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Non solo polli e mozzarelle
Terra abbandonata: "Canapa e semi antichi per recuperarla. Basta emigrare"
Ugo Iagallo, 38 anni di Bojano, è un ex produttore di formaggi dell’area matesina. Assieme a un gruppo di amici ha dato vita a una associazione che si chiama DeAgriCultura con la quale promuove il ritorno alla terra e le colture antiche o alternative come quella della canapa. "Vorremmo avvicinare i ragazzi e creare opportunità di lavoro per arginare il triste fenomeno dell’emigrazione".


Bojano. C’è l’avvocato stanco di correre dietro a clienti e carte bollante, l’insegnante che il naso vorrebbe tenerlo all’aria aperta e non solo tra i libri, c’è l’artigiano e l’ex casaro che alle mozzarelle preferisce la canapa: è un gruppo molto variegato quello che a fine gennaio a Bojano ha dato vita all’associazione DeAgriCultura.
«Ne parlavamo di continuo – racconta il presidente Ugo Iagallo – poi una sera a cena ci siamo detti: ma sì, facciamolo. E ci siamo buttati in questa avventura».
Ripartire dalla terra, recuperare le tradizioni e cercare una soluzione pratica che evitasse ai giovani dell’area matesina – una delle più colpite dalla crisi economica - di dover andar via dal Molise: con queste finalità è nata l’associazione. Il filo rosso che unisce questi ragazzi, per la maggior parte bojanesi, è proprio la terra. Più o meno tutti loro ne hanno almeno un pezzo.
«Terreni già coltivati, direttamente da loro o dalle loro famiglie. C’è chi ha frutteti e chi ha le vigne o l’orto, ma adesso vorremmo fare rete – spiega ancora Iagallo – mettere a rendita quelli abbandonati che sono molti, recuperare semi antichi, lavorare sui prodotti autoctoni e in futuro, perché no, creare una cooperativa capace di far lavorare a qualche ragazzo desideroso di imparare ciò che da secoli viene tramandato dai nostri avi: le tecniche di coltivazione, certo, ma anche il rispetto per l’ambiente che è la nostra risorsa più preziosa».


Ugo, 38 anni, oggi fa operaio in una società della zona che si occupa di carpenteria pesante: costruisce pale eoliche, ponti e ferrovie dopo aver mollato il caseificio e il negozio di mozzarelle e formaggi che aveva a Campitello Matese.
«Il vero prodotto artigianale non viene valorizzato, non me la sentivo di spacciare per autentico qualcosa fatto con la cagliata comprata chissà dove, ma se vuoi essere competitivo devi mantenere i prezzi bassi e purtroppo il prodotto artigianale non te lo consente.
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Io sono stato fortunato – racconta – sono riuscito a dare in gestione la mia attività, ma la mia storia personale è simile a quella di tanti altri qui nella zona».

Fattorie didattiche, itinerari enogastronomici, turismo sostenibile: l’associazione Deagricultura ha una infinità di altri obiettivi da perseguire.
«Compreso il recupero di una delle risorse principali della nostra regione negli anni Cinquanta e Sessanta, e cioè la canapa, pianta dalle mille risorse che dona benefici oltre che agli uomini anche alla stessa terra».
Creando una filiera si potrebbero mettere a rendita i tanti ettari di terra incolta di cui il Molise è pieno. Perché non è detto che il Matese debba essere per sempre solo sinonimo di polli e mozzarelle.
(AD)

(Pubblicato il 23/02/2017)

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