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Economia & Lavoro
Strage di negozi, il paese muore. Dopo 50 anni chiude il market delle bontà: "Troppe tasse"
Decine di cittadini sono passati per un ultimo saluto fra lacrime agli occhi e disperati tentativi di far cambiare idea ai titolari. Purtroppo per loro invece "Antica salumeria", storica attività commerciale che da mezzo secolo era un punto di riferimento per i petacciatesi, ha abbassato per sempre la saracinesca. «Siamo arrabbiati, ma non certo coi clienti. E’ colpa dello Stato e delle tasse che non permettono di vivere» afferma Fiorenzo Lorito, poche ora prima di dire addio al negozio. E’ una vera mazzata per la già moribonda vita economica-sociale del paese che fa i conti con due banche chiuse in poco tempo, negozi di oggettistica che resistono al massimo qualche anno, pizzerie che durano il tempo di un’estate o anche meno, ristoranti che si spostano in paesi limitrofi.


di Stefano Di Leonardo

Petacciato. La signora Anna varca quella porta a scorrimento automatico per l’ennesima volta. L’ha fatto per anni, anzi per decenni, come quasi tutti a Petacciato. Lo farà soltanto per un’ultima volta, perchè quel negozio sta per chiudere. «Dovevate resistere ancora. Voi non dovevate mollare. Adesso io come faccio? La settimana scorsa sono andata in un altro negozio e il prosciutto che ho comprato faceva schifo». E la faccia è più triste che arrabbiata. I titolari abbozzano un sorriso amaro. «Per i nostri clienti affezionati ci dispiace. Ma siamo arrabbiati. Non certo con loro, ma con lo Stato. Le tasse sono troppo alte, non possiamo più andare avanti».

Antica Salumeria ha chiuso. Il negozio di Alimentari in via Vittoria a due passi da viale Pietravalle, che da 50 anni rimpinguava le dispense e i frigoriferi dei petacciatesi da mercoledì scorso non c’è più. Quando un negozio con mezzo secolo alle spalle chiude, in una comunità che esagerando conta più di 3500 anime che vivono davvero il paese giorno per giorno, è un po’ un lutto collettivo.

Un lutto che si aggiunge a tanti piccoli addii che hanno segnato gli ultimi mesi di Petacciato. L’economia del paese adriatico è praticamente in ginocchio. Basta fare un giro a piedi per contare decine di saracinesche abbassate. Ha chiuso la macelleria di fronte al Monumento ai caduti, ha chiuso il ristorante di fianco al campo sportivo, hanno chiuso l’ortofrutta che vendeva solo prodotti coltivati nelle campagne del paese. Ha mollato presto la pizzeria al taglio che era stata una delle novità del 2016. Sta per lasciare il negozio di oggettistica di una nota catena. Fra la primavera e l’estate scorsa hanno trasferito altrove la propria sede anche due filiali di banca, tanto che l’unico bancomat rimasto fatica a soddisfare tutti.

Tante brutte notizie per l’economia, che sconta anche prezzi giudicati troppo esosi da molti alla voce affitti dei locali. Ma quasi sempre si trattava di attività che poco o niente avevano contato nella vita sociale del paese. Stavolta è diverso. Antica Salumeria non era un negozio qualsiasi, era l’Alimentari di Mario e Felicetta ieri, di Laura e Fiorenzo oggi. Come fosse un bar, per la familiarità che i clienti potevano trovare fra gli scaffali. Come fosse un negozio specializzato per la qualità e la quantità di salumi e formaggi offerti. Il caciocavallo di Carovilli, la ventricina di Montenero, il prosciutto delle migliori marche. Niente a che fare con i grandi gruppi. Dire il contrario sarebbe mentire. Non c’erano il detersivo o la frutta fresca, è vero, ma era stata una scelta precisa.

