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La testimonianza
La pioniera dell’Erasmus che oggi insegna all’Unimol: "Inviai la domanda via fax"
Compie 30 anni il programma di studio all’estero per i ragazzi dell’Ateneo molisano. Nella giornata organizzata dall’Unimol, la professoressa Stefania Del Gatto, prima studentessa a partecipare all’Erasmus, ha raccontato la sua esperienza. Ai giovani dice: "Offre grandissime opportunità, ma non vedetela come una vacanza». Quest’anno 70 molisani hanno intrapreso il percorso, altri 50 sono arrivati dai paesi europei. La Spagna resta la meta preferita. "La scelgono soprattutto in base alle competenze linguistiche. Partono indipendentemente dai legami affettivi: sono abituati all’idea che dovranno andare via per trovare lavoro».


Campobasso. Era il 1992: Internet ancora non esisteva, tanto meno Facebook, Instagram e Whatsapp. Ma la voglia di vivere un’esperienza Erasmus è più forte. A dicembre di quell’anno Stefania Del Gatto spedisce tramite fax la richiesta di partecipazione al programma. Parte il 1 marzo del 1993. Destinazione Leeds, in Inghilterra, Trinity and All Saints College. E’ la ‘pioniera’ degli studenti Unimol, la prima a partecipare a Erasmus.
Oggi, 23 febbraio, nel corso della manifestazione organizzata dall’Ateneo molisano ‘Erasmus compie 30 anni’, da ex studentessa a docente Unimol racconta la sua testimonianza ai ragazzi che pensano di intraprendere questo percorso. «Avrei voluto intitolare la mia presentazione ‘Il mio Erasmus ai tempi del fax che non funzionava’: i primi contatti con l’istituzione straniera – le sue parole - ci sono stati nel dicembre del 1992 quando l’unico mezzo di comunicazione erano solo il fax e il telefono. Non c’erano Internet né le mail né tutti i mezzi che attualmente utilizziamo per gestire la comunicazione. Ad ogni modo, è stata un’esperienza fantastica: Erasmus offre grandissime opportunità a chi queste opportunità sa cogliere. E’ un percorso impegnativo. Io personalmente sono riuscita a trarre il massimo vantaggioperché ho imparato bene l’inglese dal momento che ero l’unica italiana e per interloquire avevo bisogno di apprendere bene la lingua. Inoltre, ho insegnato l’italiano a un gruppo di begginers, sia docenti che studenti del college. Ho seguito dei corsi d’inglese e ho sostenuto gli esami di marketing e di advertising. Ho partecipato a una ricerca di marketing. Insomma, ho fatto una serie di esperienze positive che però hanno chiesto grande impegno. Ma comunque è stata un’esperienza positiva i cui effetti si sono visti poi anche al mio ritorno in Italia».
Ora Stefania Del Gatto è dall’altra parte della barricata: come docente dell’Unimol insegna a tanti studenti Erasmus, stranieri inclusi. Spagnoli, olandesi e francesi innanzitutto. «Le differenze rispetto a prima? Noto da parte di alcuni di loro un grandissimo impegno ad affrontare questo percorso e ottengono risultati molto buoni. Altri continuano a considerarla una vacanza, un modo per sostenere agevolmente gli esami».
Consiglierebbe ad uno studente molisano di affrontare questo percorso? «Assolutamente sì perché consente imparare bene una lingua, confrontarsi con persone diverse da noi perché hanno una cultura differente. E poi è un momento di crescita importante: si è Erasmus non una volta sola, ma per sempre. Trascorrere un periodo all’estero apre la mente: il nostro è un Ateneo vivace, ma inserito in una realtà molto piccola. Per cui andare all’estero e vivere in realtà di più ampie dimensioni può rappresentare un punto di forza importante di crescita importante».
In trent’anni Erasmus è cresciuto ed è sempre più attraente anche per gli studenti molisani. Una settantina ha deciso di andare in Europa nelle delle istituzioni partener dell’Unimol. Invece 50 sono arrivati nell’ateneo molisano. «Il bilancio di questi 30 anni è molto positivo per un’esperienza di vita straordinaria», scandisce il rettore Gianmaria Palmieri.
Alla manifestazione partecipano pure cinque studenti Unimol appena rientrati in Italia da Turchia, Romania, Portogallo, Polonia e Spagna. E poi ci sono in platea anche i più giovani colleghi delle scuole: Liceo artistico Manzù, Galanti e Itas Pertini di Campobasso e il Giordano di Venafro.
Il rettore sottolinea le potenzialità del programma Erasmus dal punto di vista della formazione e non solo: ne rimarca le peculiarità per la costruzione dell’Europa.
«Gli studenti scelgono la propria destinazione in base alle loro competenze linguistiche che sono soprattutto inglese e spagnolo», spiega la responsabile del settore relazioni internazionali, Loredana Di Rubbo. «La meta più gettonata resta sempre al Spagna: i ragazzi pensano che sia più semplice imparare lo spagnolo che un’altra lingua. Infatti, abbiamo molte collaborazioni con le università spagnole». Chi decide di partire riceve anche un contributo: «Credo che sia un’opportunità unica per i giovani.Quest’anno puntiamo ad aumentare la mobilità e ad incrementare i fondi a disposizione degli studenti. Attualmente ricevono una borsa di studi di 230 euro, che può arrivare a 280 a seconda del Paese di residenza. Inoltre, c’è un aiuto del Ministero che si chiama ‘Fondo sostegno giovani’ e che abbiamo incrementato: quest’anno paghiamo 300 euro in più al mese. Una somma che si unisce al contributo comunitario».
Chi sceglie Erasmus? Non sono le matricole, ovviamente. Né chi frequenta i primi anni all’Università. «Erasmus è più richiesto verso la fine del percorso di studio anche perché hanno più tempo a disposizione – aggiunge la Di Rubbo - magari hanno completato quasi tutti gli esami». Sulla scelta non incidono più neppure amori e relazioni: lo studente forse è meno romantico e più pragmatico. «Oggi i ragazzi partono indipendentemente dai legami affettivi: sono abituati all’dea che dovranno andare via per trovare lavoro». Giovani sempre più consapevoli che in Molise è difficile costruirsi un futuro.

(Pubblicato il 23/02/2017)

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