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Dopo il Consiglio
Si dice edilizia sociale, si legge speculazione. “Abbiamo fermato 1 mln di metri cubi di cemento”
L’articolo 6 del Piano Casa sembra essere stato confezionato apposta per i costruttori di Termoli, che difatti hanno presentato richieste per realizzare sui terreni agricoli ben tremila appartamenti. Il Comune è corso ai ripari per evitare un disastro con una convenzione che mira a limitare il numero di nuovi alloggi, "che peraltro - spiega l’assessore all’Urbanistica Pino gallo in questa intervista - devono essere venduti solo coppie a basso reddito e a categorie disagiate". Ora il Comune si ritrova con una "patata bollente": 37 istanze di nuove costruzioni (a Campobasso con la stessa legge sono solo 5) e una miriade di ricorsi al Tar.


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Termoli. La legge 30 fatta da Michele Iorio ormai un bel po’ di anni fa, quella del Piano Casa, sembra essere stata confezionata apposta per Termoli. Anzi: per i costruttori di Termoli. Che, soprattutto grazie all’articolo 6 della legge, quello dell’edilizia sociale, possono teoricamente ricoprire la città di cemento andando a fare palazzi e palazzine dovunque. Come dovunque? Ma non c’è un Piano Regolatore Generale, non ci sono i limiti e i vincoli imposti dalla destinazione dei terreni?
No, non ci sono più. Tutto saltato. “Nei Comuni in via straordinaria è consentita la presentazione, da parte imprese, consorzi o privati riuniti in cooperative, di programmi costruttivi per giovani coppie e categorie sociali disagiate” è la sintesi dell’articolo 6 Che prosegue: “I programmi abitati sono possibili, oltre che nelle zone C e F (residenziale e servizi, da Prg), anche nelle zone agricole e vicino alle zone residenziali”.

Assessore Gallo, che significa vicino? Vicino quanto?
«Bella domanda. Tutto e il contrario di tutto. Come si definisce vicino? Se dico Colle della Torre, è vicino o lontano? Da dove? Questo termine è un cavallo di Troia. Pensiamo per esempio a un terreno agricolo al confine di Petacciato: è vicino? O per vicino dobbiamo considerare il centro e aree limitrofe? La verità è che la legge, che come ho detto in Consiglio è la peggiore d’Italia, è volutamente vaga per favorire il più possibile investimenti immobiliari che possono rivelarsi anche speculazioni».

La legge ormai c’è, e anche se il Governatore Paolo Frattura nel frattempo l’ha cambiata, escludendo le zone agricole, la frittata è stata fatta. «Guarda caso – continua l’assessore all’Urbanistica, che si ritrova con una rogna bella grossa o, per usare un termine di moda, una patata bollente – da quando Frattura ha escluso le zione agricole non sono arrivate più richieste per costruire. Ma intanto sono fatte salve le richieste già presentate».

E quante sono?
«57. Con la nostra Amministrazione solo 3, proprio perché la legge era stata cambiata. Con la precedente ben 54, e quasi tutte per terreni agricoli».

Quindi i costruttori possono tranquillamente rivendicare la legittimità delle loro proposte. La legge apriva alle costruzioni in campagna, e loro hanno chiesto di poter costruire in campagna.
«Molti di loro si sono rivolti già al Tar basandosi sul silenzio dell’Amministrazione, che non ha risposto alle istanze entro i 30 giorni previsti. Ma il Tar ha detto che l’Amministrazione deve stabilire delle regole. Cosa che abbiamo fatto con la convenzione approvata in Consiglio alcuni giorni fa. Attraverso le delibere infatti le regole non si potevano fissare perché erano scaduti i termini. Ora dobbiamo convocare una conferenza di servizio per ogni richiesta e verificare se la richiesta è compatibile con le regole fissate e approvate».

Delle istanze arrivate ne è stata approvata qualcuna?
«Solo una con il commissario prefettizio. Si trova in via Elba ed è una delle poche in aree vicino al centro urbano e ai servizi. Quasi tutte infatti si trovano in zone agricole. Colle macchiuzzo difesa grande colle della torre soprattutto. Ripeto: la legge 30 del Piano Casa violenta i piani regolatori rendendo edificabili le aree agricole».

I vantaggi dal punto di vista di un costruttore quali sarebbero?
«Quello di poter costruire s terreno agricolo, non pagare il costo di costruzione né gli oneri al Comune, e fare una palazzina su area agricola con determinai rapporti volumetrici. E’ un grande vantaggio».

