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Il Castello svevo e l’obbrobrio del torrino. Storia di un manufatto odiato da tutti
È di pochi giorni fa la notizia del trasloco, a breve, del servizio meteo dell’Areonautica dal castello. Giorni contati, dunque, per l’orribile torrino costruito nel 1910 per ospitare una stazione semaforica della Marina militare. Cos’erano queste stazioni e chi vi ha prestato servizio durante l’ultima guerra. Una pesante servitù durata oltre un secolo, frutto di clamorose inadeguatezze amministrative e culturali. Manomissioni e svenevoli leggende sbocciate nel tempo.


di Giovanni De Fanis

Termoli. Il trasferimento a breve in altro luogo del servizio meteo dell’aeronautica militare, fino a oggi alloggiato nel manufatto novecentesco posto alla sommità del castello, è davvero una bella notizia.

Con esso diventa concreta la possibilità di eliminare quella che per archeologi, studiosi e tecnici del restauro dei monumenti, unitamente a non pochi termolesi, costituisce la più grave delle offese portate a un edificio dell’importanza storica della torre normanna del XIII secolo, assurta da tempo immemore a simbolo della città di Termoli.

Onore al merito, dunque, di quanti si sono prodigati fin qui per rendere concreta la “riparazione”, da ultimo il consigliere comunale Orlando. Ma uguale apprezzamento va rivolto alle autorità militari che, anche in virtù delle innovazioni tecnologiche, si sono impegnate a rendere celere lo spostamento della stazione meteo in altri edifici cittadini.

La costruzione del torrino, a forma ottagonale, fu ultimata nel giugno del 1910, ma la “pratica” era stata aperta due anni prima,quando la Sottodirezione autonoma del genio militare di Chieti comunicò (verbalmente) al comune di Termoli che era giunta alla «determinazione d’impiantare un semaforo nel castello di proprietà di questo Comune posto sul limitare della spiaggia…».

Sbaglierebbe chi pensasse a qualcosa di simile a un faro o diverso segnalamento visibile, poiché si trattava di una postazione, beninteso collocata in posizione strategica, dotata della strumentazione per comunicare con le navi a mezzo di telegrafo ad asta. Le stazioni semaforiche, oltre che per la sicurezza della navigazione, svolgevano un ruolo importante anche per la difesa costiera. Ecco perché il servizio era gestito dalla Marina militare.

Così a Termoli, anche durante l’ultimo conflitto bellico. Tra chi lavorò allora alla stazione vi fu l’isernino Orazio Formichelli, figlio dell’avv. Uberto, entrambi noti per avere subito negli anni Venti violenze fisiche da parte degli squadristi fascisti a causa della loro avversione alla dittatura.

Anche militari termolesi lavorarono sul castello tra il 1942 e il 1943, tra essi Giuseppe Santomiero, detto “Peppaccio”, conosciutissimo per essere stato tra i migliori, se non in assoluto il più bravo giocatore di biliardo del posto.

Fu, dunque, una decisione autonoma dall’organismo militare competente quella di piazzare a un certo punto sul castello termolese la stazione semaforica. Al Comune fu “imposta”, obbligandolo per di più a contribuire alla spesa al fine di potervi «apportare le necessarie riparazioni con le modifiche…». Non bastava volere creare una servitù, rivelatasi poi di incalcolabile gravità, di più: occorreva pagare per subirla. Così andavano le cose a quel tempo.

Il preventivo di spesa fatto dalla Marina assommava a lire 4.000, di cui 3.000 non suscettibili di variazioni a carico dello Stato e il resto, o meglio, la differenza tra la «maggiore o minore somma che risulterà dagli incanti» scaricato sul Comune. La Marina militare otteneva a queste condizioni in uso perpetuo e gratuito tutta la parte superiore del castello, quella che va dal basamento con le quattro torrette circolari al terrazzo della torre squadrata, da quel momento interdetta a tutti e recintata con filo spinato poiché zona militare.

Si può misurare in questo caso, ma non solo, tutta la clamorosa inadeguatezza degli amministratori dell’epoca (sindaco era Gabriele Petti, appartenente a una delle più potenti dinastie di proprietari terrieri, oltre che di abitazioni e aree fabbricabili della città, segnalatasi spesso per prepotenze e incultura).

Il verbale della seduta del Consiglio comunale dell’8 giugno 1908 chiamato ad autorizzare la richiesta militare e le sue conseguenze lo dimostra appieno: «Il Presidente… dichiara che è lieto sottoporre ai voti del Consiglio una proposta che corrisponde ad un vivo desiderio della cittadinanza ed a benefici morali e materiali, inestimabili per il comune di Termoli».

Quali fossero queste utilità per la popolazione non è stato mai spiegato.
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Né si sono intravisti in seguito. Anzi.

Non meravigli più di tanto l’impreparazione della classe amministrativa locale post-risorgimentale. Anni prima, nell’ottobre del 1876, ci fu addirittura chi (sindaco Antonio Figliola) fece approvare dal Consiglio comunale una delibera con la quale si disponeva la «demolizione dell’arco della porta del paese» al solo scopo di allargamento del passaggio. Cioè dell’ingresso a via Duomo, situato vicino alla Torretta belvedere. Ed è tutto dire.

Ma torniamo alla stazione semaforica. La prima asta per i lavori andò deserta. Con la seconda, indetta nella primavera del 1909, i lavori furono finalmente aggiudicati ma per una somma maggiore. Il conto totale a fine lavori (giugno 1910) fu di lire 4.474,11. L’esborso per il Comune salito a circa 1.500 lire.

Al termine della guerra, esattamente il 21 dicembre 1945, l’aeronautica subentrò alla Marina impiantandovi il servizio meteorologico.

Secondo quanto riferiscono gli studiosi e le immagini la costruzione del torrino non è stata l’unica manomissione apportata nel tempo al castello. Ovviamente non esisteva l’orologio, posizionato lì solo nel 1889, né di conseguenza la piccola struttura in ferro che regge le campane ad esso collegate.

Un attento esame del monumento potrebbe rivelare altre importanti differenze e dunque nuove alterazioni. Intanto sarebbe utile e urgente sostituire l’inguardabile portone d’ingresso e progettare un diverso, meno impattante sistema di raccolta e scolo delle acque piovane.

Qualcuno a questo punto si domanderà quale sorte, a torrino rimosso, toccherà all’areoplanino mostravento e alla cosiddetta “Mazze du Castille”. Non ho informazioni al riguardo, credo, però, che né l’una né l’altra subiranno l’espianto.

Il primo perché utilissimo a molti termolesi per leggere la direzione del vento. La seconda perché possa continuare a far sognare i residui fruitori di frescacce che a Termoli ancora credono al richiamo nostalgico del poeta (Aremenite a mè fijje luntäne!) di un’asta parafulmine.

(Pubblicato il 06/03/2017)

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