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Sinistra italiana nasce con un "capo" molisano mentre il Pd si divide: "Sconfitta per tutti"
Nicola Fratoianni, 44 anni, è il primo segretario nazionale di Sinistra Italiana, partito che prende il posto di Sel. Nato a Pisa, è originario di Ururi, dove torna spesso per salutare i parenti. A suo sostegno diversi sindaci dell’entroterra molisano. Intanto il Partito Democratico è a un passo dalla scissione. «Ci perdiamo tutti, spero fino all’ultimo che non accada ma siamo già spaccati» commenta Nicola Palombo, membro dell’assemblea nazionale Pd. «Ormai è solo il partito di Renzi».


Qui sopra Notarangelo, Petraroia e D’Angelo. Nella foto larga Palombo. In home page Fratoianni
Si chiama Nicola Fratoianni, ha 44 anni ed è il primo segretario nazionale della storia del neonato partito Sinistra Italiana, diretto successore di Sel. Un cognome, il suo, che tradisce radici molisane. E infatti l’onorevole Nicola Fratoianni è originario di Ururi, da dove il padre emigrò tanti anni fa. Un piccolo pezzo della nostra regione in una giornata di grandi cambiamenti per la politica italiana, considerando anche il tentativo di ricucitura iniziato a destra da Alemanno. Nelle stesse ore in cui Fratoianni veniva eletto, a Roma il Pd viveva una giornata di forte tensione che sfocerà nella giornata di domani, a meno di sorprese, in una scissione. «Una sconfitta per tutti» la commenta Nicola Palombo (foto in alto), da Montenero di Bisaccia, che all’assemblea c’era e condivide le posizioni di quelli che con un termine un po’ maligno si potrebbero chiamare “scissionisti”.

Chissà che fra non molto cerchino proprio di allearsi con Sinistra Italiana. «A loro faccio i miei auguri, ma non so cosa succederà» dice Palombo all’indomani di una domenica in qualche modo storica. Ma dal Molise c’è già chi ha fatto quella scelta. Alla nascita di SI c’erano tra gli altri il consigliere regionale Michele Petraroia e i sindaci Vincenzo Notarangelo, da Larino e Gigino D’Angelo, da Montefalcone nel Sannio, ma anche Roberto Giammaria, Sara Ferri ed Elisabetta Brunetti. «Orgogliosi di lui e delle sue radici molisane» ha scritto D’Angelo su Facebook. Per il collega frentano «rosso il colore dominante in questo congresso dove si è cercato di tenere unito passato e presente di una Sinistra che guarda al futuro».

Petraroia invece ha scomodato confronti importanti. «Per il Molise, per la comunità di Ururi, per il papà Aldo e per i militanti molisani di Sinistra Italiana, l’elezione di Nicola Fratoianni alla guida del partito restituisce un giustificato motivo di orgoglio meridionale e di appartenenza identitaria a un comune che diede i natali al primo segretario regionale del Partito Comunista, quel Pietro Tanassi che nel 1921 partecipò alla fondazione del Partito Comunista d’Italia a Livorno.
Nicola è figlio della diaspora del Sud e del Molise, ha maturato la propria esperienza politica a Pisa e a livello nazionale ed internazionale, ma non ha mai dimenticato le proprie origini, tanto è vero che alla conclusione del congresso nazionale, subito dopo la sua elezione ha voluto condividere a gran voce le sue emozioni con la delegazione molisana».

Il sindaco di Ururi Raffaele Primiani ha accolto con orgoglio la notizia. «Lui torna spesso in paese a salutare le zie e i cugini. Qui da noi ha fatto anche dei comizi. Abbiamo intenzione di invitarlo per un saluto ufficiale». Intanto Petraroia è stato eletto dal Congresso alla Direzione Nazionale assieme agli altri molisani Sara Ferri ed Elisabetta Brunetti. Molti di loro in passato hanno militato nel Partito Democratico. Chi c’è ancora in quel Pd, ma forse fra poche ora dirà addio, è Nicola Palombo, che condivide con loro quei valori di sinistra.

«Ieri si respirava un clima pesante. C’era amarezza e delusione, le stesse che provo io» sintetizza Palombo. C’è anche lui in quel gruppo guidato dal trio Rossi-Speranza-Emiliano che sembra aver dato l’ultimo strappo al Pd come lo conoscevamo fino a ieri. «L’amarezza è quella di chi ha creduto a un progetto politico e ci si è impegnato per dieci anni». Palombo imputa a Renzi la scissione che se non è nei fatti, lo è già nelle parole.

«La si vuole derubricare a una questione di tempi ma non è così. Noi vogliamo un congresso vero, non una gara a chi fa più tessere. Serve una discussione ampia sui temi, nei territori. Anche la mediazione proposta da Orlando andava bene: prima una conferenza programmatica e poi il congresso.
Ma lui vuole snaturare il partito come ha già fatto e con altri valori e altri obiettivi io non ci sto. E basta con la retorica renziana, col dire questa è casa vostra ma si fa come dico io. Lui deve prendere atto del referendum, così come del fatto che ha vinto le elezioni europee ma poi ha perso tutto il resto».

Ma cosa chiede la minoranza a Renzi? «Gli abbiamo chiesto di andare alle amministrative insieme, si vince e si perde insieme. Di dare mandato al Parlamento per fare la legge elettorale e nel frattempo fare un vero congresso. Serve tutta l’estate? Pazienza. Ma lui vuole votare subito perché altrimenti perde il controllo della sua maggioranza».

Palombo è uno dei tanti che nel Pd ha vissuto male la leadership dell’ex sindaco di Firenze. «Sono stati tre anni pesanti per uno di sinistra come me. Penso anche a quello che è stato fatto qui a Montenero (i vertici regionali del partito appoggiarono una lista civica e non quella col simbolo capeggiata da lui, ndr). Ormai non è il Partito Democratico, ma il partito di Renzi. C’è un pezzo di popolo che non ci riconosce più». Ma gli avversari non sono altri, magari i populismi dilaganti? «Si ma il populismo è anche nel Pd. Fare la campagna elettorale sul referendum parlando sempre della casta è populismo, per esempio».

Non resta che attendere, probabilmente domani la scissione sarà ufficiale. «Non è ancora detto, spero fino all’ultimo si riesca a rinsavire. L’importante è tenere unito il gruppo, a cominciare da Rossi, Speranza ed Emiliano e tutti quelli che in questo partito non ci si riconoscono. Se Renzi fa un passo indietro meglio, altrimenti spero in un partito progressista moderno. Non solo il partito di D’Alema e Bersani, ma un partito che superi i limiti delle stagioni passate. Non il partito dei vecchi dirigenti, per intenderci». E il Molise? «Penso succederà qualcosa di simile a ciò che sta succedendo a livello nazionale, ma adesso è difficile dire cosa». (sdl)

(Pubblicato il 20/02/2017)

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