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Una tradizione che non vuole morire
Niente deroga e cavalli da cambiare, Carrese "si dimezza" per evitare un nuovo stop
Mancano meno di due mesi alla Carrese di San Martino in Pensilis e, dopo un anno di ritorno alla normalità, una nuova grana mette a rischio lo svolgimento di una tradizione che fa parte della storia e dell’identità di tre paesi del Basso Molise. Si tratta della nuova normativa che vieta l’utilizzo dei cavalli purosangue nelle manifestazioni popolari e che non ha previsto deroghe nonostante quella che sembrava una iniziale apertura dai palazzi romani. Fatto sta che per evitare di non organizzare l’evento il prossimo 30 aprile si punta a svolgere una corsa a metà: dalla partenza fino al Tratturo. Una soluzione legata all’impossibilità di sostituire, per ovvie ragioni economiche, tutti i cavalli purosangue con i mezzosangue. Poi si vedrà. Resta l’amarezza di ’tagliare’ la Carrese ma si ripropone anche la necessità di un impegno condiviso a tutti i livelli istituzionali per non far morire una tradizione unica nel suo genere.


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San Martino in Pensilis. Prima di tutto e prima di ogni ragionamento bisogna considerare una questione di base che riguarda l’identità e la storia di tre paesi del Basso Molise. Poi viene tutto il resto. Essere, prima di ogni cosa, consapevoli che le Carresi rappresentano un elemento distintivo delle comunità del Basso Molise, un qualcosa che fa battere più forte il cuore di vecchie e nuove generazioni: nonni, figli, nipoti e chi, nel tempo, si è affezionato a queste manifestazioni legate a valori così importanti e all’atmosfera unica che si respira tra le vie di San Martino in Pensilis il 30 aprile, di Ururi il 3 maggio e di Portocannone il primo lunedì dopo la Pentecoste. E capire anche che da qualche anno le corse dei carri rischiano di essere cancellate, di scomparire dopo una lunga storia se non ci sarà una condivisione di impegno e di intenti - a tutti i livelli istituzionali - che possa evitare la morte di una tradizione millenaria.

Prima un’inchiesta giudiziaria che, nel 2014, sulla base di presunti maltrattamenti degli animali ha bloccato le Carresi per un anno seguita, poi, da un nuovo regolamento, condiviso dalla Procura di Larino, dai Comuni e dalle associazioni che ha permesso di organizzare l’evento nel 2015 con nuove regole, tanto che lo scorso anno tutto si è svolto senza problemi. Ma proprio quando le cose sembravano tornate alla normalità ci ha messo un’altra volta lo zampino la normativa nazionale con un’ordinanza del Ministero della Salute del 3 agosto 2016 relativa alla «Proroga e modifica dell’ordinanza contingibile e urgente del 21 luglio 2011 e successive modificazioni, in materia di disciplina delle manifestazioni popolari pubbliche o private nelle quali vengono impiegati equidi al di fuori degli impianti e dei percorsi ufficialmente autorizzati».

In sostanza, nel provvedimento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 209 (serie Generale) del 7 settembre 2016, si vieta l’utilizzo di cavalli purosangue inglese nelle manifestazioni che non fanno parte degli impianti regolarmente autorizzati. Un’eventuale deroga riguarda l’impiego di cavalli di razza purosangue inglese consentito esclusivamente nei percorsi aventi caratteristiche tecniche analoghe a quelle degli impianti ufficialmente autorizzati dal Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali per le corse di galoppo. Qualcosa di impensabile nei tre Comuni che dovrebbero, in sostanza, essere trasformati in una sorta di ippodromo. Da Roma non ci sono stati ripensamenti rispetto a una iniziale mobilitazione della politica e non sono arrivate deroghe di altro tipo, tanto che – letta così – l’ordinanza mette la parola fine alle Carresi: la maggior parte dei cavalli che viene impiegata nelle manifestazioni è rappresentata proprio da cavalli purosangue.

Per evitare a questo punto uno stop alle Carresi della prossima primavera una possibilità è quella di sostituire i cavalli.
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Vendere quelli purosangue e comprare quelli mezzosangue. Sembrerebbe una cosa semplice: tutt’altro
. I costi di questa operazione sono molto alti e le associazioni o i singoli proprietari, nonostante le buone intenzioni, non riescono a fronteggiare una spesa così alta in pochi mesi. È un passaggio graduale che richiede tempi più lunghi, tanti soldi e anche l’impegno delle istituzioni. Fatto sta che a San Martino in Pensilis, primo centro a ospitare la Carrese il prossimo 30 aprile sta prendendo forma un’ipotesi che andrebbe a evitare il blocco della manifestazione.

L’intenzione, comunicata alle associazioni, è quella di svolgere la Carrese su un percorso dimezzato. In pratica dalla partenza fino al tratturo dove normalmente avviene il «cambio», una caratteristica unica dei carri a San Martino in Pensilis. Questo perché, per varie ragioni, non si riescono a sostituire tutti i cavalli da purosangue a mezzosangue e quindi la Carrese si andrebbe a svolgere con un numero inferiore di cavalli sufficiente a coprire metà della manifestazione popolare. I dettagli devono essere ancora definiti ma questa sembra l’unica strada al momento praticabile in attesa di novità. Fatto sta che senza un impegno comune, che parte dai parlamentari, coinvolge la Regione e gli enti locali oltre alle associazioni dei carri, si rischia di lasciare nelle foto storiche un evento unico nel suo genere, una parte dell’identità dei tre centri del Basso Molise. E le comunità, di certo, questo non lo meritano. (FO)

(Pubblicato il 13/03/2017)

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