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Cronache
Compro Oro, le ’lavatrici’ dei ricettatori. Dopo il boom, sono in calo: "Mestiere rischioso"
Cambiano le regole per i negozi di compravendita di preziosi usati: il Consiglio dei Ministri ha introdotto regole più stringenti ritenendo superata la legge del 1931 che regolamentava il settore. Piccola indagine tra i commercianti di Campobasso per capire i rischi del mestiere e le insidie celate dietro la consegna di un gioiello. "Quando viene un cliente a lasciarmi un oggetto d’oro - spiegano - dovrei accertarmi della sua provenienza, ma come faccio a sapere se l’ha rubato? Dopo la registrazione con documenti di identità e la descrizione del materiale che mi è stato consegnato, non posso disfarmi della merce prima di dieci giorni perché se arriva un controllo delle forze dell’ordine io sono obbligato a mostrare i preziosi. E se non sono in grado di dimostrare chi mi ha portato i vari oggetti, rischio una denuncia".


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Campobasso. Il grande boom quattro anni fa, quando in città Compro oro abbondavano. Ma oggi il giro d’affari è drasticamente diminuito. Con la crisi economica le persone hanno sempre meno possibilità di acquistare oggetti preziosi e perché, in mancanza di un quadro normativo definitivo, è facilissimo beccarsi una denuncia per ricettazione oppure ammende salate. «Con questa attività sto passando i guai», confessa un commerciante del centro di Campobasso.
Qualche giorno fa il Consiglio dei Ministri ha introdotto una serie di novità per la regolamentazione dei Compro oro. Un giro di vite per garantire non solo maggiore trasparenza e tracciabilità, ma pure per evitare che questo business diventi una sorta di ‘lavatrice’ di guadagni loschi.
Identificazione dei clienti, iscrizione obbligatoria dei negozianti in un apposito registro, mappatura con documentazione fotografica della merce che poi sarà a disposizione forze dell’ordine (in caso di eventuali denunce per furto): queste le principali novità introdotte dal governo nazionale. Un modo per rendere più difficile la vita ai ricettatori che vogliono disfarsi di preziosi rubati. Tra le novità per gli esercenti la dotazione obbligatoria di un conto corrente dedicato per rendere tracciabili le transazioni di denaro.
Novità legislative che sono state accolte con scetticismo dai titolari di Compro oro campobassani. Attualmente nel capoluogo è raro trovare chi si occupa unicamente di questa attività: le insegne sono drasticamente diminuite. Più facile vederle davanti alle gioiellerie che l’hanno abbinata alla loro attività tradizionale. Con il crollo della clientela – purtroppo - ci si arrangia anche così.

«E’ un modo per lavorare e andare avanti, non per arricchirsi», spiega un esercente della città. «Ci saranno nuove regole? E si ricordano solo ora dopo che ha aperto un’attività di Compro oro anche gente improvvisata? Questo lavoro – insiste - o lo fai bene o rischi una denuncia. E se fossi costretto a chiudere la mia attività dovrei emigrare. Perciò, nel mio negozio non entrano badanti né ragazzi. Preferisco non guadagnare e in questo modo, da quando ho avviato anche l’attività di Compro oro, non ho mai avuto un problema».

Non è raro che i tossicodipendenti si guadagnino la loro dose rivendendo in questo tipo di negozi i preziosi rubati talvolta anche dalle abitazioni di vecchie zie. Ma il Compro oro non è una fonte di guadagno solo per loro. «Un giorno – racconta un altro commerciante – è entrata nel mio negozio una signora: sosteneva che il marito fosse venuto qui poco prima per rivendersi l’oro che le aveva rubato. Effettivamente era così».
C’è anche un altro aspetto da considerare: i Compro oro sono diventati i moderni ‘banchi dei pegni’ di un tempo. «Con la crisi economica – spiega un altro esercente - è il mercato che ci consiglia di aprire un’attività del genere: il commerciante si dirige dove c’è più movimento. Alla gente ora servono soldi in contanti. E chiunque mi porta i suoi oggetti: chi ha fatto il mutuo per acquistare la casa, chi ha perso il lavoro e ha impegni con le banche. Ma la normativa non è chiara, non c’è trasparenza. Questo ci danneggia e noi commercianti ci rimettiamo i soldi».


Finora leggi vetuste hanno regolato il settore. «Quando facciamo la richiesta per avviare un’attività di Compro oro e otteniamo l’autorizzazione – le parole del commerciante - poi dobbiamo attenerci ad un regolamento del 1931». Quasi un secolo fa.
«Quando viene un cliente a lasciarmi un oggetto d’oro – riferisce ancora - devo riportare su un registro gli estremi del documento di riconoscimento: nome e cognome, data di nascita. Poi devo fare la descrizione del materiale che mi è stato consegnato, i grammi e quanti soldi ho dato al cliente. La merce viene riposta in una bustina e contraddistinta da un numero, lo stesso numero che sul registro corrisponde al nome del cliente che me l’ha portato.
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Di questa merce non posso disfarmi prima di dieci giorni. Solo trascorsi questi dieci giorni posso fondere l’oro o rivenderlo. In questi dieci giorni, se arriva un controllo della Polizia o dei Carabinieri perché c’è stato un furto, io sono obbligato a mostrare loro la merce. Se non sono in grado di dimostrare chi mi ha portato i vari oggetti, sono denunciato per ricettazione. In caso contrario, perdo l’importo, ossia il valore dell’oggetto d’oro. Per noi è un danno enorme. Io dovrei accertare la provenienza degli oggetti d’oro che mi portano in negozio. Ma come si fa? Posso incorrere delle sanzioni penali per ‘incauto acquisto’. Per evitare problemi qualche tempo fa il commercialista mi consigliò di annotare i dati delle persone che mi portavano l’oro e di far firmare anche un altro foglio su cui mettevo una marca da bollo. Ma non è stato preso in considerazione dalle forze dell’ordine quando c’è stato un controllo. Tanto da essermi beccato una multa da migliaia di euro».


Per questo i Compro oro, spesso terminale di azioni delinquenziali all’insaputa dei poveri commercianti, sono sorvegliati speciali da parte delle forze dell’ordine.
Alcuni giorni fa un ricettatore è stato denunciato dai Carabinieri della Compagnia di Campobasso. «Per il Codice penale la ricettazione è punita più del furto - spiega il tenente della Compagnia di Campobasso, Giorgio Felici - è come se fosse un deterrente per evitare che qualcuno rivenda gli oggetti rubati».
I militari dell’Arma stanno indagando in quest’ultimo periodo su alcuni furti per risalire al ricettatore e al ladro. Non è raro che vengano rivenduti collane e braccialetti rubati in casa.
«Noi consigliamo alle persone di fare attenzione perché in città alcuni recenti furti sono avvenuti di pomeriggio, quando in casa non c’era nessuno. Consigliamo dunque ai cittadini di fare attenzione anche alle persone che stazionano sotto casa un paio di volte al giorno, alle persone con un fare sospetto o che non avevano mai visto prima».

(Pubblicato il 27/02/2017)

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