Però assessore in queste aree non ci sono i servizi: le reti elettriche, le fognature, il gas. Chi ci deve pensare, considerando i costi esorbitanti che richiederebbe portare i servizi in zone agricole?
«Anche questo aspetto, che è fondamentale, lo precisiamo nella convenzione approvata dalla maggioranza nell’ultimo Consiglio, che è una sorta di contratto tra pubblico e privato nel quale si dice che se un costruttore vuole partecipare all’edilizia sociale deve, prima di iniziare il fabbricato, fare tutte le reti di servizio, portare l’acqua, le fogne e dimensionarle rispetto al carico complessivo. In convenzione si stabilisce, in sostanza, che a carico del bilancio del Comune non ci dovrà essere un euro di spesa».

Arriva però un po’ tardi questa convenzione, non crede?
«Certo, Si doveva regolamentare prima. infatti, Di Brino ci ha provato ma poi quella regolamentazione non è andata in porto e noi ci siamo trovati con richieste per oltre un milione di metri cubi e tremila appartamenti».

A Termoli si vedono centinaia di case in vendita e appartamenti vuoti. Davvero c’è un disagio abitativo tale da coprire 3mila appartamenti?
«Macché, ed è anche questo il punto. Non lo dico io, perché c’è uno studio fatto durante il periodo di Di Brino che stima il fabbisogno di nuovi alloggi a Termoli in 50 all’anno. Sta scritto nella famosa delibera che recepiva il parere dell’avvocato Foglieri. Voglio essere preciso: 599 appartamenti in dieci anni. Questo è il mercato, fatto da giovani coppie e monoparentale».

Quindi che ci facciamo con tremila case?
«Non si faranno tremila case, nella maniera più assoluta. Purtroppo nell’ultimo Consiglio comunale, quello che ha approvato la convenzione e quindi le regole, è stata fatta tanta baraonda che il concetto più importante non è passato»

E cioè?
«Che noi come Amministrazione abbiamo lavorato e stiamo lavorando proprio per arginare il pericolo di ritrovarci con palazzi in campagna senza servizi, senza fognature, con tante nuove Via Udine, per intenderci (la strada che soffre da decenni il problema del sistema fognario a spurgo, ndr). Non si apre a tremila case, proprio per niente. Inoltre il nostro sistema di vigilanza richiede anche che si sappia chi è che ha comprato la casa».

Cosa significa?
«Che l’edilizia sociale è destinata a nuclei familiari a basso reddito, giovani coppie a basso reddito, anziani svantaggiati, studenti fuori sede, immigrati regolari residenti da almeno dieci anni in Italia e da almeno 5 anni in Molise. Questa edilizia, che va bene, che serve, che non voglio certo rifiutare, va fatta secondo criteri. E uno dei criteri è che le case costruite grazie all’articolo 6 vengano vendute esclusivamente a queste persone. Per noi si applica a questi, e solo a questi: che sia ben chiaro. E naturalmente questo criterio, presupposto fondamentale, sarà rispettato».

E lei dubita che i costruttori autori di 57 istanze per tremila alloggi abbiano pensato a poveri e immigrati?
«Se hanno pensato a loro, ne sono contento. Qualche sospetto posso averlo, visto che alcune istanze prevedono villette da 180 metri quadrati. Ma non si può. L’edilizia sociale apre solo a case da 90 metri quadrati, e la furbata di accoppiare due appartamenti per farne uno grande non si può fare. Così come non si può vendere a un prezzo superiore ai 1453 euro al metro quadrato. Lo dice sempre la legge».

Non è poi un prezzo così basso però
«E’ vero, ma non lo abbiamo stabilito noi. Non dipende da noi, non potremmo cambiarlo neanche se volessimo».

Comunque questa serie di vincoli di cui ha parlato non sono già un criterio per escludere determinate istanze?
«Sì, ma in fase di istruttoria. Ora convocheremo le conferenze di servizio, nelle quali ci sarà una prima istruttoria che entrerà nei progetti da punto vista tecnico e giuridico, poi toccherà alla conferenza decisoria. Sarà un atto essenziale del percorso amministrativo. Tutti, e dico tutti quelli che passeranno in conferenza, dovranno andare in Consiglio singolarmente».

Quali sono le aree dove si vorrebbero fare queste palazzine di edilizia sociale?
«Un po’ dappertutto. A Colle della Torre, Difesa Grande. Il grosso in area agricola, lontane dalle zone urbanizzate. Pochissime in aree classificate come C e F. Perciò ricordo: nelle aree agricole chi davvero vuole costruire deve sapere che bisogna prima portare tutti i servizi e le opere di urbanizzazione. I cosi sono a carico del costruttore, per intero».

Ritiene che i costruttori abbiano contato su qualche escamotage al momento di presentare le istanze?
«So che qualcuno ha addirittura pensato alle vasche di spurgo. Il che, ovviamente, è impensabile.
E nella convenzione è nero su bianco. Le regole sono queste».

