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Politici e dirigenti nei guai
Centri Impiego, 13 indagati. De Matteis: "Regione e sindacati fecero pressione per i contratti"
Concluse le indagini della Squadra Mobile sui contratti dei 25 precari. Tredici le persone iscritte nel registro degli indagati per truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio e falso. Nel mirino degli inquirenti le numerose proroghe effettuate dall’ente di via Roma. Tra i nomi eccellenti l’ex presidente di Palazzo Magno: «Sono allibito: accuse infondate, ma sono pronto a chiarire davanti al giudice». Nei guai anche l’ex assessore Salvatore Micone.


L’ennesima batosta per i Centri per l’Impiego, un terremoto per la Provincia di Campobasso. Tredici gli indagati, fra cui nomi eccellenti di chi ha guidato palazzo Magno fino a pochi mesi fa. Su tutti l’ex presidente Rosario De Matteis. Ci sono pure alcuni esponenti del suo esecutivo, e poi l’ex assessore provinciale Salvatore Micone, attualmente consigliere regionale. Nell’elenco compaiono anche altre figure: non politici, ma ‘tecnici’. Come l’ex segretario generale dell’ente di via Roma, e un dirigente passato poi al Comune di Campobasso.

Truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio e falso: questi i reati contestati a vario titolo dalla Procura dopo le indagini avviate un anno fa dalla Squadra Mobile di Campobasso.
La vicenda è legata ai famosi contratti per 26 dipendenti precari dei Centri per l’Impiego assunti dalla Provincia con il cosiddetto ‘Masterplan’, un progetto finanziato dall’Unione Europea. Proroghe avvenute, secondo gli inquirenti, in violazione di leggeper i lavoratori, impiegati in alcun servizi forniti dagli uffici di piazza Molise.

In base agli accertamenti svolti dalla Mobile, si sarebbe cercato di aggirare con una serie di dichiarazioni false le norme che non consentono di prorogare i contratti oltre i 36 mesi o di farlo per ben cinque volte. Un escamotage supportato anche dal parere di un autorevole professore universitario esperto del settore. Questa bozza venne utilizzata dalla Giunta provinciale per la delibera con cui, lo scorso aprile, sono stati prorogati ulteriormente i contratti. Un atto che sembrava avesse risolto il problema per i precari.

In realtà, poi, alla delibera della giunta di via Roma non è stata data esecuzione a causa della mancata firma di un dirigente: senza l’impegno di spesa, dunque, era impossibile procedere a redigere i contratti. Da questo momento sono iniziati il caos per i lavoratori e i contrasti tra i rappresentanti istituzionali e i dirigenti di Provincia e Regione Molise. Intanto i precari hanno continuato a svolgere le loro mansioni e a lavorare ‘in nero’ per i Centri per l’impiego.

Una situazione paradossale vissuta da tutti i dipendenti, con un’unica eccezione. Una di loro, inizialmente rientrata nella proroga, ha poi iniziato a prestare servizio anche in Consiglio regionale presso il gruppo presieduto da un ex assessore della Provincia nel frattempo diventato consigliere regionale (Salvatore Micone, ndr). Anche in questo caso una violazione di legge: non era possibile ‘comandare’ la dipendente pubblica in servizio anche presso un gruppo consiliare che invece è accostabile ad un ente privato.

Nel frattempo, gli altri 25 dipendenti hanno ricevuto una diffida: non potevano presentarsi più in ufficio in assenza di un contratto. Era il 22 settembre, come raccontò in quell’occasione Primonumero. Solo la prima avvisaglia della bufera che sarebbe scoppiata di lì a qualche mese.
Dopo la chiusura delle indagini da parte della Squadra Mobile, le tredici persone coinvolte hanno venti giorni di tempo per poter essere interrogate o produrre memorie difensive.


Ma questa vicenda ha fatto non poco rumore negli ambienti della politica. Il più infuriato di tutti forse è l’ex presidente Rosario De Matteis. «Un commento? E come dovrei commentare? Mi accusano di truffa? Ma stiamo scherzando?», il suo primo sfogo. Poi spiega: «Noi abbiamo fatto solo delle proroghe per far lavorare 25 persone, abbiamo adottato determinati provvedimenti sotto pressione dei sindacati: quando abbiamo deliberato c’erano pure il presidente Frattura e gli assessori Facciolla, Veneziale e Nagni. Fecero pressione per la proroga. Inoltre – ha ricordato - abbiamo firmato la sub convenzione con la Regione».


L’ex numero uno di Palazzo Magno è pronto a difendersi dalle accuse. «Assieme alla mia giunta risponderemo davanti alla giustizia, ma resto allibito sui capi di imputazione. Sono 40 anni che faccio politica e le mie mani sono trasparenti. Chiariremo davanti al giudice perché ritengo che siano accuse infondate. Forse si dimentica che il dirigente è quello che fa, mentre il presidente è un rappresentante legale e non può decidere se non c’è la firma del dirigente, ma mi risulta che il dirigente (Pellegrino Amore, ndr) non sia tra gli indagati e questo mi stupisce. Sono convinto che chiariremo, mi sembra più un fatto mediatico per fare clamore. Io sono tranquillo e ho la coscienza a posto come i miei assessori e gli altri indagati».

(Pubblicato il 25/02/2017)

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