«Ma io rifarei tutto - precisa Fiorenzo, sempre impeccabile nella divisa da banconista salumiere -. Abbiamo scelto di dare ai nostri clienti una certa qualità e una precisa accortezza. Niente contro gli altri negozi, ma avevamo prodotti che altri non hanno. Poi il cliente va coccolato: c’è quello che ha voglia di scambiare quattro chiacchiere, quello che preferisce il silenzio. Qui hanno sempre trovato cordialità, anche quando dentro di noi c’erano tanti pensieri. Ma quando fai questo lavoro devi avere sempre il sorriso».

I problemi c’erano da tempo, non da pochi mesi. «Dal 2003 eravamo in sofferenza, ma dall’anno scorso abbiamo constatato un calo degli introiti del 20 per cento circa. Eravamo arrivati a un punto che lavoravamo solo per pagare le tasse. Che senso ha lavorare dalle 6 di mattina alle 9 di sera per non avere niente? Allora abbiamo deciso di fermarci e lo facciamo senza avere debiti. Tutti i fornitori sono stati pagati».

Nei negozi di paese capita invece di dover far credito. «Uh, quante volte è successo. Chi 20, chi 50, chi 200 euro». Laura e Fiorenzo alzano le spalle, sanno che quei soldi non li rivedranno più. «Ma quello che ti fa male è vedere un padre di famiglia che viene a comprare il pane e ti dice "poi te lo pago". Significa che non ha due euro in tasca e questo ti fa riflettere».

Per Fiorenzo «la colpa è dello Stato e della politica che non fa nulla per risolvere i problemi. Abbassare le tasse, questo dovrebbero fare per aiutare le attività e permetterci di vivere.
Non sono arrabbiato, sono incazzato con lo Stato. Ai clienti invece non rimprovero nulla. Tanti sono venuti a salutarci, noi diciamo loro che adesso ci vedremo in giro. Per queste persone ci dispiace». Lui almeno, un lavoro l’ha trovato. «Ho avuto più di una possibilità, ho scelto la migliore a lungo termine». E per uno che ha 54 anni al giorno d’oggi reinserirsi nel mondo del lavoro non è uno scherzo.

C’è anche un po’ di commozione, dopo anni trascorsi dietro al banco o alla cassa. «Anche il posto è sbagliato - riflette Laura -. Fossimo stati più nell’entroterra, un negozio di qualità come il nostro avrebbe avuto maggiore clientela. Ma noi qui siamo fra Termoli e Vasto, in dieci minuti arrivi al discount e fai la spesa». Ed è probabilmente questo che spinge molti a preferire i prezzi scontati di prodotti che non si sa come vengono fatti, rispetto alla qualità che si paga un po’ di più ma sta proprio nel negozietto sotto casa.

Ma quello che i petacciatesi perdono non è solo l’Alimentari che stava lì dagli anni Sessanta. Non hanno più anche un punto di riferimento, uno dei tanti che sta scomparendo in un paese in cui la morte dell’economia corrisponde anche a una disgregazione del tessuto sociale. «A Petacciato non è rimasto nulla. Esci la domenica pomeriggio e non c’è nessuno. Non si organizzano eventi, attività. Se fossi stato più giovane sarei andato via. Qui non c’è futuro». Frasi, quelle di Fiorenzo, che centinaia di concittadini potrebbero sottoscrivere.

Sono cambiati i tempi, è vero. I social media e internet incidono sulle interazioni sociali e diminuiscono la frequenza dei rapporti personali. L’era dell’euro è stata una mannaia per la piccola economia e ha riattivato un’emigrazione che pesa molto più di quanto sembra, specie sulla popolazione giovanile. Tutte motivazioni legittime, che tuttavia sembrano non essere l’unica risposta per Petacciato.

Un paese che era vivo, vitale, con quella voglia di stare insieme e mettersi in evidenza, col vantaggio di una posizione territoriale che mezzo Molise invidia, sembra sprofondato in un coma profondo dal quale non si sa se verrà fuori ed eventualmente in quali condizioni.

(Pubblicato il 05/03/2017)

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