Qualcuno però potrebbe lo stesso essere disponibile a costruire nelle aree agricole sobbarcandosi la spesa delle reti elettriche, fognarie e del gas…
«Beh, certo. Considerando però che le case non possono essere vendute a una cifra superiore a 1400 euro al metro quadrato, non so quanto possa essere conveniente. Se però un costruttore ce la fa a fare questa magia, bene. Noi ci siamo preoccupati di chiarire bene i punti e i presupposti, perché poi le imprese rischiano di fallire. Considerando anche, e non è aspetto secondario, che l’edilizia sociale deve essere venduta a determinate categorie, e non ad altre».

Quindi a Colle della Torre, con queste limitazioni, non conviene più, anche se è terreno agricolo.
«Eh, bisogna fare bene i conti. Con questa convenzione, che è un contratto tra l’Amministrazione e il costruttore di turno, riaggiornata rispetto a quella del 1979 che era più morbida, e che i consiglieri di centrodestra volevano prendere come parametro di riferimento, non è affatto scontato andre a costruire. Ecco perché ribadisco che noi, contrariamente a quanto qualche consigliere ha blaterato nello show, non apriamo a 3mila appartamenti. Noi diciamo che l’articolo 6, che pure non condividiamo come non abbiamo condiviso tutta la legge 30, ormai ci sta e le richieste sono arrivate, peraltro prima del nostro insediamento. Ma le regole servono proprio a limitare il disastro».

Sarebbe disastroso, secondo lei, un milione di metri cubi di nuovo cemento a Termoli?
«Abbiamo fatto un conto approssimativo: qua parliamo di un centro come Guglionesi portato a Termoli. Ce lo vogliamo immaginare? Tremila case nuove, con quel depuratore, con quelle reti. E gli autobus? E i bambini che vanno a scuola? E le scuole che non basterebbero? E gli asili nido? Ma ci rendiamo conto o no? Certo che sarebbe un disastro. Un disastro che per fortuna verrà evitato. Già per colpa del Piano Casa ci siamo ritrovati senza alberghi, con tutte destinazioni d’uso variate. La verità è che la legge di Michele Iorio era stata tagliata su Termoli., pensata per i costruttori di questa città, in barba al buon senso e alle reali necessità abitative. Basti pensare che a Campobasso con l’articolo 6 hanno 5 richieste. Cinque è un numero ragionevole. Cinque contro le 57 di Termoli. L’obiettivo del centrodestra, ora è chiaro, era quello di stravolgere l’urbanistica a Termoli».

Questa convenzione ha messo sul piede di guerra moltissimi costruttori, che comunque in città sono una categoria rilevante. Non teme controffensive?
«Voglio sperare che i costruttori siano intelligenti e dotati di buon senso. Questo non è più il tempo della cementificazione selvaggia e dell’urbanistica delle scappatoie. E’ una faccenda seria, e l’Amministrazione ha pensato anche a loro quando ha fatto l’emendamento all’articolo 6».

Che emendamento è? Un emendamento a favore dei costruttori?
«Parliamoci chiaro, qua si rischia anche di fallire. Se un costruttore non valuta bene il mercato, salta in aria. Se costruisce e non vende perché gli alloggi non sono richiesti, che fa? Ci dobbiamo porre il problema, e abbiamo previsto che, nel caso in cui ci possa essere una situazione di invenduto, il 20 per cento dell’invenduto, può essere messo sul libero mercato».

Cioè io costruisco su terreno agricolo e per le categorie disagiate, ma se non vendo posso piazzare gli appartamenti a chi voglio e al prezzo che decido?
«Solo il 20 per cento dell’invenduto, non del costruito. E solo dopo tre anni l’ottenimento della agibilità. Se per esempio faccio 10 appartamenti e non ne vendo nessuno, due di questi posso metterli sul libero mercato. E’ una piccola boccata d’aria per le imprese edili, che non cambia la situazione. E comunque in questo caso il costruttore deve versare gli oneri al Comune».

La minoranza non ha partecipato al voto: lei come se lo spiega?
«Nessuno di loro ha votato. Probabilmente anche il Movimento 5 stelle ha pensato che abbiamo fatto la cosa giusta, ma doveva demolirci pubblicamente e questo spiega anche la maglietta “cemento zero”. Sfido chiunque a trovare un sistema più efficace del nostro, con tutti i vincoli di legge che c’erano, per fermare la cementificazione selvaggia. Ecco perché non hanno partecipato al voto. Se uno è contrario a quello che fa la maggioranza e sostiene che è il peggio del peggio, poi vota contro, giusto?». (mv)

(Pubblicato il 20/02/2017)

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