizzare al meglio la nuova manifestazione di Roma in programma venerdì 2 marzo. Ancora un viaggio nella capitale mentre i pescherecci restano in porto. A Termoli, come nella maggior parte degli scali italiani. Uno sciopero a gran voce da parte della marineria per dire ’no’ ai contenuti della legge 154 che ha inasprito le sanzioni del settore e rischia, come spiegato dagli operatori, di penalizzare e creare grosse difficoltà a chi, con grandi sacrifici, affronta la vita del mare per fare reddito.

Quasi quaranta imbarcazioni all’ancora in attesa di novità dai Palazzi del Governo. «Bisogna modificare le regole – spiega Basso Cannarsa, presidente dell’associazione Armatori Pesca del Molise – e salvaguardare, così come previsto dalla Comunità europea, le attività degli operatori andando a rapportare ogni eventuale sanzione al valore del prodotto, alla eventuale reiterazione e alla reale situazione economica evitando di paragonare una piccola infrazione che può anche capitare quando si è in mare pur rispettando le norme a un maxi-sequestro di prodotto ittico dovuto alla pesca illegale».

Il rischio è quello di prendere multe salatissime che partono da quattromila euro oltre alla decurtazione di punti sulla licenza e all’impossibilità di accedere ai contributi nazionali o alle misure previste dal fermo biologico. ». L’obiettivo a livello nazionale è quello di ottenere un incontro con il ministro Maurizio Martina per ridefinire il concetto di pesca illegale. «La legge 154 generalizza e non distingue - ha poi aggiunto Cannarsa - chi fa, in sostanza, il predatore e chi, invece, va a lavorare con enormi sacrifici. Oggi le normative sono molto restrittive ed è facile incorrere in qualche errore.
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Abbiamo strumenti che ci monitorano sempre, come se fossero scatole nere, se uno sbaglia una virgola è considerata pesca illegale. Questo è inaccettabile: per fare un semplice esempio, un furto di una mela al mercato non può essere paragonato a una rapina in banca da migliaia di euro con feriti» ha concluso il rappresentante di categoria.

Gli operatori aspettano di conoscere le intenzioni del Governo. Intanto, in una nota stampa la deputata termolese, Laura Venittelli, responsabile Pesca del Partito Democratico, ha comunicato di aver portato le istanze delle marinerie in Commissione agricoltura alla Camera dei deputati. «Nella seduta della XIII commissione ho chiesto che si convochi in audizione il comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto. E’ necessario acquisire tutti gli elementi utili per poter realizzare le modifiche necessarie alla legge 154».

(Pubblicato il 01/03/2017)

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